venerdì, aprile 04, 2025

IN UN MONDO SEMPRE PIÙ INQUINATO DAI PESTICIDI, A CIPRO SI INAUGURA, NEGLI OLIVETI, UNA SANO RIMEDIO NATURALE.


Oristano 4 aprile 2025

Cari amici,

Si parla tanto di agricoltura biologica, tuttavia, per metterla davvero in atto, sono necessari interventi che riducano il costante utilizzo di pesticidi, tornando ad usare gli antichi rimedi, quelli biologicamente compatibili. Ecco, di recente a Cipro è stato avviato un interessante progetto, che vede protagoniste, negli oliveti, le galline; vengono usate quelle di una certa età, quelle che, usando un termine eufemistico, potremo dire che sono andate in pensione! Con questo curioso progetto,  che promette di rivoluzionare l’agricoltura biologica, centinaia di “galline pensionate”, dopo una vita passata a deporre uova, sono state utilizzate in modo particolare: ripulire gli oliveti dai parassiti che si annidano intorno alle piante d’ulivo.

Questo progetto si propone di avviare una rivoluzione nel mondo dell'agricoltura biologica: ma in che modo? Queste galline in pensione, felici di vivere all’aria aperta dopo la lunga permanenza in ambienti artificiali, pattugliano in continuazione gli oliveti, ripulendoli dai parassiti in modo naturale e diminuendo in questo modo l’uso di pesticidi chimici. Inoltre, riciclando in modo naturale parassiti e scarti alimentari, li trasformano in ottimo concime naturale. Con olive più sane e ricche di nutrienti, si ricava un olio qualitativamente superiore, ricreando un ecosistema andata perduto nel tempo, che, tra l’altro, crea anche alle povere galline, un felice pensionamento all’aria aperta!

Amici, le galline con questo innovativo utilizzo diventano quell’anello mancante capace di tenere a bada la mosca della frutta, che ormai non ha più competitori, per chiudere anche più di una volta l'anno il proprio ciclo vitale (riproduzione). Questa iniziativa, nata a Cipro e chiamata “Kot-Kot” (termine che ricorda anche se vagamente il verso della galline), riesce ad unire sostenibilità e biodiversità, trasformando la gestione agricola in un modello circolare ed ecologico.

Amici, personalmente vedo questo progetto davvero di grande interesse! Immagino questo stuolo di galline che, razzolando tra gli ulivi, svolgono felicemente un’azione di controllo naturale dei parassiti, riducendo la necessità di utilizzare pesticidi chimici. Il loro lavoro risulta molto efficace nel contrastare la mosca dell’olivo, una vera piaga per gli olivicoltori del Mediterraneo. “Le galline sono delle vere e proprie ‘sentinelle’ dell’uliveto”, come spiega l’ingegnere del suolo Nicolas Netien. “Con il loro becco, eliminano le larve della mosca dell’olivo e altri insetti dannosi, proteggendo le piante in modo naturale”.

L’ingegner Nicolas Netien, che col suo lavoro detiene il record mondiale per la produzione di olio d’oliva con il più alto contenuto di polifenoli, ha confermato che la resa e la qualità degli ulivi sono aumentate notevolmente da quando sono arrivate le galline. “Le galline accelerano il ciclo naturale di decomposizione della materia organica”, ha spiegato. “Questo processo arricchisce il suolo e favorisce la produzione di un olio d’oliva più ricco di polifenoli, sostanze benefiche per la salute”. Indubbiamente una bella e geniale idea!

Che dire, poi, dell'altro vantaggio per il costante lavoro svolto dalle galline? Quello della loro vita senile serena! Anche loro, infatti, traggono beneficio da questa insolita “pensione”: invece di finire al macello dopo aver smesso di deporre le uova, possono godersi una seconda vita all’aria aperta, contribuendo attivamente all’ecosistema e vivendo fino a 8-10 anni. “Queste galline hanno lavorato duramente per tutta la vita”, ha dichiarato Elena Christoforos, che con Nicolas Netien ha lanciato l’iniziativa che punta a creare un ecosistema autosufficiente e resistente a caldo e siccità. “Ora meritano una pensione serena, in un ambiente sano e stimolante”.

Cari amici lettori, questo innovativo modello, alquanto ecologico, sta iniziando a spopolare. Ci si chiede: sarà un modello da replicare? In tanti vedono il progetto “Kot-Kot” con vivo interesse, rappresentando un esempio virtuoso di come sia possibile coniugare agricoltura e sostenibilità ambientale, contribuendo in questo modo ad ottenere un doppio vantaggio: il benessere animale e una produzione di qualità. Un modello che potrebbe essere replicato in molte altre realtà mediterranee, contribuendo, così, sia a ridurre l’attuale impatto ambientale creato dalla produzione agricola, che a promuovere un’economia circolare.

A domani.

Mario

giovedì, aprile 03, 2025

LA PARTICOLARE "PAUSA CAFFE'" DEGLI SVEDESI: I “FIKA CAFE”. QUESTI LOCALI OFFRONO MOLTO DI PIÙ DI UNA SEMPLICE PAUSA: CHI LI USA SI RIPOSA E SI RILASSA.


Oristano 3 aprile 2025

Cari amici,

La mentalità corrente nei Paesi nordici è indubbiamente molto diversa da quella di casa nostra. Nelle pause della normale vita lavorativa, come per esempio andare al bar a bere un caffè, noi italiani siamo famosi per berlo velocemente al bancone, mentre per gli svedesi questo momento di pausa dal lavoro è concepito in modo alquanto diverso. I momenti di pausa sono visti in modo sereno, rallentato, da condividere socialmente con amici, e, in questo modo gli svedesi ci insegnano a vivere una vita meno ansiosa e più equilibrata. Questi locali sono chiamati “FIKA CAFE” (‘fika’ è una parola che deriva curiosamente da un antico termine svedese per il caffè, 'kaffi’), e rappresentano un luogo dove non si trascorrono frettolose pause, ma oasi dove ci si rilassa.

In Svezia, amici lettori, la pausa caffè è vissuta in una dimensione ben diversa dalla nostra; la sosta in un FIKA CAFE” è un sereno momento di ricarica mentale, una pausa che favorisce la creatività e quindi è in grado di aumentare la produttività. Insomma, è un modo rilassante da vivere in compagnia, coltivando relazioni sociali significative. Indubbiamente un’opzione salutare, considerato lo stress che tormenta la vita moderna, consentendo alla persona di ricaricarsi, senza perdere la sua essenza sociale.

Questa pausa, ovvero “La Fika”, come semplicemente viene chiamata in Svezia, è considerata uno dei momenti sociali più importanti della giornata, sebbene sia molto informale. La si pratica sia di mattina che di pomeriggio, in compagnia di uno o più amici, in una caffetteria o anche a casa, addirittura anche al lavoro con i colleghi. Questa pausa è di solito accompagnata da una tazza di caffè, ma anche di tè o di cioccolata calda, in base ai gusti personali. Inoltre, non si beve soltanto, in quanto di solito si mangia qualcosa di dolce, chiamato anche Fikabröd.

In parole semplici La Fika è una pausa che si trasforma in un’occasione per scambiare “quattro chiacchiere” con gli amici, di fronte ad un buon caffè o a un the, caldi e fumanti. È un rituale così praticato che è entrato a far parte integrante della quotidianità nella vita svedese! Questa pausa caffè si vive con calma, rilassati, seduti in poltrona o davanti ad un tavolo, ed è un’abitudine  a cui nessun svedese rinuncerebbe per nessuna ragione al mondo!

Amici, questo particolare rituale in Svezia è in vigore da lungo tempo, anche se ricercarne le origini è risultato difficile. Purtroppo sono presenti poche fonti scritte, per cui risulta un compito non facile capire perché si sia così diffusa e, soprattutto, sia particolarmente sentita. Comunque, questo rito continua ad essere utilizzato sempre più, e non sta ad indicare il consumo della semplice bevanda, ma, come accennato prima, è un vero, rilassante momento sociale che inizia col rito del caffè. Da semplice pausa caffè, questo rito, nel tempo, si è trasformato in un’occasione per scambiare in relax quattro chiacchiere in maniera informale con amici e colleghi.

Nel recente passato viene ricordata una curiosa consuetudine: oltre alla classica tazza di caffè bisognava offrire non uno, ma ben 7 tipi di dolci diversi. Questa curiosa abitudine nacque prima nelle case delle persone agiate, per poi diffondersi anche tra la classi sociali meno abbienti. Il presentare ai propri ospiti così tanti dolci, era una maniera per mostrare che la famiglia poteva permettersi economicamente tali leccornie. Ancora oggi, infatti, tra le persone anziane, c’è questa abitudine di offrire ai propri ospiti torte e pasticcini, che vengono chiamati Fikabröd.

Cari amici, chi arriva per la prima volta a Stoccolma, sicuramente si sorprenderà del gran numero di caffetterie presenti con la scritta “Fika cafe”. È in questi locali intimi e raccolti che ogni giorno si ripete il rituale della FIKA svedese. Di caffetterie a Stoccolma ce ne sono davvero tantissime, che calcolarne il numero risulta molto difficile. Credo che a noi italiani una pausa relax di questo tipo verrebbe difficile da praticare, ma, forse, aggiungere un correttivo certamente gioverebbe: usare una piccola via di mezzo tra la nostra veloce bevuta del caffè al bancone e la possibilità di una pausa a tavolino! Credo che ci farebbe bene!

A domani.

Mario

mercoledì, aprile 02, 2025

LA CURIOSA STORIA DE “I GIORNI DELLA VECCHIA”, GLI ULTIMI TRE DEL MESE DI MARZO. UNA CREDENZA LEGATA AD UNA LEGGENDA: IL MITO DI DEMETRA E PERSEFONE.


Oristano 2 aprile 2025

Cari amici,

Siamo appena entrati nel mese di aprile, sinonimo di “Primavera”, anche se, ufficialmente, questa ha inizio nel precedente mese di marzo. Marzo, a differenze del mese che lo precede, Febbraio, che ne conta 28, ha 31 giorni, tre in più, quindi, di febbraio. Ebbene, a dare una curiosa giustificazione a questi tre giorni in più ci ha pensato una curiosa, antica leggenda, frutto della credenza popolare, che li ha definiti i “Giorni della Vecchia”. Una credenza nata nella civiltà contadina, derivata però da quel ricorrente fenomeno meteorologico che vede, a fine marzo, un  improvviso e inaspettato ritorno del freddo, nonostante la primavera sia ufficialmente arrivata.

Amici lettori, è questo un fenomeno meteorologico che si ripete di frequente, se pensiamo che anche quest’anno a fine marzo in diverse regioni italiane abbiamo assistito a precipitazioni e a un sensibile abbassamento delle temperature, che ci hanno ricordato che l’inverno non aveva ancora detto la sua ultima parola. Ma torniamo alla saggia credenza in capo alla civiltà contadina, che nel tempo ha costruito questa curiosa leggenda dei Giorni della Vecchia, noti anche come "giorni imprestati".

La leggenda, alquanto diffusa, narra di una vecchia pastorella che, ingannata dal clima mite di fine marzo, che allora aveva 28 giorni come febbraio, credendo che l’inverno fosse ormai alle spalle e che la primavera avesse già spazzato via freddo e pioggia, negli ultimi giorni, rivolta a marzo, esclamò: “Ciao marzo, oramai non ho più paura di te, sei andato via portandoti appresso freddo e pioggia; era ora! Io, che ho pane, vino e legna a sufficienza nel camino, ti saluto: Ciao!” Marzo, sentendosi deriso e offeso da tanta arroganza, decise di vendicarsi. Chiese in prestito ad aprile tre giorni e scatenò un ritorno improvviso del freddo che colse impreparata la povera vecchia arrogante. Il gelo fu così intenso che la vecchietta, che aveva già esaurito le sue scorte invernali, ne rimase vittima.

Cosa ci insegna questa leggenda? Che non dobbiamo mai sfidare le forze della natura, governate da forze così potenti ed a noi precluse, tanto che i popoli antichi non solo non le sfidavano ma le veneravano! La mitologia, così presente negli antichi popoli, in particolare quello greco, in passato aveva ampie e salde radici. Erano gli dei dell'Olimpo a governare la terra ed i suoi abitanti. Anche la figura della Vecchia, presente in questa leggenda nostrana, possiamo dire che possa essere collegata in qualche modo al passato mitologico ed alle forze della natura, rappresentate dagli antichi dei.

Si, amici, la nostra leggenda è di certo strettamente legata alla mitologia greca, e in particolare a Demetra e Persefone. Ecco la storia. Demetra, dea dell'agricoltura e della fertilità, aveva una figlia, Persefone. Quando Persefone fu rapita da Ade, dio degli inferi, Demetra, addolorata, smise di curare la terra, causando carestia e gelo. Secondo il mito, Persefone mangiò sei semi di melograno negli inferi, cosa che la costrinse a trascorrere sei mesi con Ade e sei mesi con Demetra. Questo antico mito spiega così il ciclo dell'alternarsi delle stagioni: la terra è fertile quando Demetra sta con la figlia Persefone, mentre e sterile quando Persefone è lontana con Ade.

Un mito, questo, creato dagli antichi per evidenziare in modo chiaro il ricorrente ciclo delle stagioni, che si alternano in continuazione: "morte e rinascita", sono le caratteristiche del passaggio dall’inverno alla primavera. Quando Persefone è negli inferi, Demetra è in lutto e la terra è sterile (inverno), quando Persefone torna dalla madre, la natura rifiorisce (primavera). Amici, i Giorni della Vecchia possono, quindi, essere visti come gli ultimi momenti di dolore di Demetra prima del ritorno della figlia, un’ultima manifestazione dell’inverno prima della rinascita primaverile. Indubbiamente una leggenda affascinante, che manifesta il profondo attaccamento e rispetto che l’uomo del passato aveva per la natura ed i suoi cicli.

Amici, la cosa curiosa, oltre che affascinante, è che, spesso, gli ultimi 3 giorni di marzo erano e sono ancora davvero “invernali”! Sono, infatti, frequentemente caratterizzati da un repentino abbassamento della temperatura e da piogge, ovvero da condizioni climatiche instabili. Secondo alcuni meteorologi, questo fenomeno potrebbe essere spiegato con il contrasto tra le masse d’aria calda che iniziano a risalire dal Mediterraneo e gli ultimi fronti freddi provenienti dal Nord Europa. La battaglia tra queste masse d’aria genera spesso instabilità atmosferica e sbalzi termici significativi.

Cari amici lettori, una cosa è certa: tradizioni e credenze popolari come quella dei Giorni della Vecchia ci dimostrano come i nostri antenati fossero attenti osservatori dei cicli naturali. In un’epoca in cui non esistevano previsioni meteorologiche scientifiche, le Comunità rurali avevano sviluppato un complesso sistema di osservazioni, cosa che permetteva loro di interpretare per bene i segnali della natura. Oggi gli strumenti li abbiamo, ma questa antica saggezza popolare ci ammonisce e ci ricorda quanto sia importante mantenere un profondo legame con i ritmi naturali che governano il nostro pianeta. Se vogliamo lasciare un mondo vivibile alle nuove generazioni, rispettiamo sempre il nostro pianeta!

A domani.

Mario

martedì, aprile 01, 2025

LA GRANDE RESPONSABILITÀ DI ESSERE GENITORI: IL DIFFICILE RAPPORTO CON I FIGLI. COS'È LA “PARENTIFICAZIONE” E COME EVITARLA.


Oristano 1° aprile 2025

Cari amici,

Inizio le riflessioni di aprile toccando un problema che riguarda proprio tutti: l'educazione delle nuove generazioni. Non passa giorno senza assistere ad episodi di bullismo, che arrivano anche a far rischiare la vita! Perchè tutto questo? Cosa non funziona in particolare nelle famiglie? Che il compito educativo in capo ai genitori sia un peso enorme, che diventa ogni giorno più pesante e difficile, e di certo non sono io il primo a dirlo. Allevare e crescere nel modo giusto i figli, ovvero assicurare loro una crescita sicura ed equilibrata, è un compito davvero difficile, che, purtroppo, non si impara sui libri o sui manuali, ma necessita di una saggia inventiva quotidiana. Vivere l’esperienza della genitorialità in modo appagante e positivo, non è facile, per cui risulta necessario porsi degli obiettivi ben precisi, seppure difficili da raggiungere.

Accantonata ormai da tempo la figura autoritaria del GENITORE PATRIARCA (o matriarca, a seconda dei casi), la necessaria educazione del bambino, che in tempi brevi diventa adolescente, non deve mai sfuggire di mano; educare, anche dimenticando i metodi forti di una volta, non significa tollerare tutto, far passare ogni manchevolezza, ovvero spalancare le porte della liceità su tutto! Nessun genitore deve mai permettere ogni capriccio, andando a braccetto coi figli, come se fossero dei veri e propri compagni di merenda! Nel difficile periodo dell’adolescenza, tollerare concessioni fuori luogo è un pericoloso percorso che può rivelarsi denso di pericoli e incognite.

Eppure questa irrituale amicizia, instaurata tra genitori e figli, esiste eccome, e viene definita dai sociologi “PARENTIFICAZIONE”, un termine con il quale viene definito quel «pericoloso squilibrio generazionale, ovvero la pericolosa inversione del consolidato ruolo genitore-figlio». L’amicizia paritaria tra genitori e figli è alquanto pericolosa, come afferma la dottoressa Claudia Denti, laureata in Scienze dell’Educazione, che, insieme a Severino Cirillo, ha scritto il libro “Impara a dire no” (Rizzoli, 17 euro), La Denti ha anche fondato Genitore informato (genitoreinformato.com), un canale di riferimento per mamme e papà italiani.

Amici, la tendenza a trattare bambini e adolescenti alla pari, caricandoli di responsabilità inadatte alla loro età, può davvero fare danni importanti. Capita, ad esempio, quando il papà o la mamma si confidano con il figlio (o la figlia) come se avessero di fronte un coetaneo, rivelandogli senza alcuna cautela problematiche serie, come difficoltà personali, lavorative o economiche. Oppure quando i genitori parlano tra loro di argomenti molto preoccupanti senza curarsi che bimbi e ragazzini stiano ascoltando. Il giovane “parentificato”, al quale manca la maturità per comprendere il contesto, e quindi reggere il peso dei problemi e dei ragionamenti “da grandi”, si sentirà confuso, profondamente preoccupato, entrando in preda all’ansia. Ma non solo.

I genitori che instaurano con i figli ancora adolescenti un rapporto paritario non si possono poi aspettare che questi rispettino le regole da loro imposte, né che li considerino un porto sicuro, a cui tornare nei momenti di crisi. «Questo non vuol dire precisa ancora la Dr.ssa Denti - che non si possa passare del tempo con i ragazzi all’insegna della complicità, anzi: andare ai concerti insieme, viaggiare, uscire a cena… Sono tutte esperienze che rinsaldano il legame. Ma dev’essere sempre chiaro chi è l’adulto e chi no, chi guida e chi viene guidato». La stessa attenzione va posta quando bisogna affrontare questioni che minacciano la serenità familiare.

Anche il professor Paolo Crepet, che di genitorialità è un grande esperto, ha avuto modo di affermare: “Genitori amici dei figli? Non solo è sbagliato, ma non è onesto. Perché sappiamo benissimo che non è e non può essere così, ma ci fa comodo pensarlo”. Quanto al difficile ruolo genitoriale, uno degli aspetti chiave è la cura e la protezione dei figli: fornire loro un ambiente sicuro e protetto, il giusto sostegno emotivo e affettivo, ascoltando le loro preoccupazioni e incoraggiandoli  nelle sfide della vita, non significa, però, impostare con loro una relazione amichevole, cosa pericolosa, che farebbe perdere loro la necessaria autorità.

Cari amici genitori, come educare correttamente i figli, non lo troviamo scritto in nessun manuale! Educarli con responsabilità significa esercitare nel modo migliore il nostro compito: un compito arduo, che deve essere “AUTOREVOLE” e MAI autoritario, TENERO,  ma non arrendevole, insomma una giusta via di mezzo! È la stessa Dr.ssa Denti a dire che «Essere genitori è il mestiere più difficile del mondo». E aggiunge: «Questo dato di fatto è il presupposto del metodo educativo UMAMI - acronimo di umanità, maturità, autenticità, meraviglia e indipendenza - che ho ideato insieme a Severino Cirillo, e che mette al centro non i figli ma i genitori. Il consiglio numero uno? Informarsi, tenersi aggiornati sul tema genitorialità, ricordarsi che mamma e papà perfetti non esistono. E non vergognarsi nel caso in cui emerga la necessità di chiedere una consulenza a uno specialista, per sé o per i propri ragazzi».

A domani cari amici lettori.

Mario

lunedì, marzo 31, 2025

PAGARE IN CONTANTI O CON LA CARTA DI CREDITO? I MOLTI DUBBI ED IL SERIO PERICOLO CREATO DALL’ELIMINAZIONE DELLE BANCONOTE E DELLE MONETE.


Oristano 31 marzo 2025

Cari amici,

Chiudo i post di questo mese di marzo riflettendo con Voi di un problema di cui molto si discute e che, personalmente, ritengo di grande importanza: pagare in contanti o con la carta di credito, in quanto il futuro della circolazione delle banconote e delle monete è alquanto denso di incognite. Per lungo tempo i Paesi scandinavi come la Svezia e la Norvegia hanno martellato i propri cittadini invitandoli ad abbandonare l’uso del contanti, elogiando, finanche in modo esagerato, l’utilizzo delle carte elettroniche! Paesi così innovatori tanto da essere diventati i campioni mondiali della «Cashless society», ovvero praticamente senza contanti. Basti pensare che, secondo l’ultimo rapporto della Banca centrale svedese (pubblicato dal Guardian), il denaro contante in circolazione rispetto al PIL era arrivato ad essere ai livelli più bassi al mondo!

Fino ad oggi, infatti, in questi Paesi nordici solo un acquisto su dieci viene effettuato in contanti, mentre il resto avviene con l’uso delle carte di pagamento e con il sistema mobile Swish, introdotto nel 2012 da un gruppo di sei banche. Innovazione alquanto anticipata e rischiosa, tanto che ora è arrivato un importante ripensamento da parte delle autorità monetarie. Si, la veloce marcia indietro, intrapresa dalle autorità monetarie, risulta che sia stata presa a seguito dei potenti attacchi informatici portati avanti da abilissimi hacker, che, giorno dopo giorno, stavano rendendo i pagamenti virtuali ad alto rischio. Una saggia decisione, che può essere considerata una vera e propria “Marcia indietro”, con il conseguente invito ai cittadini a non abbandonare del tutto le banconote.

Amici, indubbiamente la precedente decisione di non stampare più carta moneta, utilizzando come sostituto le carte di credito, fu presa in modo alquanto frettoloso, da parte dei Paesi scandinavi, Svezia e Norvegia! Una decisione presa senza tenere in debito conto i possibili rischi conseguenti. Si sarebbe dovuto considerare, infatti, non solo il problema prima accennato, quello dei possibili Cyberattacchi, ma anche quelli, potenzialmente ancora più pericolosi, derivanti da un possibile blackout della rete elettronica, alquanto vulnerabile in momenti come quelli attuali, dove le guerre in corso si combattono non solo con le armi ma anche con attacchi informatici, che possono risultare delle guerre anche più pericolose di quelle combattute sulla terraferma.

Il repentino cambio di visione effettuato dalle autorità di questi due Paesi, circa il futuro della circolazione monetaria, ha indotto i governi ad allertare, in forma ufficiale, i propri cittadini, invitandoli a tenere sempre disponibile una scorta di contanti, da utilizzare come riserva di sicurezza, nel caso di crisi o di una possibile guerra. Indubbiamente una retromarcia alquanto imbarazzante, per questi governanti che per anni hanno catechizzato la popolazione ribadendo che la modernità era costituita solo dal digitale! Poi, fortunatamente, i grandi sogni da loro cullati sono crollati, e la nebbia si è diradata, riportando tutti alla dura realtà che stiamo vivendo.

Amici, viviamo un momento storico di emergenza, che, seppure vede nell’elettronica e nei collegamenti Web la strada del futuro, non si deve mai dimenticare che basta un nonnulla per bloccare i velocissimi collegamenti, e a quel punto, praticamente tutto si ferma! Quando il «bip-bip» dei POS smette di funzionare, quando la carta di credito diventa solo un pezzo di plastica senza valore, se non hai in tasca le banconote non sei più nessuno! Non hai denaro, non puoi viaggiare su un mezzo pubblico, non puoi comprare al supermercato, in farmacia, o noleggiare un’auto! Per tutto servono le BANCONOTE!

La fretta è sempre stata cattiva consigliera! Tutti dovremmo ricordare che un vecchio proverbio ci ammoniva dicendo che “Sbagliando si impara”, e anche un altro, sulla stessa lunghezza d’onda, recitava che “La gatta frettolosa ha partorito i gattini ciechi”. Andare avanti senza tenere conto dei rischi può costare caro, soprattutto quando le nostre decisioni coinvolgono e ricadono sugli altri. Ora, in Svezia il Ministro della Difesa ha inviato una brochure a tutte le famiglie del Paese con il titolo "Se arriva una crisi o una guerra"; lì i cittadini sono invitati a conservare una scorta minima di contanti, con cui potersi garantire il sostentamento almeno per una settimana. Anche la Banca centrale ha ribadito l’importanza di avere la possibilità di poter effettuare pagamenti anche in situazioni di emergenza.

Cari amici, che il progresso sia importante e debba continuare è una realtà ineludibile! Ma è necessario avanzare verso il nuovo, sempre "Cum iudicio", ovvero, come in questo caso, verso un futuro più digitale, ma con un’avanzamento che tenga sempre conto dei rischi che si vanno a correre. Il consiglio, dunque, è sempre quello di procedere con la giusta lentezza, magari affiancando le due possibilità, il vecchio e il nuovo, e sempre mai sottovalutando i rischi. Altrimenti, come è dimostrato dalla recente “marcia indietro” fatta dai governi svedese e norvegese, devi tornare indietro facendo una bella magra figura! Il contante, amici, resta per ora un elemento cruciale per la resilienza economica e la sicurezza dei popoli.

A domani.

Mario

domenica, marzo 30, 2025

LA DIFFICILE SOPRAVVIVENZA DELL'ANTICA LINGUA FISCHIATA. IN EUROPA RESISTE CON DIFFICOLTÀ SOLO LA LINGUA FISCHIATA DI EUBEA.


Oristano 30 marzo 2025

Cari amici,

Che la comunicazione, nei millenni che furono, fosse fatta non solo di parole ma anche di gesti e suoni vocali come il fischio, è cosa già ben nota e appurata. Questi lontani "Modi di comunicare" che poi, col passare del tempo si sono evoluti con la parola, lentamente si persero, tramandando solo qualche modesto residuo della "lingua fischiata", sopravvissuta in pochissimi luoghi. Su questo blog ho già avuto occasione di parlare dell’antica lingua fischiata (l'ho fatto nel settembre del 2023), parlando del curioso “linguaggio comunicativo fischiato” ancora oggi praticato nella più piccola delle isole Canarie, “La Gomera”, soprannominata “Isla Magica. Questo modo di comunicare con i fischi anziché con le parole, è oggi considerato un linguaggio quasi unico al mondo; è chiamata “SILBO”, e chi di Voi lettori è particolarmente curioso può andare a leggere quanto scrissi su questo blog l'11 settembre 2023, cliccando sul seguente link https://amicomario.blogspot.com/2023/09/il-particolare-antico-sistema-di.html.

Ebbene, seppure, come detto prima, siano dei linguaggi arcaici, praticamente destinati all’estinzione, si è di recente scoperto che anche in Europa, precisamente nel VILLAGGIO DI ANTIÀ, un piccolo borgo incastonato tra i monti interni dell’isola di Eubea, si utilizza ancora una lingua fischiata. Antià è un paesino certamente destinato all’estinzione (come diversi nostri piccoli centri sardi…), in quanto anch’esso vittima di un progressivo e apparentemente irreversibile spopolamento.

L’isola di Eubèa, chiamata dai veneziani Negroponte è un'isola Greca, con una superficie di 3658 km², e conta poco più di 200mila abitanti, con capoluogo Calcide. Situata nel mar Egeo, dista dalla terraferma solo 40 m. ed è adiacente a parte della costa sud-orientale della penisola. La particolare “lingua fischiata” parlata nel villaggio di Antià, è chiamata SFYRIÀ ed è una lingua esclusivamente basata sui fischi. È un linguaggio antichissimo, di tradizione ancestrale plurimillenaria, ed è molto probabile che possa estinguersi presto, seguendo la stessa sorte del villaggio di Antià.

Amici, come accennato in premessa, le lingue fischiate sono un’antichissima forma particolare di comunicazione umana, in cui il linguaggio fisico/verbale viene convertito in fischi modulati. Questi sistemi linguistici si sono sviluppati in Comunità isolate, spesso in ambienti montuosi o boschivi, dove il suono del fischio può viaggiare più facilmente e a distanze maggiori rispetto alla voce parlata. Purtroppo la modernità le sta cancellando, e i pochi retaggi arcaici stanno per diventare solo un ricordo. Oggi in tutto il mondo (dato UNESCO del 2018) sembra che sopravvivano pochissimi di questi linguaggi (circa 70) basati sul fischio.

Dai numerosi studi effettuati su questi antichi linguaggi, si è arrivati a stabilire che risalgono ad un’epoca molto remota. Erodoto nel V secolo a.C. descriveva alcune tribù etiopiche, soffermandosi sul loro modo “da pipistrelli” di comunicare. Esploratori del passato hanno riportato nei loro resoconti lo strano linguaggio tradizionale dei Guanci, gli autoctoni delle isole Canarie. Questi erano in grado di comunicare fra di loro a chilometri di distanza intonando dei portentosi fischi. Piccola curiosità (da me già segnalata sul blog precedente prima citato): sull’isola di La Gomera qualcuno pratica ancora il Silbo Gomero, la lingua fischiata delle Canarie, patrimonio immateriale dell’umanità secondo l’UNESCO.

In Europa, oggi, l’unica lingua basata sui fischi ancora esistente dovrebbe essere solo lo Sfyrià (dal verbo sfyrìzo, che significa fischiare) dell’isola di Eubea. Fino a qualche decennio fa ne esisteva anche una praticata sul versante francese dei Pirenei, andata, purtroppo, estinta. Lo Sfyrià è conosciuto solo da una manciata di anziani residenti nel villaggio di Antià. Per secoli i pastori di questo luogo hanno comunicato da valle a valle utilizzando il fischio modulato; tuttavia, ad oggi non si ha contezza di un’origine certa e documentata di questo particolare sistema idiomatico. Si ragiona per supposizioni, alcune delle quali molto affascinanti.

Si dice ad esempio che lo Sfyrià sia stato importato dalle truppe persiane rifugiatesi sulle alture doliche dopo la disfatta di Salamina del 480 a.C. Un’altra ipotesi interessante – che ci riguarda più da vicino in quanto italiani – vede i pastori del Negroponte inventare la lingua fischiata nel Basso Medioevo per avvertirsi al passaggio dei predoni siciliani o veneziani. Perciò la comunicazione per fischi trarrebbe origine da una necessità di carattere difensivo.

Nel mondo la scoperta dell’esistenza dello Sfyrià è abbastanza recente. Era il 1969, quando un aereo privato si schiantò sulle vette dietro Antià. Buona parte dell’equipaggio si salvò, ma ci furono dei dispersi: uno di questi era il pilota. Così i colleghi alla ricerca dell’uomo sentirono numerosi scambi di fischi echeggiare fra le montagne. Erano i pastori che, allertati dall’incidente, comunicavano tra di loro sul da farsi. I sopravvissuti raccontarono alle emittenti l’episodio e così si sparse la voce sulla misteriosa lingua fischiata nell’isola di Eubea.

Cari amici, purtroppo questa lingua fischiata non sopravviverà a lungo. Attualmente, si stima che meno di dieci persone siano ancora in grado di utilizzarla fluentemente, rendendola una delle lingue più rare e in pericolo del mondo. Negli ultimi anni, linguisti e ricercatori hanno studiato lo Sfyrià nel tentativo di preservarlo. Sono stati organizzati documentari e progetti per sensibilizzare l’opinione pubblica, e alcune scuole locali stanno cercando di insegnarlo alle nuove generazioni. Il pericolo, però, rimane: senza un numero sufficiente di parlanti attivi, il rischio di estinzione resta molto elevato.

A domani amici lettori.

Mario