domenica, dicembre 24, 2017

LA SARDEGNA E LE POSSIBILI INNOVAZIONI IN AGRICOLTURA. PERCHÉ NON ABBIAMO MAI PENSATO A COLTIVARE IL PISTACCHIO? EPPURE LE CONDIZIONI CI SAREBBERO TUTTE…




Oristano 24 Dicembre 2017
Cari amici,
Che la Sardegna goda di un clima particolarmente mite, che il suo suolo sia ancora quello di una volta (privo dei tanti inquinanti che, invece, infestano diverse altre Regioni) è cosa nota. Questo avrebbe dovuto portare alla considerazione che la superfice coltivabile poteva e doveva essere utilizzata nella maniera massima possibile, e non abbandonata in gran parte come la vediamo oggi. Se a questo ci aggiungiamo, poi, che il rapporto suolo/abitanti e ben alto, un utilizzo razionale delle nostre terre avrebbe fatto sì che gli abitanti dell’Isola sarebbero potuti essere quelli con redditi ben più consistenti di quelli attuali.
Forse Vi state domandando perché oggi voglia partire da considerazioni così sconfortanti, ma la verità è che per me la Sardegna ha un potenziale mille volte superiore a quello di utilizzo, a partire proprio dal campo agricolo. Non voglio certo fare qui uno sterile elenco delle possibili coltivazioni, ma credo che un’agricoltura biologica di alta qualità in Sardegna sia non solo possibile, ma da praticare quanto prima, senza se e senza ma. Abbiamo, per esempio, mai pensato ad una seria coltivazione del fico d’india, come in Sicilia è praticata da tempo? Oppure abbiamo pensato alla coltivazione del pistacchio, che sempre in Sicilia risulta una coltivazione d'eccellenza, noto e venduto in tutto il mondo? Eppure, in quest’ultimo caso, coltivare il pistacchio in Sardegna sarebbe stato di grande semplicità, avendo il giusto clima e anche il suo portainnesto naturale: il lentischio e il terebinto.
Si, amici, il pistacchio è della stessa famiglia del lentischio, per cui se volessimo potremmo davvero dare il via ad una coltivazione che sicuramente potrebbe creare reddito e posti di lavoro. Il lentischio (insieme al Terebinto) è infatti u ottimo porta innesto per il pistacchio, in grado anche di donargli maggiore robustezza nello sviluppo. Perché non provarci, allora? In passato pare che qualcuno ci abbia timidamente provato, ma senza aiuti, senza alcun sostegno, da soli poco si può fare. Vediamo allora di conoscere meglio questa pianta, di cui purtroppo poco di parla.
Il pistacchio (Pistacia vera - L.) è un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae, del genere Pistacia. Anche i frutti mantengono questo nome. Al genere Pistacia appartengono diverse specie, tra cui: il lentisco (Pistacia lentiscus, a noi sardi ben nota), il terebinto (Pistacia terebinthus) e quella commercialmente più nota, il pistacchio (Pistacia vera). Tutte piante amanti dei climi caldi e secchi.
Si, il genere pistacia sopporta molto bene i terreni poveri: queste piante si sviluppano anche tra le rocce, incuneandosi nella poca terra tra le pietraie. Vive bene anche in assenza di piogge per un lungo periodo. Originario delle regioni della Siria e del Turchestan, il pistacchio, come risulta da ritrovamenti fossili, era coltivato fin dal 7000 a.C. in Turchia; persino la Bibbia menziona questo frutto in un episodio della Genesi, dove si racconta che Giacobbe ne fece omaggio al Faraone d’Egitto.
Da queste zone dell’Asia Minore la “nocciola verde” fu portata in Europa: dapprima in Grecia con le campagne di Alessandro Magno (334-323 a.C.). Tra il 20 e il 30 d.C. il pistacchio giunse a Roma per opera del governatore della Siria Lucio Vitellio, sul finire dell’impero di Tiberio. Tramite gli antichi romani la pianta di pistacchio fu introdotta anche in Spagna dal governatore romano Pompeo Crasso. L’area di coltivazione della pianta di pistacchio si estese ancora con la dominazione araba, diffondendosi prima nel resto d’Europa e poi approdando anche in America.
Seppure sia un arbusto, appositamente potato il pistacchio può diventare un bell’albero, che raggiunge anche un’altezza di 4 o 5 metri con una bella chioma verde. Pianta rude e poco pretenziosa, risulta longeva (come tutti i sardi): può arrivare sino ai 300 anni di età. Anche il suo legno duro è molto apprezzato: nella piante giovani è di colore giallo intenso mentre in quelle adulte prende un colore rosso bruno. Fiorisce in Aprile, prima dell’uscita delle nuove foglie. Il pistacchio è una specie dioica ovvero esistono piante maschili, i cui fiori hanno soltanto organi maschili, e piante femminili con fiori dotati solo di organi femminili, quelli che producono i frutti.
E’ il vento di primavera, in Aprile soprattutto, che si incarica di trasportare il polline delle piante maschili sugli organi riproduttivi dei fiori delle piante femminili fecondandole; la pianta fruttifica ogni due anni e la maturazione dei frutti avviene a fine estate. I frutti (le drupe) sono di forma ovale allungata provvista di un mallo sottile che si secca con facilità. I semi sono di forma allungata e dal tipico colore verde brillante avvolto da una pellicola colorata rosso violaceo o nero verdastro.
Una pianta di pistacchio in piena produzione può produrre ogni due anni dai 5 ai 10 Kg di frutto, con punte anche di 15-20 Kg. Dopo la raccolta i frutti vengono privati del mallo e posti al sole per 5-6 giorni perché asciughino bene. La sgusciatura avviene dopo questo periodo e viene effettuata meccanicamente. Successivamente i semi subiscono una cernita e infine avviene la pelatura. Con questa operazione vengono privati della pellicola superficiale immergendoli per 7-8 minuti in acqua bollente con successivo passaggio in apposite macchine.
Il maggior produttore mondiale di pistacchi è l’Iran con una produzione annuale media che supera le 230.000 tonnellate, seguito dagli Stati Uniti con 110.000 tonnellate. In Italia la pianta di pistacchio viene coltivata quasi esclusivamente in Sicilia su una superficie di circa 4.000 ettari nelle province di Catania, Agrigento e Caltanissetta. Il più rinomato è il pistacchio di Bronte, tutelato con il marchio DOP “Pistacchio Verde di Bronte”.
Cari amici, chiudo questa riflessione con una considerazione: come mai in Sardegna non è mai stata portata avanti la coltivazione del pistacchio? Eppure, come dicevo prima, con la grande diffusione che il lentischio ha nella nostra isola, avviare delle coltivazioni di pistacchio sarebbe stato semplice e poco costoso. Un prodotto buono e ricercato come il pistacchio, penso che sarebbe risultato di buona economicità, considerato anche che si sarebbe potuto coltivare su terreni difficilmente utilizzabili per altri scopi agricoli. Oggi, con la penuria di posti di lavoro che il nostro Paese attraversa, che vede anche un possibile ritorno dei giovani all’agricoltura, perché non pensare anche al pistacchio?
Amici, pensiamoci seriamente: questa pianta rustica e rigogliosa, che vive senza dipendere troppo dall’acqua, che vive bene dove poche altre possono vivere, credo che in Sardegna troverebbe il clima ed il posto adatto.  Oggi è la Sicilia l’unica regione italiana dove si produce il pistacchio in modo intensivo. Bronte è una cittadina ai piedi dell’Etna con oltre 3000 ettari coltivati, e che produce pistacchi di altissima qualità. Perché non possiamo provarci anche noi? Cosa aspettiamo?
Il mio è un invito fatto a quei giovani che vogliono tornare all’agricoltura; giovani oggi anche culturalmente formati, colti, preparati e disposti a mettersi in gioco. Ragazzi che io ritengo ben abili nel mettere a punto moderni sistemi di produzione e poi di successiva vendita, in grado di rivoluzionare la nostra sedentaria e fragile economia: quella di un’isola sempre succube delle decisioni altrui. Mi auguro che i nostri giovani possano riuscire in quello dove noi abbiamo fallito: liberarci dalle imposizioni degli altri. Sono convinto che se volessero potrebbero farlo bene; magari riunendosi in gruppi, creando delle belle cooperative e recuperando terreni incolti, perché è insieme, con l’associazionismo, che si possono raggiungere i migliori traguardi.
Allora, ragazzi, perchè non Vi rimboccate le maniche e ci provate? Io spero che ci proverete, e, con l'augurio di un Buon Natale, Vi auguro un BUON 2018, con un grande “Forza Paris”!
A domani.
Mario



8 commenti:

Gianpiero Cambarau ha detto...

Guarda che io lo sto facendo e guarda che comincia a produrre dopo il decimo anno io sono un esperto di coltivazione e inestatore che non e facile ci vuole esperienza quando vuoi organizio um grupo di giovani chidiamo alla regione i fondi ci facciamo dare montagne pieno di lentischio terebinto e li inestiamo vi insegno volentieri pur che creare economia e posti di lavoro sarebe il mio sogno se ti interesa posiamo parlarne il mio n telefonico e 3898522971 mi chiamo Gian piero

Gianpiero Cambarau ha detto...

Ci siete arrivati meno male meglio tardi che mai e come vorresti farlo raccontami sono esperto nel campo

Unknown ha detto...

Ciao giampiero di dove sei

Unknown ha detto...

Ciao giampiero di dove sei

Unknown ha detto...

Salve sono una signora toscana ma innamorata della Sardegna.Mi piacerebbe davvero iniziare un'attività del pistacchio o simile per mio figlio Mi può indicare a chi rivolgersi per avere info?? Grazie

Anonimo ha detto...

X la signora toscana:se è ancora interessata mi può contattare alla seguente mail: reverendodeso@gmail.com

La pera sarda ha detto...

Sono di pula(CA)

La pera sarda ha detto...

Sono di pula