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martedì, maggio 01, 2018

I GIOVANI E IL FUTURO DEL LAVORO. QUANDO LA PRECARIETÀ SUPERA I LIVELLI DI GUARDIA. COSA C’È ANCORA DOPO IL JOBS ACT?


Oristano 1 Maggio 2018
Cari amici,
Mi piace iniziare i post di Maggio riflettendo su un argomento importante: il lavoro, o meglio: prendendo atto, in realtà, della mancanza del lavoro! 
Questa carenza spiazza un po' tutti, in particolare i giovani, che sono costretti a a mendicare qualsiasi forma lavoraativa pur di portare a casa  i soldi per la sopravvivenza. Quando ho appreso della recente sentenza del Tribunale di Torino, che ha stabilito che i giovani rider dell'azienda tedesca Foodora (leader nella consegna di cibo a domicilio) non sono da considerarsi dipendenti, ma semplici "fattorini usa e getta", non ho timore a dirlo ho avuto un motto di rabbia. Una sentenza, quella emessa, che sta facendo non solo discutere, ma riflettere amaramente sul futuro del lavoro e dei nostri giovani. Un "futuro senza futuro" credo di poterlo definire, fatto solo di precarietà, un vivere alla giornata, come poteva trovarsi l'uomo agli albori della civiltà, in modo aleatorio, senza nessuna certezza per il domani.
Sentenza amara, quella di Torino, sicuramente discutibile, che incentiverà ancora di più la diffusione nel nostro Paese della così detta GIG ECONOMY, moderna terminologia usata per indicare quel particolare tipo di lavoro mordi e fuggi, ben lontano dalle norme che dovrebbero regolare tutte le prestazioni lavorative. Il lavoro non è e non può essere infarcito di sola precarietà: lavorare significa partecipare attivamente alla vita sociale (è per questo motivo che si è fatto di tutto per renderlo "stabile", regolandolo con precise norme vincolanti tra datore di lavoro e prestatore d’opera); i nuovi strumenti come la Gig Economy, invece, lo stanno riducendo ad un semplice e banale “contratto di collaborazione” tra due parti, dove a fare la parte del leone sarà sempre una sola: quella che fornisce il lavoro, rendendo il prestatore del lavoro un suddito precario, da usare a piacimento col sistema "usa e getta via".
Si, amici, questa moderna Gig Economy, questa perversa e umiliante forma di lavoro, altro non è che un “ritorno al passato”, il ripristino di una forma di lavoro medioevale. 
Per entrare meglio nei dettagli (lo dico per i meno avvezzi alle moderne tecnologie) preciso che la Gig Economy si estrinseca attraverso un particolare sistema lavorativo che, accantonando i classici contratti a tempo indeterminato e le altre forme di prestazione lavorativa continuativa, impegna il lavoratore in una prestazione on demand, ovvero solo quando c’è la necessità di avvalersi del suo lavoro. Detto in maniera più semplice, è il trionfo dei “lavoretti occasionali”, sul classico lavoro vero e proprio, svolto invece all’interno di precise regole.
Complice la crescente carenza di lavoro, una grande schiera di giovani, pur di sbarcare il lunario, si è rassegnata ad accettare lavori di questo tipo, così precari e mal pagati. Ho già avuto modo di trattare l’argomento su questo blog anche in data recente, proprio in occasione di una manifestazione di protesta messa in atto dai ragazzi “corrieri” della Foodora; chi è interessato può andare a rileggere il mio pezzo, postato in data 1 Dicembre dello scorso anno, cliccando sul seguente link: http://amicomario.blogspot.it/2016/12/foodora-fattorini-retribuiti-con-meno.html.
La protesta di cui parlai nel Dicembre scorso era solo una delle tante messe in atto da questi ragazzi che, sia in piena estate col solleone, che in inverno con freddo e pioggia, vestiti di rosa attraversano in bici le strade di Milano e Torino per recapitare il cibo a casa delle famiglie ordinanti. Altre manifestazioni di protesta hanno fatto seguito, fino ad arrivare ad un braccio di ferro che ha visto Foodora decidere di “scartare chi protestava”, negando la collaborazione di 6 fattorini che avevano contestato l’azienda. Questi però, tramite i loro avvocati, hanno citato l'azienda in giudizio, chiedendo il reintegro, un risarcimento di 20 mila euro e il versamento dei contributi previdenziali non goduti.
La tesi sostenuta dai legali dei ragazzi era che, in realtà, il lavoro svolto erano da considerarsi solo apparentemente come fattorini. Il controllo continuo dei loro spostamenti e dei tempi di consegna, effettuato attraverso le moderne tecnologie digitali, di fatto creava le condizioni previste nello svolgimento di un lavoro subordinato. Nettamente contrario, ovviamente il parere del collegio di difesa della Foodora, che ha ribadito invece la regolarità della collaborazione autonoma prestata, che la recente sentenza del tribunale di Torino ha inteso accogliere, negando quanto richiesto dai ragazzi mandati a casa.
Si, i giudici hanno sentenziato che i giovani non erano da considerarsi "dipendenti”, e che risultavano “legittime” le tecnologie adottate dall’azienda tedesca per controllare gli spostamenti e i tempi di lavoro. Questa sentenza è calata sul mercato del lavoro giovanile come una mannaia. La conferma giuridica che questa ormai diffusa forma di precarietà lavorativa non è da considerarsi una violazione del mercato del lavoro ma una condizione regolare, spingerà molte altre aziende ad assumere con questa precarietà, distruggendo ulteriormente, in questo modo, le speranze di un possibile lavoro dignitoso e regolare. 
Una sentenza certamente storica, la prima in Italia sulla cosiddetta Gig Economy, destinata ad avere nei prossimi anni un impatto enorme sul mercato del lavoro, superiore perfino alla rivoluzione del Jobs Act varato dal governo Renzi che ha abolito l’articolo 18.
Il futuro, per quanto riguarda il lavoro ed in particolare i giovani, appare fumoso e denso di molte incognite. La Gig Economy, pensate, è stata addirittura accolta con favore da molti economisti, forse ritenendo che essa potesse dare da un lato maggiore flessibilità alle aziende e dall’altro rappresentare una opportunità di reddito per quelle persone che, per le più svariate ragioni (studio o altri impegni), non necessitassero di un lavoro a tempo pieno ma volessero solo avere l’opportunità di fare qualche lavoretto retribuito. Invece, considerato l’alto tasso di disoccupazione presente in Italia, la Gig Economy non ha attratto solamente le persone desiderose di portare a casa un piccolo reddito ma anche quelle che avevano bisogno di un lavoro vero e proprio.
Cari amici, è con grande tristezza che chiudo questo post di oggi.
Penso alle decine di migliaia di giovani che, mancando il lavoro, si rassegnano a prestare la loro opera effettuando questo “lavoretti” nei call center, presso la Foodora, la Deliveroo, Just Eat e tante altre. Non so se il futuro Governo si farà carico di situazioni aberranti come queste, ma penso che la politica non possa e non debba restare indifferente, ma trovare adeguate soluzioni. Accettare che una precarietà così spinta, che costringe i nostri lavoratori più giovani a rinunciare al futuro, è una assurdità che va eliminata.
Mi auguro che il nuovo Governo intervenga quanto prima per modificare la normativa esistente, in modo da renderla più consona sia alle esigenze di chi lavora che a quella delle aziende. Le mutate condizioni tecnologiche ed economiche oggi possibili, non debbono e non possono ripristinare, anche se in forma più fantasiosa, uno schiavismo che riporta ai campi di cotone di triste memoria.
A domani.
Mario



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