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venerdì, gennaio 12, 2018

LA SARDEGNA E IL SOGNO DELLA ZONA FRANCA. LA SFIDA-PROVOCAZIONE LANCIATA DAL SINDACO DI GIAVE, VUOLE RICORDARCI I DIRITTI DISATTESI, SEPPURE GARANTITI DALL’ART. 12 DELLO STATUTO SARDO.



Oristano 12 Gennaio 2018
Cari amici,
Sono trascorsi 70 anni, ma delle zone franche, previste nello Statuto di Regione Autonoma della Sardegna all’art.12 (approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1949), per compensare il disagio derivante dalla nostra insularità, ancora nulla si vede all’orizzonte. Eppure 70 anni non sono un piccolo periodo di tempo! Se al tempo inutilmente trascorso ci aggiungiamo anche la disastrosa situazione economica che viviamo, l’omissione sa proprio di grande presa in giro. Eppure l’applicazione delle ‘zone franche’, l’utilizzo delle previste “fiscalità di vantaggio”, avrebbero certamente potuto farci superare, in modo più agevole, una crisi che non accenna a rallentare.
Non è servita a nulla nemmeno la sentenza della Corte Costituzionale del 4 Luglio 2017 n° 154, che in sostanza ha ribadito la legittimità per l’Isola della presenza di zone franche, con il possibile annullamento delle imposte fiscali quali Iva-Irpef-Irpeg e le accise sui beni di consumo quali alcolici e carburanti, valide nei confronti dei soli residenti in Sardegna. Omissioni e ritardi assolutamente non giustificabili, anche considerando il fatto che per predisporre in modo appropriato le relative zone e le condizioni per ottenere i vantaggi fiscali, sarebbero state necessarie istruttorie complesse e difficili. Credo, insomma, che il lungo tempo trascorso sarebbe stato più che sufficiente a realizzarle! Eppure nulla fino ad oggi si è portato avanti, rimanendo queste concessioni, al momento, solo argomento di cattedratiche disquisizioni tecniche di fattibilità.
A chiacchiere, come ben sappiamo, poco si costruisce: sono i fatti quelli che contano e che risolvono le situazioni. Per ora si è solo “menato il can per l’aia”, trovando sempre una qualche giustificazione ai ritardi, nonostante le pressanti istanze messe sul tappeto dai sardi. Fino all’altro giorno, però. All’improvviso il sindaco donna (io non amo il termine sindaca) di un piccolo paese, dopo essersi consultata con gli esperti, ha emesso un’ordinanza che, anche se a molti può aver scatenato il sorriso, ha fatto il botto, eccome! Una sparata che è servita almeno a lanciare un bel sasso nello stagno, in quella enorme palude di indifferenza che in Sardegna è ben nota.
Questo primo atto di ribellione è partito da Giave, un paesino con poco più di 500 abitanti nel cuore del Meilogu, in Provincia di Sassari. Qui la battagliera sindaca Maria Antonietta Uras ha sfidato le Istituzioni firmando un’ordinanza con la quale dal 1° Gennaio di quest’anno l'intero territorio comunale è stato dichiarato zona franca. L’ordinanza, partendo dalle accise sui carburanti, intendeva, come prima cosa, far risparmiare ai suoi abitanti circa 70 centesimi al litro su benzina e gasolio.
"La mia è chiaramente una provocazione – ha confermato all'ANSA la prima cittadina - So bene che per attuare veramente la zona franca servono atti ben più importanti, ma le mie azioni non sono campate in aria". Ha proseguito poi dicendo: "Gli atti che il Comune di Giave ha adottato sono basati su precise leggi nazionali e regionali, e sono stati deliberati dopo aver consultato giuristi ed esperti fiscali di alto livello”.
Insomma, il vero obiettivo immediato del sindaco M. Antonietta Uras era quello di dare uno scossone a chi sta inerte e che invece avrebbe dovuto agire; il suo “atto di ribellione” portato avanti con la delibera era quello di suonare la sveglia alla Regione, che mai ha portato avanti sul serio il progetto di zona franca, continuando ad ignorare il problema, mentre i sardi sono alla fame. “Se la risposta alla zona franca sarà no, allora si dovrà comunque voltare pagina e cercare altri strumenti per agevolare i cittadini e le imprese sarde in modo che la nostra economia e la nostra società possano uscire dalla crisi”, ha precisato caparbiamente la forte donna sarda in fascia tricolore.
Il primo gesto simbolico lo ha fatto personalmente; è andata a fare rifornimento al distributore di benzina Q8 di Campu Giavesu, sulla statale 131. Ha messo come al solito il carburante alla sua auto, ma ha compilato anche una scheda carburante, con la quale, poi, chiederà il rimborso o la compensazione con altri tributi, invitando tutti i suoi concittadini a fare altrettanto. Una strada, quella da lei portata avanti, che fra i fiscalisti ha destato qualche perplessità. "Non entriamo nel caso specifico del Comune di Giave, ma le norme sulla zona franca sono molto articolate e complesse, ed esistono delle leggi comunitarie che sono sovraordinate a quelle nazionali e regionali", ha precisa il Presidente dell'Ordine dei commercialisti di Sassari, Giovanni Pinna Parpaglia.
Cari amici, una sfida, quella portata avanti dal Sindaco di Giave, che fin da subito è apparsa in salita, anche se credo che Lei per prima lo avesse messo in conto. Caparbiamente, però, lei è andata avanti. Tra Novembre e Dicembre scorso, con la sua Giunta ha approvato le due delibere con lo schema di regolamento dei diritti speciali, definendo i confini della zona con la nuova tassazione e le merci che saranno soggette al taglio delle imposte. Subito dopo lo ha comunicato ufficialmente a tutti i soggetti interessati, comprese l'Agenzia delle entrate, la Regione, l'Agenzia delle dogane. A chi le chiedeva il perché rispondeva: "La Sardegna è già Zona Franca dal 1948, e a Luglio lo ha confermato anche la Corte Costituzionale".
Al battagliero sindaco, credo però, che non interessasse più di tanto il risultato immediato: l’importante era come detto “svegliare” dal torpore chi invece avrebbe dovuto lottare con tutti i mezzi per far riconoscere alla Sardegna i diritti che le spettavano. Dagli uffici del potere centrale per ora nessuna reazione: l'Agenzia delle entrate ha da sempre scelto la via del silenzio.
Amici, personalmente non so come andrà a finire, anche se penso che, batti e ribatti, alla fine la zona franca arriverà. Di una cosa però sono certo: a Maria Antonietta Uras, il tempo darà ragione: sarà Lei ad essere ricordata per il coraggio, per la voglia manifestata di volersi scrollare dalle spalle, sue e di tutti i sardi, il giogo della sudditanza, che nega a tutti noi sardi i diritti che costituzionalmente ci spettano. Un grande plauso a questa donna, caparbia e determinata, vera donna sarda, capace di lottare quanto e più di noi uomini, spesso timidi e poco battaglieri.
A domani.
Mario


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