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mercoledì, febbraio 11, 2015

POLITICA E INTERESSI DI PARTE: QUANDO IN PARLAMENTO I NOSTRI RAPPRESENTANTI OPERANO NON PER SODDISFARE L’INTERESSE GENERALE MA QUELLO DI PARTE. REALTÀ DIMOSTRATA DALLE TANTE FAMIGLIE COSTRETTE A VIVERE CON MENO DI 1.000 EURO AL MESE.



Oristano 11 Febbraio 2015
Cari amici,
il recente irrigidirsi tra i due più importanti schieramenti politici, causa formale il “metodo” poco condiviso utilizzato per l’elezione del Presidente della Repubblica, sembra dimostrare ancora una volta che alla base delle decisioni prese nelle segrete stanze dei partiti non vi sia l’interesse generale ma quello di parte, quello che deve soddisfare le personali esigenze delle élite politiche e non quelle del nostro popolo, ormai ridotto in condizioni estreme.
L’Italia in questo momento, per poter superare una crisi che sembra non avere mai fine ha bisogno di una grande coesione che, a parte gli sbandierati proclami, in realtà non c’è. C’è necessità di fare riforme molto importanti, non solo perché necessarie ma soprattutto perchè urgenti, capaci di creare le condizioni per un ritorno alla normalità nel più breve tempo possibile: ripresa economica e produttiva, lotta all’evasione, maggiore equità fiscale, creazione di posti di lavoro per i sempre più numerosi giovani che, pur bravi e capaci, sono inoperosi o costretti ad emigrare all’estero. Le statistiche più recenti sono impietose e dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, che senza una coesione forte fra tutte le forze politiche siamo destinati a cadere ancora più in basso.
Gli aridi dati sia dell’Istat che della Banca d’Italia, come leggiamo sul Sole 24 ore,  mettono in evidenza che la situazione generale continua a precipitare. La ricchezza delle famiglie è in continuo calo: i nuclei familiari si sono rassegnatie a vivere con somme inferiori ai 1.500 euro al mese (dati l’Istat), confermando anche lo stereotipo degli italiani come i “mammoni” d’Europa, in quanto i giovani sono costretti per necessità a vivere in famiglia. 
L’Istituto di via Nazionale nei suoi bollettini evidenzia che la ricchezza degli italiani è in netta e continua flessione: in sei anni, dal 2007 al 2013, si è ridotta del 12%. In crescita invece i debiti delle famiglie. Considerando il decennio 2003 - 2013, si registra un aumento del 33,2%, portando l’indebitamento da 665 a 886 miliardi.
E’ proprio per effetto della profondità della recessione che i ragazzi italiani tendono sempre più a prolungare la permanenza nella casa dei genitori. 
I giovani che vivono in famiglia nel nostro Paese sono i due terzi del totale delle persone nella fascia tra i 18 e i 34! Dati, questi, che non hanno certo bisogno di ulteriori commenti. Nonostante i discussi e criticati 80 euro di bonus, messi in busta paga lo scorso anno, l’ipotizzato utilizzo di questa somma per l’acquisto di beni e servizi per far ripartire i consumi, non c’è stato se non in minima parte. Le famiglie, impaurite dalla crisi, li hanno utilizzati per pagare alcuni debiti o messi da parte per la paura del futuro. Molte sembrano aver colto in pieno il proverbio ‘fare di necessità virtù’, adattandosi a vivere con un migliaio di euro e risparmiando su tutto.
Dati dell’Istat alla mano, nel 2013 le famiglie che vivono con introiti tra i 1.000 e i 1.500 euro, sono il 50% del totale: una su due, in termini assoluti circa 12,5 milioni di nuclei familiari. In dettaglio, per giungere senza troppe difficoltà alla fine del mese, per il 22,3% delle famiglie possono bastare mille euro, mentre per l’altro 27,7% le esigenze vengono soddisfatte con 1.500 euro. Prima della crisi, nel 2008, la percentuale si fermava invece al 46,6%. Le recessioni, una dopo l’altra, hanno quindi fatto scendere l’asticella del ‘fabbisogno familiare’ e gli italiani, messi alla prova, sono riusciti a fare fronte alla vita quotidiana con budget ridotti rispetto al passato. Nell’altra metà delle famiglie (quelle che potremo definire benestanti), circa un quarto vive con 2.000 euro e una parte (l’8,7% circa), meno dunque di una famiglia su dieci, ha a disposizione fino ai 3.000 euro.
Cari amici, in questa realtà che certamente è poco rosea, l’interesse dei nostri governanti sembra rivolto non a “mettersi insieme” per cercare, uniti, le migliori soluzioni per far “ripartire” il Paese e rimetterlo sul giusto binario della ripresa, ma a soddisfare le personali esigenze di parte, come i recenti contrasti tra gli schieramenti hanno inequivocabilmente dimostrato. Personalmente ho sempre creduto che “tirare troppo la corda” non sia mai stata una buona decisione. Le lotte interne al PDL, così come quelle dentro il PD stanno creando una situazione di stallo che potremo pagare a caro prezzo. La nostra posizione, sia in Europa che sugli altri mercati internazionali, non è delle migliori: il recente battibecco tra il ministro dell’economia greco ed il nostro Padoan, ne è un esempio eclatante!
Se non verrà, in tempi brevi, portata avanti seriamente la lunga serie di riforme in cantiere, se non daremo all’esterno una visione seria e sicura del nostro Paese, il baratro di fronte a noi sarà sempre più vicino: la Grecia, cari amici, ci sarà ancora più vicina, non solo geograficamente… Ci pensino seriamente i vari Berlusconi, Fitto, Toti, Brunetta, Salvini, Renzi, Civati, Fassina, Vendola e molti altri!
A domani.
Mario

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