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lunedì, febbraio 09, 2015

IL COLONIALISMO DEL TERZO MILLENNIO? IL “LAND GRABBING”, LA SCANDALOSA RAPINA DEI TERRITORI DEI PAESI POVERI.



Oristano 9 Febbraio 2015
Cari amici,
la storia è costellata di colonialismi! Ci basti ricordare la colonizzazione dell’America da parte dell’europeo Cristoforo Colombo, la grande colonizzazione mondiale portata avanti dagli inglesi, in particolare ad Oriente con la Compagnia delle Indie, senza dimenticare l’Africa, rapinata non solo delle sue terre ma anche di milioni di suoi uomini attraverso la deportazione e la schiavitù. Erano, quelli medioevali, e successivamente ottocenteschi, tempi certamente diversi da quelli di oggi, anche se, a ben guardare,  pur sotto altra forma, certe rapine continuino a perpetrarsi, facendo in modo che nulla sia cambiato.
Una di queste rapine moderne è chiamata “LAND GRABBING”, locuzione inglese che letteralmente significa «accaparramento della terra», e che riguarda gli effetti delle pratiche di acquisizione su larga scala di terreni agricoli in Paesi in via di sviluppo. Sono le grandi Compagnie transnazionali a mettere in atto simili acquisti, ed il fenomeno  si è largamente diffuso a partire dagli anni 2007-2008, quando alcuni Paesi, per rimediare alle conseguenze della crisi dei prezzi agricoli di quegli anni, hanno cercato di assicurarsi le proprie riserve in campo alimentare, al fine di tutelare la propria economia.
Il fenomeno del Land Grabbing, se da un lato può sembrare portatore di benessere nei confronti dei Paesi che cedono i propri territori, dall’altro comporta non pochi rischi. Le acquisizioni possono apparentemente garantire un'iniezione di preziose risorse per investimenti, in realtà economiche in cui queste ultime sono scarse e necessarie, mentre in sostanza le popolazioni locali perdano ogni potere sui suoli “passati di mano”, impoverendosi ancor più di quanto non lo fossero già. Land Grabbing, quindi, più che un’opportunità per le popolazioni che cedono la terra, una vera e propria “rapina dei territori” camuffata da opportunità, messa in atto non per risolvere le crisi alimentari dei Paesi in via di sviluppo, ma quelle dei Paesi colonizzatori: non molto differente, quindi dalle “colonizzazioni” del passato.
Non è difficile, per i grandi esperti delle multinazionali, l’acquisizione di terre fertili su vasta scala a prezzi bassi, nelle zone più disagiate del mondo, soprattutto in Africa e Asia, da destinare ad uso prevalentemente agricolo per monocolture, assolutamente non coincidenti con i bisogni delle popolazioni che su quelle terre vivono. I Governi e le Aziende transnazionali dei Paesi cosiddetti ricchi e tecnologicamente avanzati, in apparenza promettono buoni investimenti, capaci di portare beneficio all’economia locale, migliorare le strutture esistenti e creare posti di lavoro, mentre in realtà l’acquisizione di queste immense distese agrarie risulta una vera e propria forma di sciacallaggio, una nuova tipologia di colonialismo, più subdolo di quello dei secoli scorsi.
Nella sostanza il danno è ancora più consistente. Lungi dall’essere una buona soluzione al problema dell’approvvigionamento agroalimentare e energetico mondiale, il Land Grabbing rappresenta un grave rischio anche per l’ambiente e il clima. Alla base, ancora una volta, la mancanza di attenzione dei nuovi colonizzatori verso “l’interesse generale”, focalizzata esclusivamente sull'interesse personale; insomma una sorta di becero concetto di capitalismo, basato unicamente sul profitto, privo di scrupoli etico-ambientali e in grado di favorire solo i Paesi più ricchi e sviluppati. In sintesi un continuare a praticare la tecnica dello sfruttamento dei soggetti deboli come in passato, ripristinando forme di sfruttamento che possiamo definire un vero e proprio “nuovo colonialismo”.
Le monocolture messe in atto nei territori acquisiti, gestite dalle Multinazionali che controllano le sementi nel mondo, mal si conciliano con le esigenze alimentari delle popolazioni locali; inoltre le tecniche di semina adottate prevedono anche vasti disboscamenti. La perdita della biodiversità che ne consegue, aggravata dalle pericolose deforestazioni messe in atto, hanno come effetto quello di influire inevitabilmente anche sui cambiamenti climatici. E’ una realtà sempre più evidente che questa “rapina” di medioevale memoria, messa in atto dalle Multinazionali agricole, ha provocato e continua a provocare miseria e devastazione nei territori occupati, sottraendo brutalmente il cibo anziché fornirlo.
La realtà cari amici è sempre quella della prevaricazione, dove vince sempre il più forte. Nella maggior parte dei casi gli investitori esteri prendono possesso di terre dove in precedenza vivevano migliaia di persone e lavoravano molti piccoli agricoltori, bloccando le loro attività. “Il Land Grabbing anzichè aumentarla riduce invece l’occupazione locale e le persone che vengono assunte dalle multinazionali agricole vengono a trovarsi in condizioni lavorative ancora più misere. 
Il prof  Henk Hobbelink, fondatore di Grain, l’associazione internazionale che da anni si occupa di questo fenomeno diffondendo ricerche e pubblicazioni, e supportando le attività dei piccoli coltivatori, ha affermato in una recente intervista rilasciata al settimanale Long Term Economy, che: “Quando vengono impiegati elementi della popolazione locale, generalmente vengono compensati con stipendi molto bassi. Abbiamo osservato durante i nostri studi che per esempio in Etiopia e Sudan, le persone ricevono meno di un dollaro al giorno, che è la soglia stabilita dalla Banca Mondiale per definire la linea di povertà come parametro”. Hobbelink ha infine affermato che questo non è sviluppo ma “antisviluppo”!
Cari amici, l’uomo non si smentisce mai! Chi è forte vorrebbe diventare sempre più forte, anche a scapito di passare sul cadavere del proprio vicino. Il futuro, nonostante tutto, nonostante le nuove tecnologie che potrebbero consentire a tutti i 7 miliardi di individui che abitano la terra di vivere con maggiore dignità, non appare roseo. 
Ha proprio ragione il nostro Papa Francesco, che nel video messaggio andato in onda in occasione di una delle recenti Convention sul lancio di Expo 2015 ha così affermato: “Oggi, nonostante il moltiplicarsi delle organizzazioni e i differenti interventi della Comunità internazionale sulla nutrizione, viviamo quello che il Santo Papa Giovanni Paolo II indicava come ‘paradosso dell’abbondanza’. Infatti, c’è cibo per tutti, ma non tutti possono mangiare, mentre lo spreco, lo scarto, il consumo eccessivo e l’uso di alimenti per altri fini sono davanti ai nostri occhi. Questo è il paradosso”. Il Papa, ha individuato nell’iniquità “la radice di tutti i mali”.
Credo, cari amici, che ogni ulteriore commento sia solo superfluo.
A domani.
Mario

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