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giovedì, novembre 06, 2014

IL GRANDE MISTERO DEL DEBITO PUBBLICO. COME MAI CONTINUA A CRESCERE DI 8,6 MILIARDI AL MESE, NONOSTANTE I TASSI AI MINIMI STORICI E L’AVVIO DELLA SPENDING REVIEW?



Oristano 6 Novembre 2014
Cari amici,

la nostra povera Italia sta diventando sempre più misteriosa. I nostri governanti, proprio per la gigantesca montagna del “Debito Pubblico”, che pesa in modo schiacciante sulla nostra economia, a parole dicono di cercare tutte le soluzioni per iniziare, seppur lentamente a diminuirlo, ma con scarso successo. Sono state dichiarate operazioni di spending review, a volte molto dolorose, sono stati applicati aumenti diretti e indiretti sulle imposte che gravano, purtroppo, sulle spalle dei “soliti noti”, ma di risultati, per ora, neanche l’ombra.

Nonostante tutti questi “sforzi dichiarati” il debito pubblico italiano continua a salire a ritmi crescenti, ancorchè in presenza di tassi ai minimi storici. In due anni, nonostante i ventilati tagli alle spese e gli aumenti delle tasse messi in atto dai governi che si sono succeduti, il debito pubblico è ulteriormente aumentato: complessivamente di 187,67 miliardi, con un aumento del 9,58%. Nei soli primi 4 mesi del 2014, esso è salito di 77 miliardi, quando nelle stesso periodo del 2013, la crescita era stata di 53,3 miliardi. Insomma è “emergenza debito pubblico”, che, mediamente, è continuato a crescere di 8,6 miliardi al mese. Come mai tutto questo? In cosa ci si è sbagliati?

Una cosa è certa: il debito pubblico italiano sembra un mostro inestinguibile, una piovra che sta ulteriormente accelerando la sua crescita, nonostante i titoli di stato italiani siano emessi da mesi ai tassi minimi record. Basti pensare che, stando ai dati forniti dalla Banca d’Italia, a giugno il debito a reddito fisso è stato emesso a un rendimento medio del 2%, mentre i BOT a un rendimento di appena lo 0,29%. In altri termini, stiamo vivendo una fase straordinariamente positiva sul fronte tassi, ma non certo per la riacquistata credibilità dell’Italia sui mercati internazionali, quanto per il deciso intervento di Mario Draghi, che con la sua BCE sta inondando il mercato di liquidità, comprimendo i rendimenti.
Il mistero della mancata diminuzione del debito preoccupa e non poco! Ci si chiede: cosa accadrà, quando i tassi inizieranno a salire nuovamente e senza che l’Italia avrà messo in atto le riforme necessarie per rilanciare la sua crescita e per risanare strutturalmente i suoi conti pubblici? Per fare le riforme ci vogliono molti soldi, dove potremo andare a pescarli? Non meravigliamoci, allora, se Paesi come la Germania sostengono che l’Italia non può pensare di crescere continuando ad aumentare il debito pubblico. E’ questo il messaggio esplicito inviato al premier Matteo Renzi che chiedeva di rendere più flessibile il Patto di stabilità. Si può crescere solo impostando riforme vere, modificando sistemi obsoleti ed eliminando le sacche di inefficienza e gli sprechi,  perché senza riforme serie un vero risanamento sarà impossibile e si rischia il peggio.
Fare le riforme, in particolare trovando la liquidità necessaria senza aumentare ulteriormente il debito, non sarà facile: ci sono riforme dolorosissime da mettere in atto ma che i “poteri forti” per ora non consentono. Quando l’Europa ci continua a ripetere che è necessario fare bene “i compiti a casa”, credo intenda dirci proprio questo. L’esempio della Francia, cari amici, ci aiuta a capire meglio. Parigi finora ha potuto beneficiare di un trattamento di favore palese, rinviando di anno in anno il contenimento del deficit pubblico al di sotto del 3% del PIL, ora divenuto un obiettivo per l’anno 2016. 
Ma a fronte di questo beneficio, non ha messo in campo alcuna riforma, né ha risanato i conti, tanto che chiuderà presumibilmente anche il 2014 con un deficit al 4%. Anche il rapporto tra Debito Pubblico e PIL è previsto superiore al 100% fino al 2016. Eppure, nonostante l’elasticità concessa, l’assenza di riforme e i conti in disordine, l’ipotizzata crescita non c’è stata: la Francia è risultata stazionaria, con la sua economia stagnante e  timori di una possibile ricaduta nella recessione.
L’Italia è ora nel suo semestre di Presidenza. Renzi, però, non potrà aspirare a ricevere dall’Europa un assegno in bianco, né sognare una “Santa Alleanza” italo-francese contro la Germania!
Il Presidente François Hollande, pur preoccupato quanto il nostro Renzi per la situazione, tutto può permettersi, tranne che di passare come un paladino del lassismo fiscale europeo, rischiando, dopo quella degli elettori, la sfiducia dei mercati.
Credo che l’Italia, arrivati a questo punto,  abbia davvero esaurito il ‘libro delle scuse’. Senza riuscire a portare avanti tutte quelle riforme strutturali annunciate, non ci sono molte soluzioni per poter, davvero, “cambiare verso” all’Italia. Per fare tutto questo, però, sarà necessario partire dall’alleggerimento del pesantissimo debito pubblico; solo in questo modo potranno essere reperite le risorse necessarie.  Pur con molte cautele, penso che potrebbe essere percorsa anche una “via straordinaria”: quella recentemente ventilata dal sottosegretario Graziano Del Rio, ovvero una “Ristrutturazione del debito pubblico”.
Data la complessità di un’operazione di questo tipo, vi dirò la mia opinione in una prossima chiacchierata!
Grazie amici della Vostra attenzione.
Mario

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