Oristano 6 Luglio 2016
Cari amici,


Insomma, la
trasformazione del mondo in “digitale”, soprattutto attraverso l’adozione di
dispositivi personali e l’attivazione di connessioni M2M (machine-to-machine),
avrà un impatto sempre maggiore sulla crescita del traffico. Nel corso dei
prossimi quattro anni, le reti IP globali supporteranno fino a 10 miliardi di
nuovi dispositivi e connessioni, passando da 16,3 miliardi nel 2015 a 26,3
miliardi entro il 2020. Secondo le proiezioni, i dispositivi e le connessioni
pro-capite saranno 3,4 entro il 2020, rispetto ai 2,2 nel 2015.
In Italia saranno 482,3
milioni i nuovi dispositivi connessi nel 2020, rispetto ai 276,9 del 2015, con
8,1 dispositivi connessi a testa, rispetto a 4,6 del 2015: difficile a credersi
ma è un dato molto vicino alla realtà. In effetti attraverso Internet ormai si muove
un po’ tutto: le applicazioni come la videosorveglianza, i contatori
intelligenti, le soluzioni digitali per il monitoraggio della salute così come
un'altra miriade di servizi; la tecnologia M2M sta generando nuove capacità nella rete e una crescita incredibile
del relativo traffico. Le innovazioni nell’ambito dell’Internet of Things
(IoT) continuano a crescere, favorendo l’aumento del traffico IP nel mercato. Questo
ha portato a calcolare che nella globalità le connessioni M2M cresceranno di
quasi tre volte, passando da 4,9 miliardi nel 2015 a 12,2 miliardi entro il
2020, rappresentando circa la metà (46%) del totale di dispositivi connessi.
In Italia, i moduli M2M
nel 2020 rappresenteranno il 66% (316.0 milioni) di tutti i dispositivi
connessi rispetto al 50% (138.4 milioni) del 2015, pari a una crescita annua
del 18% (CAGR). Il segmento consumer dei dispositivi medici connessi sarà il
settore con la maggior crescita (a cinque cifre) di connessioni M2M, che
passano dai 144 milioni del 2015 ai 729 milioni del 2020. Globalmente il
segmento dei dispositivi home
connessi registrerà il più grande volume di connessioni M2M: dai 2,4 miliardi
di connessioni del 2015 si passerà ai 5,8 miliardi previste per il 2020. I
volumi sono in forte crescita in tutti i settori.

Che dire, cari amici, un
traguardo davvero importante quello che si sta per raggiungere, anche se per ora limitato
ai Paesi così detti “sviluppati”; sono ancora tante, infatti, nel mondo le
persone che ancora non possono utilizzare Internet: ad oggi sono quantificate in oltre 4
miliardi, dislocate in particolare nei Paesi meno sviluppati. Questi i dati
forniti nel rapporto steso da “Alliance
for Affordable Internet” (A4AI), una coalizione formata nel 2013 da Google,
Facebook, Microsoft, Intel e Cisco, con il fine di costruire una rete alla
portata di tutti.
Il diritto di accesso
universale a Internet è stato sancito dalle Nazioni Unite nel Settembre 2015,
in occasione dell’ultimo Summit sullo sviluppo sostenibile, che fissò per il raggiungimento del traguardo proprio il 2020. Periodo troppo breve (5 anni) quello previsto, in quanto sarà necessario maggiore tempo. Infatti, nonostante l’avanzamento tecnologico prima evidenziato, il
traguardo fissato appare ancora lontano. Di questo passo gli obiettivi stabiliti dalle
N.U. slitteranno presumibilmente al 2040 con un ritardo di ben 20 anni rispetto alle
previsioni.
Ai ritmi correnti, infatti,
nel 2020 sarà connesso a Internet solo il 53% della popolazione globale e
appena il 16% degli abitanti dei Paesi più poveri. Questo significa che in
molte nazioni povere altre generazioni verranno tagliate fuori dalla
rivoluzione digitale: soprattutto verranno lasciate fuori le fasce meno
abbienti e le donne, queste le due categorie maggiormente penalizzate ed escluse
dall’accesso alla rete.
Cari amici, purtroppo il mondo continua a camminare a due velocità; la mia
considerazione finale è questa: se è vero (come è vero) che il mondo cambia in continuazione, è
altrettanto vero che il divario tra ricchi e poveri, tra uomini e donne,
nonostante i tentativi (spesso solo di facciata) RIMANE! Insomma, tutto continua a rimanere…come prima!
A domani.
Mario
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