sabato, agosto 17, 2013

UN AGOSTO CHE NON DIMENTICHERO’: LE FORTI EMOZIONI DI UN GIORNATA DI MEZZA ESTATE. LO SHOCK DELLA VIOLENZA GENERA SENTIMENTI NEMICI DELLA SOLIDARIETA’.



Oristano 17 Agosto 2013
Cari amici,
chi mi conosce da lungo tempo, cosi come chi ha, pur non conoscendomi a fondo, letto il mio libro “Marieddu” sa che non solo non sono ricco ma che ho avuto un’infanzia ancora più spartana.
Ho lottato a lungo per realizzarmi nella vita, affrontando sacrifici di non poco conto, e camminando nella mia strada sociale senza mai prevaricare nessuno: né nella vita familiare né in quella lavorativa e, in particolare, nella vita civile. Sono sempre stato parco in tutto: nel vestire, nell’alimentazione, nei divertimenti. Nel lavoro ho viaggiato molto, utilizzando una dozzina di autovetture (con le quali ho percorso oltre un milione e mezzo di chilometri) e subendo anche, nel mio itinerario di servizio, un terribile incidente stradale al quale sono miracolosamente sopravvissuto. Porto ancora i segni di questo incidente (mi è stata riconosciuta un’invalidità del 25%) che mi tormenta non poco, soprattutto nel periodo invernale.
In questo percorso di vita ho avuto la fortuna di avere a fianco una moglie eccezionale, Giovanna, con la quale ho affrontato tutte le problematiche che si sono presentate: non ultima quella di arricchire la nostra casa con l’adozione di un bambino, Santino, che accompagna la nostra vita da oltre 26 anni. Con non pochi sacrifici siamo riusciti a realizzare alcuni sogni, tra cui quello di una bella casa, rinunciando, spesso, a spese voluttuarie e vacanze. Il nostro ultra quarantennale percorso di vita comune è stato, di anno in anno, festeggiato con piccoli o grandi segni di stima reciproca: orecchini, anelli, spille, collane, bracciali, orologi e quant’altro significasse amore, stima e affetto reciproci. Il nostro piccolo tesoro (se cosi lo possiamo chiamare) era arricchito dai segni significativi del mio percorso lavorativo: medaglie d’oro del Banco di Sardegna, dell’Università, e dai “regali” ricevuti per le ricorrenze importanti, a partire dalle catenine e dai bracciali ricevuti per il battesimo o la cresima.
Questi importanti segni, riepilogativi di un “percorso di vita” spesso faticoso e anche doloroso, erano custoditi in una piccola ma robusta cassaforte, unitamente ai nostri documenti personali.
 












Mai e poi mai avrei pensato che una mano ingorda e rapace avrebbe osato strappare, con le sue unghie affilate, in un brutale intrusione notturna, questi segni importanti, significativi, di  una intera vita di lavoro! Ritrovarsi di colpo cosi violentati, spogliati non solo del valore venale ma in particolare di quello affettivo e sentimentale, è qualcosa che lascia senza fiato! Qualcosa che ti fa provare, toccare con mano, il dolore della violenza, della spoliazione, della sopraffazione. 
Non sono razzista: non lo sono mai stato. Ma l’idea, ventilata da molti, che l’aumento di questi atti di violenza sia da attribuire ai “nuovi arrivi”, agli extracomunitari, zingari o esponenti a vario titolo di popolazioni dell’Est, inizia a far covare in me una “repulsa” verso queste “migrazioni” che continuano e che non accennano a diminuire. Alimentare l’odio razziale, farsi dominare dagli stereotipi, chiudere le nostre porte all’accoglienza sta diventando sempre più un costante “luogo comune”. Leggere, poi, che sono in crescendo anche le aggressioni non solo ai beni ma anche alle persone, in particolare all’interno delle loro abitazioni, sta facendo montare ulteriormente il rifiuto all’accoglienza. In questo momento se si votasse per un referendum per rimandare a casa tutti gli extracomunitari presenti nel nostro Paese credo che forse voterei SI.

Non è facile assorbire un danno rilevante, soprattutto se questo incide fortemente sui tuoi sentimenti. Oggi quando entro in casa non la sento più come la “mia oasi protetta”: all’interno di essa, pur invisibile, è ancora presente la sporca mano della violazione, dell’intrusione nella mia privacy: sento un freddo soffio estraneo, che pur nella calura d’agosto, ha attraversato come un gelido soffio mortale tutto il mio Io, facendomi rabbrividire.
Non è facile accogliere l’invito dei tanti amici che mi abbracciano e mi ripetono in continuazione che , nonostante tutto, “…la vita continua!”.
Mario

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