Oristano 5 Maggio 2013
Cari amici,
nella mia precedente riflessione del 2 Maggio, sempre relativa al “Pianeta Giovani”, ho esaminato le tendenze giovanili, relativamente alla moda ed all’abbigliamento. Il mio esame ha riguardato soprattutto le motivazioni che sono alla base della differenziazione: quelle relative al “distacco”, alla separazione, dal mondo degli adulti e dal loro modo di vivere, partendo dal vestire; una specie di “rottura” dalla generazione che li ha preceduti e dalla quale si vogliono distinguere. Uno dei veicoli (non l’unico) per esercitare questa “rottura” è appunto costituito dall’abbigliamento. Un altro, ugualmente importante è quello di tatuarsi il corpo. E’ del tatuaggio, infatti, che oggi parleremo.
Questo bisogno dei giovani di “andare controcorrente” è presente soprattutto tra gli adolescenti, che cercano di esprimere le loro preferenze, ancora poco marcate in quanto in fase di crescita e quindi non consolidate, in modo caotico e poco chiaro. Fase, quella adolescenziale, incerta, dove le preferenze devono ancora maturare. Età in cui devono ancora consolidarsi gusti e soprattutto certezze, permanendo in Loro, però, il forte bisogno di distinguersi, di differenziarsi dagli adulti, rifiutando di conformarsi, alla precedente generazione. In questi giovani privi di certezze, in cerca di autostima, il fastidioso rifiuto del presente, del “dejà vu”, li spinge a cercare qualcosa di diverso, anche se sbagliato. Ecco, allora, la ricerca, anche trasgressiva, di cambiamento, per apparire “diversi”, forti e decisi, non acquiescenti. Comportamento apparentemente forte ma che, spesso, nasconde paure, insicurezze, disagi e difficoltà. La paura inconscia di affrontare il mondo, anziché spingerli verso l’ala protettiva della “vissuta” generazione precedente, li porta, invece a cercare una solidarietà di gruppo, dove, scomparsa o sminuita la logica ed il pensiero individuale, prevale quella del gruppo: si sta insieme ascoltando la stessa musica, vestendosi nella stessa maniera, trasgredendo, spesso anche pericolosamente ( le prime volte si spinella o ci si droga in gruppo), tutti insieme.
Il gruppo è una realtà che, spesso, assorbe l’identità individuale. Appartenere ad un “gruppo” per molti è essenziale. Uno dei segni “visibili” dell’appartenenza ad un gruppo, oltre l’abbigliamento, è il tatuaggio. Cristina Koch, esperta psicoterapeuta che opera a Milano sostiene che “L'esigenza di tatuarsi nasce da un positivo recupero del rapporto col corpo. Ci si riappropria di sé per fare del proprio corpo una identità, una bandiera. Paradossalmente, si fa ciò per entrare in un gruppo: il branco, i coetanei, ma anche il mondo adulto. Una sorta di rito di iniziazione moderno, che passa anche attraverso il bisogno di provare quel dolore che la nostra società rifiuta e nega. A volte è una dimostrazione d'amore estrema. Ma, più in generale, da tutte le esperienze di iniziazione, dal primo giorno di scuola, al militare, al primo rapporto sessuale, in fondo si esce con qualche segno, qualche cicatrice indelebile, magari solo psicologica».
Tatuarsi è nella natura stessa dell’uomo. La storia del tatuaggio conferma che da sempre l’uomo ha usato il proprio corpo per comunicare eventi importanti. La sua è una storia millenaria. È tatuato l'uomo di Similaun, la mummia di un viandante che risale al 5000 a.C.: mostra dieci linee parallele sulla schiena e una croce, nella parte interna del ginocchio. In Egitto sono state trovate bambole di argilla tatuate che risalgono al 4000 a.C. Da qui, il tatuaggio simbolico si sarebbe diffuso a Creta, in Grecia, in Persia, in Arabia, in Asia, nella Cina Meridionale e in Giappone. I Celti, 3000 anni fa si tatuavano sul corpo i simboli delle divinità. A Roma, i legionari portavano sul braccio il nome del loro generale e la data d'ingaggio. Il tatuaggio divenne poi il contrassegno degli schiavi e dei malfattori, mentre i primi cristiani, costretti alla clandestinità, lo utilizzavano come simbolo di fede e di riconoscimento. Finché, nel 787, papa Adriano emanò una bolla che lo metteva dal bando, seguendo il dettato di un passo del Vecchio testamento (Levitico 19), e il tatuaggio venne riservato alle adultere e ai criminali. I nobili del nord Europa, però continuavano a farselo fare, come pure i pellegrini che si recano nei luoghi sacri della cristianità. Il grande rilancio del tatuaggio avvenne con il boom delle esplorazioni geografiche, tra il XV e il XVII secolo. Il capitano James Cook, intorno al 1775, riportò in patria la tecnica tahitiana di pungere la pelle e riempire le incisioni con pigmenti colorati e la stessa parola tatuaggio, che deriva da "tatau", cioè scrivere sul corpo.



Eppure il tatuaggio, in origine, era nato come “rispetto della tradizione” e come segno di appartenenza a un gruppo, quindi per “Omologazione”, non per rottura di questa! Sembra esserci contraddizione, quindi, tra l’antica tradizione e le odierne motivazioni. È curioso anche il fatto che una volta chi decideva di tatuarsi dimostrava grande sicurezza in se stesso e disinteresse per il giudizio altrui! I ragazzi di oggi, invece, spesso scelgono il tatuaggio proprio per il contrario: per l’insicurezza, per esorcizzare la paura, per la solitudine. Ha detto il giapponese Yosihito Nakano, in arte Horyioshi III, massimo esponente dell'irezumi, il tatuaggio tradizionale giapponese: “Il tatuaggio è molte cose. È corpo, ma è anche spirito. Penso che tatuarsi sia legato a una crisi generale di identità: attraverso questa pratica l'uomo riafferma la sua esistenza fisica e mentale. Una moda passeggera? Forse. Ma dietro le mode spesso si celano interrogativi inquietanti, esigenze inspiegabili”.
Quali, oggi, le ragioni di una rinascita cosi forte per il tatuaggio? Gioca certamente un ruolo importante l'influenza che i divi del cinema e le rockstar, hanno sui “gruppi” giovanili che con atto di emulazione adottano le scelte fatte dal Loro idolo. Tatuaggio-mania quindi, esplosa tra i giovani in modo incontrollabile, a cui si aggiunge quella dei piercing, nella più svariate parti del corpo, a partire dal viso. Quella che dieci anni fa sembrava l'ennesima moda “usa e getta”, adottata dai teen ager in cerca di emozioni forti e destinata a finire con l'estate, è diventata, invece, un fenomeno sociale che non accenna a tramontare. Si parla di almeno un milione e mezzo gli italiani tatuati, per lo più fra i 18 e i 30 anni.
Il fascino della “body art” affascina anche i più timorosi, quelli che non riescono a spingersi a realizzarsi decorazioni permanenti sul loro corpo. Cercano, allora, la via di mezzo: la decorazione non permanente, temporanea, applicando sul corpo il tatuaggino "usa e getta". I più nuovi sono i Crystal Tattoo lanciati da Swarovski: piccole gocce di cristallo adesive che disegnano fiori, stelle, farfalle, cuori, fiocchi di neve. L'ultimissima follia? A Manhattan, nei saloni di bellezza importanti, si applicano questi piccoli cristalli sul pube completamente depilato. Successo assicurato! Pare vi siano liste d’attesa lunghe più di una settimana!

Potenza del tatuaggio!
Cari amici, le riflessioni sul pianeta giovani non sono ancora terminate: come promesso, esamineremo altri due argomenti: uno sulla chirurgia estetica ed uno sul sesso. A presto!
Cari amici, le riflessioni sul pianeta giovani non sono ancora terminate: come promesso, esamineremo altri due argomenti: uno sulla chirurgia estetica ed uno sul sesso. A presto!
Grazie, cari amici della Vostra attenzione.
Mario
Mario
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