domenica, gennaio 18, 2026

ECCO I "MARANZA", GIOVANI ITALIANI DI SECONDA GENERAZIONE, DI ORIGINE NORDAFRICANA, TURBOLENTI E AGGRESSIVI CHE VIVONO PER STRADA.


Oristano 18 gennaio 2026

Cari amici,

I “MARANZA”, secondo l'opinione pubblica corrente, sono giovani dai 9 ai 17 anni, che vivono per strada, destreggiandosi tra furti e piccole rapine; cresciuti in periferia, sono in gran parte di origine nordafricana, diventati "italiani della seconda generazione", esponenti acquisiti, dunque, della nuova società multiculturale italiana. Sono soggetti aggressivi e turbolenti, che mettono in piedi delle aggressive baby gang che stanno diventando sempre più pericolose.

In un’Italia sempre più multiculturale, per molti di loro la strada non è solo un luogo fisico di transito, ma uno spazio da governare, dove esprimere la loro socialità e quel senso di appartenenza, a volte l’unico modo col quale sentirsi presenti e importanti. In molti casi questo bisogno di riconoscimento può sfociare in comportamenti problematici. Il pericoloso fenomeno divide l'opinione pubblica: c’è chi li liquida come teppisti e chi, invece, vi legge il segnale di un disagio giovanile più profondo, fatto di fragilità, precarietà e richiesta di attenzione.

Ma vediamo come è nato il termine "MARANZA", col quale vengono definiti. Questo termine "Maranza" nasce a Milano negli anni Ottanta; si tratta di un tipico linguaggio regionale giovanile, usato ne periferie meneghine. Già Jovanotti nel suo brano Il capo della banda del 1988 diceva: “Mi chiamo Jovanotti e sono in questo ambiente; di matti di Maranza e di malati di mente […]”. La parola aveva, dunque, già preso piede e indicava una categoria ben precisa di persone: i ragazzi di strada tamarri, con un look appariscente e un atteggiamento da duri.

L’etimologia di questo neologismo è incerta: per alcuni deriva dal sostantivo "marocchino" unito all'aggettivo "zanza", cioè "furbo" in dialetto milanese); per altri "Maranza" deriva dal termine che nel sud indica la melanzana, usata però in senso dispregiativo. Il sostantivo è sopravvissuto nel lessico giovanile degli anni Novanta e Duemila, ma se prima era legato al mondo della musica dance e ai locali notturni, oggi il “maranzino” ha assunto ulteriori sfumature dense di un nuovo significato, valido ed esteso a livello nazionale, grazie alla forte diffusione dei social e alla moda.

I "Maranza" di oggi, riuniti come detto in baby gang, adottano uno stile di abbigliamento particolare: tute in acetato, occhiali vistosi, maglie del Manchester o del Milan, ai piedi Air Jordan e in testa cappellini, al collo catenine d’oro e ovviamente l’immancabile “borsello”, la borsa a tracolla, preferibilmente con il marchio in bella vista, non importa se reale o tarocco. È un’estetica che mescola moda sportiva, cultura urban e un certo orgoglio per le proprie origini popolari. L’attenzione verso il proprio look non è una novità, in quanto una subcultura per differenziarsi definisce se stessa anche attraverso dei precisi codici estetici e di abbigliamento.

Il loro modo particolare di vestirsi ci fa tornare con la mente nelle mode del passato, quando venivano esibiti look fantasiosi nello stile degli hippie,  dei punk, degli emo e dei goth. Anche oggi al loro particolare modo di vestire si accompagna la predilezione per alcuni generi musicali: la playlist è composta da trap, rap e  drill, un sottogenere trap nato a Chicago nel 2010. Indubbiamente quello dei Maranza è un fenomeno sociale che si basa, quindi, su un senso di appartenenza al gruppo, costruito sul conformismo alle norme e ai codici che lo regolano.

Vivere all’interno di un gruppo significa entrare nell’ottica del differenziarsi, del costruire un modo di “essere diversi”, ovvero distinguersi dalla massa, anche a discapito della propria espressione individuale. Dal punto di vista comportamentale, infatti, il Maranza si muove spesso in gruppo, parla con un tono diretto e a volte aggressivo, utilizzando un lessico colorito e volgare (seppure non sia la norma), ostentando sicurezza con velata arroganza. Con l’avvento dei social, i Maranza si sono fatti conoscere passando dalle periferie fisiche alle piazze digitali. Su TikTok il “Maranza-core” è diventato un genere di video virali, ricchi di coreografie in tuta, auto di lusso, frasi in slang e un’ironia che gioca tra provocazione e auto-parodia, che indica una consapevolezza del fenomeno sociale al quale sanno di appartenere e degli stereotipi in cui si riconoscono.

Cari amici, se il loro modo di differenziarsi, di distinguersi, può essere un modo affascinante per esprimere appartenenza e identità in modo autentico, dall’altro, tale loro forte necessità di visibilità ha generato in coloro che non sono addentro al fenomeno reazioni alquanto avverse: i Maranza sono stati accusati (spesso a ragione...) di promuovere comportamenti antisociali. E spesso, purtroppo, questa è la verità.

A domani.

Mario

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