martedì, gennaio 27, 2026

L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ HA DICHIARATO LA SOLITUDINE UNA VERA EPIDEMIA MONDIALE.


Oristano 27 gennaio 2026

Cari amici, LA "SOLITUDINE", secondo L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ (OMS), rappresenta attualmente una minaccia alla salute globale degli individui e delle Comunità. Secondo gli esperti, infatti, gli effetti della solitudine sulla mortalità sarebbero equivalenti al fumo di 15 sigarette al giorno e persino peggiori degli effetti dell’obesità e dell’inattività fisica (Holt-Lunstad, Robles, Sbarra, 2017). Il problema è diventato di estrema gravità, tanto che l’isolamento sociale e la solitudine, pur essendo fenomeni differenti, risultano altamente interconnessi.

Si, amici, la carenza di “connessioni sociali” mette a rischio la salute psicofisica e la longevità degli individui: secondo alcuni studi la solitudine e l’isolamento sociale aumentano il rischio di morte prematura rispettivamente del 26% e del 29% (Holt-Lunstad, Smith, et al., 2015). E non è tutto. Dagli ultimi studi è emerso che la solitudine e l’isolamento sociale sono fattori di rischio per la salute mentale, associati ad un maggior rischio di esordio e mantenimento di disturbi d’ansia, depressione e demenza (Mann et al, 2022; Penninkilampi et al, 2018).

I disturbi d’ansia e depressivi sono spesso caratterizzati dalla tendenza al ritiro sociale, che porta la persona ad isolarsi restando in solitudine. E d’altro canto, queste condizioni di solitudine e isolamento sociale aumentano il rischio di sviluppare disturbi depressivi e disturbi d’ansia, o di peggiorare sintomi ansiosi-depressivi già in essere (Domènech-Abella, et al., 2019; Loades et al., 2020). Al contrario, il supporto sociale e la presenza di condizioni di connessione sociale sono fattori protettivi essenziali anche in popolazioni caratterizzate da altri fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi depressivi.

Il problema, amici, è davvero serio, se pensiamo che sia la solitudine che l’isolamento sociale superano i confini geografici e generazionali: si riscontra, infatti, in modo trasversale in diverse età e in diversi Paesi, e ha impatti gravi sulla salute mentale e fisica e sul benessere degli individui e delle Comunità. Negli anziani, la solitudine è associata ad un aumento del rischio del 50% di sviluppare demenza e a un aumento del 30% di probabilità di avere ictus o episodi di coronaropatia (Kuiper, Zuidersma, Oude Voshaar, 2015; Valtorta, Kanaan, Gilbody, 2016).

La solitudine non un male riservato alla Terza Età, in quanto impatta anche sulle nuove generazioni. Secondo alcuni studi, tra il 5 e il 15% degli adolescenti sarebbero isolati socialmente e vivrebbero elevati livelli di solitudine (Surkalim et. Al, 2022), con una percentuale in ulteriore ascesa nei Paesi africani rispetto ai Paesi europei. I giovani che riferiscono elevati livelli di solitudine a scuola sono più a rischio di abbandono scolastico, anche universitario, così come la sensazione di sentirsi poco connessi agli altri sul lavoro si riflette su una scarsa soddisfazione e performance lavorativa.

Come affrontare, dunque, l'epidemia di solitudine che appare sempre in aumento? Vediamo le indicazioni fornite dall'OMS per gestire il rischio di solitudine e isolamento sociale. Per affrontare l’epidemia di solitudine, in quanto una condizione che si sta espandendo in maniera preoccupante, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha istituito per il triennio 2024-2026 una commissione specifica, chiamata Commission on Social Connection, per mettere a punto un’agenda e una serie di azioni volte a promuovere consapevolezza e affrontare il rischio di isolamento sociale e solitudine nella popolazione.

L’epidemia di solitudine e isolamento sociale, esacerbata e resa più visibile nelle fasi della scorsa pandemia da COVID-19, permane ad oggi come un tema di minaccia globale alla salute psico-fisica. Ricostruire le connessioni sociali sfilacciate deve diventare oggi una priorità per la salute pubblica globale; sarà pertanto necessario sia riorientare noi stessi, ma soprattutto le nostre Comunità e le nostre Istituzioni per dare priorità al ripristino delle connessioni umane e delle relazioni sociali sane (Vivek Murthy, US Surgeon General, Advisory, 1° Maggio 2023).

Cari amici, combattere la solitudine è un impegno inderogabile, se vogliamo che la società riprenda quel vivere sociale, quello stare insieme che è la vera essenza della vita relazionale dell’uomo. La solitudine non è un male inevitabile, ma un segnale di grande fragilità collettiva. Possiamo ancora evitare che la solitudine diventi la nuova epidemia del futuro, ma per prevenirla dobbiamo operare con determinazione per costruire Comunità resilienti e instaurare con gli altri relazioni autentiche. In un’epoca di iperconnessione più virtuale che reale, riprendiamo a praticare la grande la vera “Connessione fisica”, quella della vera vicinanza umana, fisica e spirituale!

A domani.

Mario

 

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