martedì, gennaio 13, 2026

SEI ANCHE TU UN “PEOPLE PLEASER”? OGGI SONO IN TANTI QUELLI CHE, PER COMPIACERE GLI ALTRI, TRASCURANO SE STESSI…


Oristano 13 gennaio 2026

Cari amici,

La vita moderna, in particolare quella del Millennio che stiamo vivendo, è sempre più condizionata dalle relazioni virtuali, in particolare effettuate nel Social, trasformando i necessari contatti umani da genuini e sinceri, in finti e compiacenti. La nostra vita, in questo modo, risulta fatta più di apparenza che di sostanza. È un modo per mostrarci luminosi, per sembrare migliori, insomma. molto diversi da quello che siamo in realtà, perdendo in questo modo la nostra autenticità.

Questo anomalo comportamento risulta sempre più presente, sia nella vita reale che in quella virtuale, tanto che negli ultimi tempi è entrato nel linguaggio corrente il termine “PEOPLE PLEASING”, a significare il costante aumento del cercare di “Compiacere gli altri”. Ma dietro questa espressione apparentemente innocua si nasconde spesso una dinamica complessa, che riguarda il modo in cui noi costruiamo le relazioni, gestiamo i conflitti e percepiamo il nostro valore personale. Essere un people pleaser non significa semplicemente essere gentili o troppo disponibili nei confronti degli altri, ma, soprattutto, il fatto di mettere i bisogni degli altri davanti ai propri!

È questo un comportamento sotto certi aspetti irrazionale, che però, sempre con maggiore frequenza, viene adottato quotidianamente da molti, sia sui social che nei diversi contesti relazionali. Lo scopo? Operare per soddisfare il benessere psicologico degli altri, anche a costo di trascurare se stessi, seppure provando un silenzioso, certo disagio interiore. A ben pensare, amici, è un comportamento come minimo troppo altruista e problematico, che comporta, come conseguenza, dei notevoli, forti disagi sul benessere emotivo del soggetto.

Per comprendere meglio queste conseguenze, ecco il parere del dottor Francesco Paladini, psicologo e consigliere dell'Ordine degli Psicologi. Secondo il dotto Paladini il vero significato del PEOPLE PLEASING non è quello di essere semplicemente molto gentili con gli altri, ma, piuttosto un intrigante modo per cercare di stare “in relazione con gli altri” usando nei loro confronti il massimo compiacimento; insomma, trattasi di una strategia per sentirsi accettati e al sicuro. Chi mette in atto questo comportamento tende ad evitare il possibile conflitto, ha grande difficoltà a dire di no, sentendosi iper-responsabile emotivamente verso gli altri.

In realtà, “Non è una scelta consapevole – sostiene il dottor Francesco Paladini - ma un meccanismo automatico di ricerca di accettazione, che spesso la persona non riconosce nemmeno come tale. Questa grande disponibilità, la tendenza a mettere i bisogni altrui prima dei propri, a differenza della gentilezza autentica, lascia nella persona asservita spesso uno strascico di stanchezza, frustrazione e anche risentimento, perché nasce dalla paura di perdere la relazione, non da una scelta fatta liberamente”. A lungo andare, però, questo comportamento ha un alto costo emotivo e fisico.

Si, amici, dire sempre di sì (anche quando con tutte le proprie forze si vorrebbe dire di no) consuma le risorse mentali ed emotive, come una batteria che si scarica. Spesso, dopo essere stati accondiscendenti, anziché esprimere un’opinione diversa, ci si sente svuotati, delusi, e anche interiormente arrabbiati, dopo aver detto quel “SI” interiormente non condiviso; sì prova non solo ansia ma anche un senso di colpa, pensando di non aver pensato a se stessi. A differenza di chi è genuinamente gentile, il people pleaser spesso si pente dopo aver acconsentito, si sente svuotato e può arrivare a momenti di forte affaticamento, isolamento o burnout.

Cari amici, il “People pleaser” a lungo andare perde l’autostima, essendo succube e dipendente dal riscontro esterno, e questo innesca in lui una spirale logorante, fatta di esaurimento emotivo, senso di vuoto e perdita di identità. A quel punto risulta necessario cercare di iniziare a uscire dall’essere un PEOPLE PLEASING, smettendo di compiacere sempre, comprendendo che, comunque, ciò non significa diventare egoisti. Porre dei limiti all’essere sempre accondiscendenti, rende più autentici e veri. Bisogna arrivare a comprendere che “non compiacere sempre non significa smettere di essere meno gentili”, perché il dialogo con gli altri può essere costruttivo anche con lo scambio di opinioni diverse, evitando di accettare sempre per buone quelle degli altri!

A domani.

Mario

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