Oristano 11 gennaio 2026
Cari amici,
Per tanti, anche se non
per tutti, la vita non è mai stata facile, per cui, giorno dopo giorno, è
necessario operare con impegno, dedizione, caparbietà e accettazione. Non sempre, però, questo risulta
possibile, e allora diverse persone alquanto fragili entrano in profonda
sofferenza, perdendo praticamente “LA VOGLIA DI VIVERE”. Le cause possono
essere molteplici, come ansia, depressione, burnout, stress cronico o gravi traumi,
che all’inizio creano APATIA e mancanza di interesse, fino ad arrivare a lasciarsi andare, ad
arrendersi.
In questo millennio iper
tecnologico sono sempre più numerose le persone che vivono questo malessere silenzioso,
che porta ad una profonda di perdita della gioia di vivere. Questo stato patologico
è spesso celato dietro un’apparenza di normalità, anche se per la persona che
ne soffre risulta un male insidioso e di una certa gravità, incidendo sul suo benessere
mentale e fisico. La psicologia moderna segue con attenzione questo dramma,
impegnata ad identificare le abitudini silenziose che accompagnano questo stato
d’animo, nell’intento di meglio comprendere e cercare di intervenire nella maniera
migliore.
L’attenzione degli
psicologi è focalizzata in particolare sui meccanismi comportamentali,
emozionali e sociali, capaci di spegnere lentamente quel “luccichio” interiore
che dà senso alla nostra quotidianità. Bisogna agire caso per caso, cercando le
migliori strategie pratiche e professionali per affrontare il serio problema.
Gli interventi sono diretti a convincere la persona a prendersi cura del corpo,
stabilire delle piccole routine, riscoprire le passioni precedenti, oltre a
frazionare gli obiettivi. In questo modo l’aiuto psicologico professionale aiuta
a calmare l’ansia e la depressione, che sono sempre presenti.
Individuare la persona
colpita da questo male non è difficile: osservandola, si notano sia l’abbandono
delle precedenti relazioni, con conseguente, progressivo isolamento sociale, che
la riduzione dell’interesse verso le attività prima svolte e ritenute
gratificanti, fino ad arrivare ad un crescente distacco emotivo anche dalle
persone care. Questi segnali, chiamati anche “Abitudini silenziose”,
sono spesso poco evidenti, perché si manifestano senza clamore e sono spesso difficili
da riconoscere dall’esterno.
Amici, la prima reazione
negativa che compare all’instaurarsi di questo male è “L’APATIA”. La
parola apatia viene dal greco “a-pàtheia”, che vuol dire “assenza di passione”.
Con il termine apatia, infatti, ci si riferisce ad una sensazione profonda di vuoto
emotivo che fa vivere la vita in uno stato di totale indifferenza, come se ci
fosse un grande muro tra noi e il resto del mondo. Questo stato emotivo
comprende astenia, stanchezza cronica, esagerata passività e pigrizia,
malessere generale, mancanza di voglia di svolgere quelle attività che prima rendevano
felici, scarso appetito, perdita di iniziativa e di interesse, noia estrema e
alienante senso di vuoto.
Una delle domande che ci
poniamo è “Perché succede che si perde la passione per la vita? La
risposta non è facile. Spesso l’apatia costituisce un segnale interiore che la
propria vita quotidiana non è più adatta, non è più soddisfacente, e si ha bisogno
di un cambio drastico. A volte la causa risiede in meccanismi di pessimismo e
mancanza di entusiasmo appresi durante l’infanzia nell’ambiente familiare.
Altre volte l’apatia può essere una reazione a un’aspettativa delusa, come se
fosse un metodo più facile per canalizzare la rabbia e il disappunto.
Cari amici, l’apatia può
anche essere conseguenza di disturbi patologici di natura psichica, come la
schizofrenia, il disturbo bipolare o la distimia, o di natura neurologica come
il morbo di Parkinson, la malattia di Alzheimer. Può anche dipendere dall’abuso
di sostanze stupefacenti o farmaci. Come affrontare gli effetti dell’apatia? I
primi passi per uscire dall’apatia sono riprendere consapevolezza, accettazione
e forza di volontà. Inizialmente la famiglia può essere un aiuto prezioso, ma
senza effettivi risultati è necessario rivolgersi ad un buon psicologo, se si
vuole cercare di “Riaccendere la voglia di vivere”, e tornare così ad amare la vita.
A domani.
Mario








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