Oristano 3 gennaio 2026
Cari amici,
Siamo appena entrati nel
nuovo anno 2026, e ogni giorno ci rinnoviamo gli AUGURI, sperando che il futuro
(il domani) ci riservi più gioie che dolori, ovvero che sia alquanto migliore
dell'anno appena trascorso. Se è pur vero che la speranza è quel desiderio che sempre ci accompagna, auspicando giorni migliori di quelli di oggi, è necessario
evitare le false speranze, restando - nei liniti del possibile - con i piedi per
terra! A questo proposito voglio oggi riflettere con Voi sul pensiero di un grande del
passato: LUCIO ANNEO SENECA, il grande filosofo, drammaturgo e politico
romano.
Questo eclettico filosofo, più noto
come Seneca il Giovane, a Roma svolse anche un’attiva vita pubblica: fu senatore e
questore durante l'età Giulio-Claudia. Era un uomo che concepiva la vita dando un grande
valore al presente, evitando le facili illusioni e le speranze di un domani
migliore. Egli suggeriva di vivere ogni giorno come un nuovo inizio,
propiziandolo con buoni pensieri per liberare l'animo, focalizzandosi sulla
valorizzazione del tempo presente (essere "padroni dell'oggi"), piuttosto
che sperare passivamente nel domani migliore. Il vero augurio, per lui, era quello di trovare ogni giorno la
gioia interiore nella proprie virtù e non nei beni esteriori.
Nella sua filosofia
pratica i pensieri di Seneca, per l’inizio di un Nuovo Anno, erano questi: Ogni
giorno è un nuovo inizio, nel senso che Egli considerava ogni giorno come
l'inizio di un nuovo anno, cercando di propiziarselo con pensieri positivi capaci di liberare l'anima dalle meschinità. Dunque era importante Vivere il presente! Era questo un insegnamento chiave, nel senso di non sprecare il tempo, poiché è
l'unica cosa che ci appartiene veramente. "Sarai meno schiavo del domani,
se ti sarai reso padrone dell'oggi", sosteneva con convinzione.
Quanto alla “Felicità”,
questa non dipende mai da ciò che accade all'esterno, ovvero frutto di eventi fortuiti, ma dal lavoro interiore, dalla
virtù e dall'armonia con i propri principi morali; "la vera felicità deriva
dalla gioia interiore"! Inoltre, la sua convinzione era quella di mai dipendere dagli eventi esterni: per Seneca l’augurio
migliore è quello di godere di ciò che è proprio (l'animo e la coscienza) e non
dei beni esteriori che possono essere tolti dal caso. Per questo grande
filosofo il modo più profondo per fare gli AUGURI, in linea di massima, potrebbe
essere questo: «Che tu possa vivere ogni giorno di questo nuovo anno come un
inizio, prendendo possesso del tuo tempo e trovando la vera gioia nella forza
della tua virtù».
Amici, per Seneca un
nuovo anno pieno di gioia è quello privo di ambiguità: “Godi di ciò che è tuo”,
che non significa accontentarsi di poco né di rinunciare al mondo. Uno dei suoi
più famosi scritti è l’epistolario “LETTERE MORALI A LUCILIO”. Nell'Epistola 31 a lui diretta, il modo di Seneca di fare gli auguri si distingue
radicalmente dalle convenzioni sociali del suo tempo (e… del nostro). Ecco i
punti cardine del suo pensiero: al primo punto “Il rifiuto dei desideri
comuni”: Seneca invita a non augurare ricchezza, piaceri o successo
mondano; definisce questi "beni" come ingannevoli e potenzialmente
dannosi, poiché incatenano l'anima a bisogni insaziabili [1, 2]. Al secondo punto “L'augurio
di autosufficienza”: Il miglior augurio che si possa fare a un amico è che
egli "non abbia bisogno di nulla" se non di se stesso. Seneca scrive:
"Ti auguro di essere padrone di te stesso" [2, 3]. Al terzo punto: “L'elevazione
dello spirito”: Per Seneca, l'unico vero bene è la virtù. Augura quindi a
Lucilio di innalzarsi sopra le contingenze umane, cercando una felicità che non
dipenda dalla fortuna, ma dalla propria ragione e integrità morale [2, 4].
Al quarto punto “La
formula stoica”: Invece di augurare "buona fortuna", Seneca
augura la forza interiore per affrontare qualunque sorte. Il vero augurio è che
l'anima sia in grado di disprezzare ciò che la folla ammira, e di desiderare
solo ciò che è onesto [3, 4]. In sintesi, per Seneca fare gli auguri significa
auspicare che l'altro raggiunga la libertà spirituale, l'unico stato in cui
l'uomo diventa simile a un dio [2]. Insomma, amici, per Seneca è felice solo chi
è contento della propria condizione, qualsiasi essa sia, e gode di quello che
ha!
Cari amici lettori, io
credo che la filosofia di questo grande personaggio romano, Lucio Anneo Seneca, ci debba far riflettere anche oggi. Egli insegna, oggi come ieri, che la vita
felice è l'equivalente di un'esistenza basata sulla concretezza. Non serve, dunque, porsi domande su che cosa siamo, quale senso ha la vita, che cosa ci
riserverà il futuro...Perchè la felicità non è un elenco di giudizi ben
definiti da applicare alla vita, ma una maniera di viverla. Non aspettiamo,
dunque, la fortuna, ma viviamo con gioia la nostra posizione, qualunque essa
sia! Questa è la vera felicità.
A domani.
Mario








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