venerdì, gennaio 09, 2026

IL DIFFICILE PASSAGGIO DEL TESTIMONE ALLE NUOVE GENERAZIONI. PER I GIOVANI DI OGGI “L'ASCENSORE SOCIALE” È FERMO, BLOCCATO!.


Oristano 9 gennaio 2026

Cari amici,

Credo che un po’ tutti conosciamo il proverbio popolare "IL MONDO È FATTO A SCALE, C'È CHI SCENDE E C'È CHI SALE".  In realtà questo antico detto sta proprio ad indicare che nel mondo l’uguaglianza è solo teorica, in quanto le disuguaglianze sociali sono una realtà nota e consolidata da millenni. Esiste, ed è onnipresente, una “Gerarchia sociale” basata su “Sistemi di disuguaglianza strutturata” (stratificazione sociale), consolidata storicamente e culturalmente, che divide la popolazione in gruppi, in strati superiori (privilegiati, ricchi, potenti) e inferiori (meno privilegiati).

I principali criteri adottati da questa gerarchia sono: la ricchezza, il potere, lo status, l’istruzione (classi sociali: alta, media, operaia), o status ereditari (caste, ceti), influenzati da fattori economici (Marx), economici/culturali/politici (Weber) e dal "rango" psicologico-sociale; con il risultato che la società moderna è divisa in classi distinte. Stante queste diversità, in particolare nelle classi svantaggiate, alberga nelle famiglie un forte desiderio di riuscire a far passare i propri figli alla classe superiore, ovvero utilizzare quello che di norma è definito un “ASCENSORE SOCIALE”.

L'ascensore sociale, amici, è una metafora che sta ad indicare quella mobilità sociale indirizzata verso l’alto, nel senso di creare le condizioni per riuscire a migliorare la propria condizione socio-economica e, di conseguenza, cambiare posizione all'interno della gerarchia sociale di appartenenza (es. passare da un ceto più basso a uno più alto). È questo un processo che mira a creare le opportunità di crescita, istruzione e carriera, nel senso di cercare di salire caparbiamente la scala sociale, migliorando in questo modo il proprio futuro.

Ebbene, perché questo passaggio possa avvenire deve essere presente una variabile invisibile che decide il destino delle persone e delle nazioni ben più del Pil: LA VITALITÀ. Questo termine indica la capacità di un “Sistema-Paese” di proiettarsi nel futuro, di rischiare, di investire energia nervosa prima ancora che finanziaria. Non è esoterismo! L’economista John Maynard Keynes chiamava questa Vitalità “Animal Spirits”, ovvero mettere in atto tutti quegli impulsi psicologici che spingono ad intraprendere; oggi il Nobel Robert Shiller, con la sua “Narrative Economics”, dimostra che le economie crescono o crollano in base alle storie che la gente si racconta sul proprio domani.

Ebbene, amici, da noi in Italia questa Vitalità appare alquanto bassa, cosa che ci distingue non poco dai partner europei. Questa “stanchezza tecnica” è figlia di trent’anni di erosione che nessuno ha saputo invertire. Il problema non è solo biologico (fare pochi figli), è psicosociale. L’algoritmo vede l’Italia come un paradosso vivente. Siamo un organismo ricchissimo: seconda manifattura d’Europa, top 5 export mondiale, posizione geografica invidiabile e risparmio privato formidabile. I soldi ci sono, le competenze anche. Abbiamo il motore di una Ferrari, ma la mappa dice che la guidiamo col freno a mano tirato. Abbiamo barattato il rischio con la sicurezza. Il risultato è un ascensore sociale guasto, e i nostri giovani che scappano non solo per lo stipendio basso, ma per cercare un’aria diversa.

Si, amici, quando è "L’ascensore sociale è bloccato" i primi a fuggire sono i giovani, che cercano altrove ciò che non trovano in Italia. Tuttavia l’Italia non è finita, è solo bloccata! Per risalire la classifica per riprendere vigore, anzi meglio dire la “VITALITÀ”, serve una “Missione-Paese”. Serve un cambio di narrazione radicale. È già successo altrove, in Arabia Saudita per esempio, che dopo un lungo immobilismo e tanta gerontocrazia è stato lanciato il progetto “Vision 2030”, diventato alquanto dinamico e coinvolgente da attrarre capitali importanti.

Cari amici, in Italia uno dei possibili progetti economicamente rivitalizzanti riguarda l’”Economia del Mare”. Non solo turismo, dunque, ma Blue Economy strategica! Siamo la piattaforma logistica ed energetica del Mediterraneo, il ponte naturale tra l’Europa “stanca” e l’Africa “vitale”. Rimettere al centro il mare significa investire in infrastrutture, porti, dorsali energetiche, gestione dati, diplomazia. Significa trasformare il Sud da problema a motore e offrire ai giovani una sfida alla loro altezza. Siamo ricchi di passato. Ma la vitalità è l’arte di costruire il futuro. Come insegna il premio Nobel Robert Shiller, le narrazioni economiche diventano profezie che si auto-avverano. Se iniziamo a raccontarci come il ponte d’Europa e l’hub del Mediterraneo, l’algoritmo cambierà colore molto in fretta.

A domani.

Mario

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