Oristano 5 gennaio 2026
Cari amici,
In questo millennio ipertecnologico,
si sta sviluppando un fenomeno alquanto curioso. Un numero sempre maggiore di Adulti risulta attratto e acquista dei giocattoli non per i propri figli ma per se stessi! Sono persone che vengono definite "KIDULT",
e c’è da dire che rappresentano, pensate, il 28% del mercato ludico! Lo strano fenomeno è osservato da diverse angolazioni, cercando di capire perché questa nuova moda si sta sviluppando così velocemente. C’è chi ipotizza che gli adulti
che cercano questi giocattoli sono spinti dal bisogno di ridurre lo stress
quotidiano, e lo fanno cercando di rivivere con nostalgia quel particolare, gratificante periodo
dell'infanzia.
Si, potrebbe essere un cercare di riconnettersi
con i ricordi giovanili più cari, quindi, più che una regressione, una ricerca
di benessere e creatività, utilizzando il gioco come strumento di self-care e
socializzazione. L’analisi sociologica ha evidenziato che le ragioni principali
per cui gli adulti riprendono a giocare sono diverse. In primis la gestione
dello stress e la ricerca del benessere mentale: Il gioco funge da via di fuga
salutare dalle responsabilità e dalle pressioni quotidiane, migliorando in questo modo la
salute emotiva e sociale.
A seguire, contano anche la nostalgia e
i legami con il passato: molti adulti cercano di riattivare i piacevoli ricordi
d'infanzia, riavvicinandosi a passioni mai dimenticate. Anche la creatività e l’espressione
di sé risultano importanti: giocare permette di esprimere la propria
individualità in modo diverso rispetto al mondo del lavoro. Infine, il gioco facilita
la socializzazione: Il gioco diventa un'attività per connettersi con altri
adulti, ad esempio attraverso giochi da tavola o comunità di appassionati. Si,
tornare ai giochi giovanili ha un indubbio effetto gratificante: Il gioco
genera euforia e gratificazione immediata, simile a una scarica di dopamina che
aiuta a rilassarsi.
Amici, ci si chiede: questo
comportamento può essere considerato una tendenza passeggera, oppure un
sintomo di un più profondo disagio generazionale? Essendo una tendenza
culturale in rapida espansione, è probabile che prevalga l’ipotesi del disagio
generazionale, considerato anche che il fenomeno ha un impatto economico
significativo, in quanto sostiene economicamente l'intero comparto dei giocattoli. Tra i prodotti più
acquistati dai Kidult si trovano: Giochi da tavolo, Prodotti legati a mondi
fantastici e avventurosi, Articoli da collezione come le macchinine Hot Wheels.
I Kidult, oramai, non
possono essere considerati un fenomeno marginale, dato il fatto che, come
accennato prima, sono in crescita significativa. Nel 2023, secondo uno studio
della società britannica Mintel , il 28% degli adulti di età compresa tra 25 e
44 anni ha dichiarato di acquistare giocattoli per sé. Questa cifra è in
costante aumento dal 2019. I marchi lo hanno capito chiaramente: Lego, ad
esempio, ha lanciato "gamme premium" specificamente progettate per gli adulti,
che fondono nostalgia e raffinatezza.
Le analisi sul fenomeno
evidenziano anche il fatto che diversi critici lo vedono come un'estensione
della società dei consumi, dove tutto è mercificato, persino la nostalgia. Per
loro, il fenomeno dei Kidult viene sfruttato dai marchi come strumento di
marketing. In effetti, i prodotti mirati – spesso costosi – sono più orientati
al collezionismo che all'uso quotidiano e talvolta contribuiscono a un'immagine
autopromozionale sui social media.
Amici, questa
interpretazione, tuttavia, trascura un aspetto importante: per molti Kidult,
questi oggetti non sono solo un capriccio o una tendenza da postare su
Instagram; incarnano, infatti, una parte della loro identità. Diventano veicoli
di espressione personale, di connessione sociale e talvolta persino di
resilienza psicologica. In questo senso, essere un Kidult può anche essere un
atto di riappropriazione culturale! Nonostante il riferimento alla
"Sindrome di Peter Pan", il Kidulting è riconosciuto come un modo per
staccare la spina e riscoprire la gioia e la spensieratezza dell'infanzia.
A domani.
Mario








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