venerdì, gennaio 02, 2026

L'UOMO E LA RICERCA DEL SUO DIO CREATORE. L'ASCETISMO, CON LA RINUNCIA AI PIACERI TERRENI, EBBE INIZIO MIGLIAIA DI ANNI FA NELLA CIVILTÀ ORIENTALE.


Oristano 2 gennaio 2026

Cari amici,

Nella costante ricerca di un Essere Superiore, del proprio DIO, da parte dell'uomo, la pratica dell'ASCETISMO rappresenta quel desiderio di rinuncia ai piaceri del mondo, ottenuta praticando un individuale, severo autocontrollo (dal greco áskesis, "esercizio"), capace di dominare le passioni, e raggiungere la perfezione spirituale. Questa pratica si sviluppò sia nella civiltà orientale (in India) (Jainismo, Buddismo, Induismo) che nel Cristianesimo, con la motivazione di avvicinarsi all’Entità superiore ultraterrena (Dio/nirvana), distaccandosi dai piaceri materiali del mondo. Praticare l'Ascetismo, o ascèsi, significa prevedere l'abnegazione, la rinuncia al piacere materiale e la pratica delle virtù spirituali.

La storia dell’ASCETISMO parte dunque da lontano, affondando le radici nel millenni. Si presume che già nella civiltà della Valle dell'Indo (III millennio a.C.), venisse praticata all’interno di religioni come il Giainismo, il Buddismo e l’Induismo, come via verso la liberazione spirituale (Nirvana, Moksha). In Occidente, nell’antica Grecia, l'Ascetismo era praticato nelle antiche comunità religiose del pitagorismo, dell'orfismo e delle religioni misteriche. Pensatori come Plotino, lo consideravano come uno sforzo per liberarsi dai sensi e unirsi all'Uno (Dio).

Nel Cristianesimo, l’Ascetismo fu iniziato dai primi cristiani, che lo applicavano operando in povertà e umiltà, in particolare all’interno dei monasteri, e il “monachesimo” era vissuto come "fuga dal mondo" per seguire Gesù e la grazia divina. In linea generale l’obiettivo comune era quello di vincere il desiderio, purificare l'anima, controllare la corporeità e raggiungere un livello superiore di esistenza spirituale e/o di perfezione. L’Ascetismo era praticato in diverse forme: dai digiuni alla castità, dalla  povertà alla meditazione, dall’isolamento alla preghiera, tutte pratiche  svolte come "esercizio" (áskesis). Nel cristianesimo l’Ascetismo monastico non veniva praticato solo dagli uomini: con lo sviluppo del Monachesimo femminile, in epoca bizantina anche le monache lo praticavano.

I ricercatori archeologici dell’Istituto Weizmann, nel 2021 identificarono lo scheletro di una monaca le cui braccia, gambe e collo erano ricoperti da anelli di ferro, mentre sul ventre erano appoggiate delle piastre di metallo. «Una pratica ascetica comune a quel tempo era quella di avvolgere pesanti catene di metallo attorno al corpo per limitarne la mobilità. Questo ritrovamento è la prova che il rituale bizantino dell’auto-tormento era praticato anche dalle donne e non esclusivamente dagli uomini», come hanno spiegato i ricercatori in un articolo pubblicato sul Journal of Archaeological Science.

Come hanno avuto modo di precisare Zubair ʼAdawi e Kfir Arbiv, direttori degli scavi per l’Autorità israeliana per le antichità, che hanno effettuato gli scavi prima indicati, quelle identificate erano pratiche di «estremismo eccessivo». Monaci e monache cercavano costantemente di disciplinare il corpo per rafforzare l’anima. «Tra le forme di afflizione descritte nelle fonti, i monaci si sottoponevano a digiuni prolungati, si cingevano di catene di ferro attorno al corpo, si legavano a rocce, si caricavano di pesi, si costringevano a stare in piedi in cima a pilastri, rifiutavano di dormire…».

Cari amici, come ben sappiamo, col passare del tempo tutto cambia, svanisce, si trasforma. Oggi le forme più estreme di devozione a Dio nel Cristianesimo prevedono la decima, l'astensione dal consumo di carne il venerdì e durante la Quaresima, l'entrata eventuale in un ordine religioso con la consacrazione alla vita celibe e, talvolta, con la professione dei voti di povertà, castità e/o addirittura del silenzio. Tutte queste pratiche impallidiscono di fronte alle forme di ascetismo praticate nel periodo bizantino, quando i monaci più devoti si isolavano dal contatto umano nel deserto, limitavano il cibo e il sonno, si avvolgevano in scomode catene che provocavano dolore, vivendo una vita di sopravvivenza! Cari lettori, ho sempre pensato che, in tutte le cose, il giusto sta sempre nel mezzo: “IN MEDIO STAT VIRTUS” (Aristotele).

A domani.

Mario

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