ORISTANO 31 DICEMBRE 2025
Cari amici,
La BARBAGIA ha tradizioni antichissime, che si perdono
nella notte dei tempi. Il 31 dicembre a ORGOSOLO, viene ancora onorato un
antico rito, quello de “SA CANDELARIA”, una specie di questua festante, che
vede tanti bambini felici che, muniti di sacchettas (le capienti federe
bianche che si gettano sulle spalle a mo’ di bisaccia), bussano di casa in casa
per chiedere Sa Candelaria. Già delle prime ore del mattino e fino a
mezzogiorno le strade del paese dei murales si riempiono di gioiose voci di
bambini felici.
Il rito prevede di
suonare in ogni casa: Toc toc: “A nolla dazes sa Candelaria?” (Ce la date la
Candelaria?) ripetono euforici i bimbi con tono cantilenante sugli usci delle
porte aperte. Dall’altra parte, ad attendere quelle pacifiche incursioni mattutine,
ci sono le padrone di casa impazienti di riempiere i loro sacchi bianchi con
ogni ben di Dio. Caramelle, dolcetti, frutta, qualche soldino e soprattutto su
cocone, un quarto di quel buonissimo pane morbidissimo e conosciuto come "sa
tundina". Ma quali sono gli ingredienti de Sa Candelaria, insomma come si svolge questo curioso, antico rito?
I giorni precedenti la
fine dell’anno, le donne di Orgosolo si riuniscono in gruppo, in particolare
nel vicinato. È necessario preparare in casa il tipico pane a base di semola di
grano duro, lievito e strutto che, per via della forma rotonda, prende il nome
di "sa tundina", appunto. La sua lavorazione è lenta e laboriosa; l’impasto viene
manipolato con pazienza per ottenere dei dischi di pane che, prima di varcare
la bocca del forno a legna preriscaldato, sono messi a riposo tra teli di lino
e canapa. Sopra sa tundina sono tracciate delle croci, una al centro e una su
ciascuna delle quattro parti in cui dovrà essere suddivisa dopo la cottura.
È un pane davvero
meraviglioso, uno dei pani più buoni che io abbia mai mangiato, se non il più
buono! Quindi, vi do un consiglio spassionato: se mai doveste passare da
Orgosolo trovate il modo per procurarvi sa tundina e magari farvi anche una
piccola scorta per i giorni a seguire! Amici, vivere questa antica tradizione è
come tornare indietro nel tempo, rivivere quegli aggreganti momenti della vita
contadina, dove la fratellanza era il collante di quel piacevole stare insieme,
che lentamente è andato perduto.
Amici, la tradizione de Sa
Candelaria ha origini alquanto antiche. Max Leopold Wagner nel suo interessante
studio “La vita rustica (1996, pp. 169-171), pubblicato per la prima volta nel
1921, al paragrafo intitolato pani cerimoniali e decorati, riferisce
dell’usanza in voga in alcuni centri dell’isola, di mandare i bambini a
chiedere Su Kandelaryu (o Kandelarzu o Scandelau) proprio in occasione del
Capodanno. Su Kandelarzu, osserva lo studioso, aveva le fattezze di un pane
dalle rifiniture particolari che veniva donato insieme a una manciata di fichi
secchi e a un pugno di mandorle ai bambini che intonavano una canzone che
iniziava proprio con “Dademi su Candelarzu”.
Il Wagner riporta, come
già il Ferraro nei suoi Canti popolari in dialetto Logudorese (1891, p. 11),
così come il Calvia-Secchi, il fatto che riconosceva nel termine kandelaryu una forte
assonanza con l’antico donum calendarium, la strena calendaria citata da S.
Gerolamo. È ancora il Wagner a specificare in una nota (La vita rustica, 1996,
p. 170, nota 201) che “spesso le parole romanze derivate da calendae designano
una focaccia di Natale o un dono natalizio” e, come “anche in Grecia e nelle
zone del Levante abitate dai Greci, nella settimana tra Natale e Capodanno, i
ragazzi vadano di casa in casa al suono della musica … Queste processioni si
chiamano nell’Oriente kavlanda e ricordano la festa delle calende celebrata a
Bisanzio il primo gennaio con una grande mascherata.
Cari amici, anche Grazia
Deledda, come risulta dai suoi contributi scritti tra il 1893 e il 1895 per la
Rivista delle tradizioni popolari italiane e riuniti nella raccolta intitolata
Tradizioni popolari di Nuoro edita da Ilisso nel 2010, riferendosi al contesto della sua Nuoro parla
de Su Candelariu descrivendolo come un piccolo pane “bianco, frastagliato,
lucido, in forma di uccello e di altri animali” che veniva donato ai bambini al
momento della questua di fine anno. Personalmente credo che tramandare le nostre tradizioni
sia un dovere da non dimenticare MAI! Buon NUOVO ANNO 2026 a tutti!
A domani.
Mario








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