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giovedì, novembre 02, 2017

ZUCCHERO AMARO. SAI QUANTO ZUCCHERO SI BUTTA VIA CON LE BUSTINE PRECONFEZIONATE? L’INGENTE SPRECO È FORSE DOVUTO ANCHE AD UNA RESTRITTIVA INTERPRETAZIONE DELLE NORME CEE.



Oristano 2 Novembre 2017
Cari amici,
L'argomento di oggi è apparentemente dolce: voglio parlarvi di zucchero. Si, proprio del noto dolcificante che dovrebbe rendere la nostra vita meno amara, anche se non sempre: a volte, seppure indirettamente, ci regala anche un retrogusto direi proprio amaro! “Basta un poco di zucchero e la pillola va giù”, recitava una vecchia canzone degli inizi del secolo scorso, ma allora non si trattava certo di quello oggi fornito in bustina! 
Si, amici, oggi parliamo proprio dell’utilizzo dello zucchero, quello fornito nei pubblici esercizi obbligatoriamente  in bustina, come imposto a bar e ristoranti da un Decreto Legislativo del 2004, emesso in attuazione di una Direttiva Europea del 2001.
Secondo la nuova norma di legge “lo zucchero di fabbrica e lo zucchero bianco possono essere posti in vendita o somministrati solo se preconfezionati”. Dopo l’approvazione di questa norma, la cui violazione avrebbe comportato multe che vanno dai 2.000 ai 6.000 euro, sono dunque sparite le zuccheriere apribili e, per paura di sbagliare, anche quelle più recenti, quelle col beccuccio-erogatore, predisposte dall’esercente e senza possibilità di manipolazione da parte del cliente, che si limita esclusivamente a versare lo zucchero dal beccuccio.
La Federazione Italiana Pubblici Esercizi, attraverso il suo ufficio studi, ha calcolato che gli sprechi, conseguenti all'eliminazione delle zuccheriere dai banconi, sono stati molteplici: l’uso delle bustine genera ben 14mila tonnellate di rifiuti aggiuntivi e 64 milioni di euro di maggiori costi a carico sia di consumatori che dei pubblici esercizi. La Federazione ha comparato i consumi di zucchero in bustina con quelli precedenti in zuccheriera (che consentivano di dosare perfettamente la quantità di zucchero necessaria), rilevando dati che sorprendono non poco: un consumo annuo di 46,3 milioni di kg contro i precedenti 32,4 milioni che, tradotti in moneta sonante, evidenziano un costo di 92,6 milioni di euro per lo zucchero in bustine contro i 29,2 milioni di euro per quello fornito in precedenza con le zuccheriere.
Sulla diatriba venutasi a creare è intervenuto anche il Ministero delle Attività Produttive che, con la nota 769422 del 28 Maggio 2004, ha precisato che la legge 'ha vietato l'uso delle zuccheriere con coperchio apribile”, mentre le zuccheriere dosatrici con beccuccio dovrebbero risultare conformi. Tuttavia un chiarimento ufficiale, preciso e insindacabile, non è mai stato espresso.
In effetti, come sostiene Aldo Cursano, Vice Presidente vicario della FIPE, «Non ci sono ad oggi evidenze tali che dimostrino che l'uso delle tradizionali zuccheriere comporti rischi sul piano della sicurezza alimentare. Riteniamo che la norma che le vieta sia solo un modo per far aumentare il consumo, anzi lo spreco di zucchero. FIPE ribadisce la propria responsabilità sociale contro lo spreco e mette al centro la salute dei consumatori, fermo restando che gli esercenti devono essere liberi di scegliere le modalità di servizio da offrire ai clienti».
Lo spreco accertato, come appare chiaro, è da ritenersi punitivo e quindi da eliminare. Quella miriade di bustine utilizzate nei bar e nei ristoranti italiani, sono una pillola amara e difficile da digerire, sia per i maggiori costi derivanti che per l’inquinamento aggiuntivo! Costi più alti per baristi e ristoratori, costretti a pagare, come ha notato qualcuno, 14 euro per 5 kg di zucchero in bustina, quando prima pagavano poco meno di 5 euro per la stessa quantità di zucchero sfuso; costi che ovviamente sono stati ribaltati sul consumatore finale.
Cari amici, il decreto che voleva salvaguardare l’igiene alimentare si è praticamente rivelato un boomerang: non solo perché ha fatto lievitare i costi, ma ha fatto crescere anche i rifiuti. “La disparità di consumi e costi” – ha denunciato, ancora la FIPE - “insieme all’incremento dell’indifferenziato, si deve soprattutto al fatto che i clienti al bar spesso non usano tutto lo zucchero contenuto nelle bustine, zucchero che, non venendo riutilizzato, viene gettato via”. Che cosa, allora, è necessario fare per rimediare a qualcosa che potrebbe essere cambiata? In primo luogo cercare di fare chiarezza.
Dovrebbe essere il Ministero dello Sviluppo Economico a fornire quanto prima il giusto chiarimento uffciale; dire, senza giri di parole, se le zuccheriere non apribili dal cliente (quelle, come evidenziato prima, col beccuccio-dosatore), quelle preparate dall’esercente e non manipolabili dal consumatore, sono in perfetta regola con le nuove normative. In questo modo cesserebbe o diminuirebbe l’incremento dell’indifferenziato, ponendo fine anche all’ingente spreco di una risorsa come lo zucchero che, contenuto nelle bustine, in gran parte non viene utilizzato ma gettato via.
Nel frattempo la bustine di zucchero hanno invaso bar e ristoranti, senza altri competitori; poi, grazie alla lungimiranza dei maghi della comunicazione, hanno anche alimentato un business insperato: la pubblicità nelle 2 facce della bustina. Ormai sono tutte personalizzate, molte da collezione: con i numeri del Lotto, da matrimonio (da utilizzare nelle bomboniere o nelle wedding bags), come segnaposto o da offrire personalizzate agli ospiti al momento del caffè; esistono anche le “bustine politicizzate”: ne esistono con l’effigie di Benito Mussolini e i simboli e motti del fascismo, per esempio, libere di circolare in bar e caffè, dove, si dice, vadano letteralmente a ruba. Potenza della pubblicità!
Insomma, amici, come accennavo all’inizio in ogni operazione economica, bella o brutta che sia, c’è sempre chi ci guadagna e chi ci rimette…
A domani.
Mario





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