Oristano 21 luglio 2026
Cari amici,
Nel nostro cervello, unico e grande, straordinario
computer, una delle sue più importanti funzioni è quella dell'AUTOCONTROLLO. La nostra mente, per restare attiva 24 ore su 24, ha bisogno di una grande quantità di energia, per cui per poter adempiere al
meglio a tutte le incombenze è costretta a risparmiare energia, per
evitare l'esaurimento delle risorse.
(Ego Depletion). Si, riguardo all’autocontrollo, L'EGO DEPLETION (in italiano
deplezione dell'Io o esaurimento dell'Io) è una teoria psicologica secondo cui
l'autocontrollo e la forza di volontà sono risorse mentali limitate. Come un
muscolo si affatica dopo un intenso sforzo fisico, così la mente perde la
capacità di resistere alle tentazioni o prendere decisioni dopo un uso
prolungato.
Durante la lunga
giornata, trascorsa al lavoro o in un impegno pubblico, noi spendiamo molte
energie per cercare di rispettare le "regole sociali" nei confronti di tante
persone con cui non abbiamo relazione. Quando poi torniamo a casa, stanchi e
stressati da una pesante giornata, il nostro cervello ha praticamente esaurito
le risorse, ovvero ha il "serbatoio vuoto", per cui risulta molto più
difficile trattenere le possibili reazioni impulsive. Insomma, dopo una
giornata governata dall’autocontrollo, che ci ha consentito di trattenerci con
gli estranei, arrivati a casa tra le nostre persone care, magari senza energia per autocontrollo, esplodiamo!
Amici, la realtà è che la
gran parte di noi trascorre la giornata usando la massima gentilezza con gli
estranei, mentre con le persone che amiamo ci sfoghiamo e le maltrattiamo. Gentili
all’esterno con gli estranei e aggressivi all’interno, con familiari ed amici. È
questo un comportamento diventato alquanto comune, come possiamo verificare
anche sui Social, dove il dibattito sull’autocontrollo tiene banco. In effetti
il tema non è proprio nuovo, tanto che un vecchio proverbio recita “La
confidenza toglie la riverenza”. Come dire: con le persone con le quali si è
più in intimità si tende a lasciarsi andare. Ma il rischio in realtà è di rovinare
proprio questi rapporti.
Come accennato in
premessa, l'autocontrollo e la forza di volontà sono risorse mentali limitate. La
fatica dell’autocontrollo quotidiano è un peso non indifferente; spesso si
passa tutta la giornata concentrati a trattenere l’istinto, le reazioni
impulsive e dirette, salvo poi, rientrati a casa, varcare la porta alla sera e
prendersela con il partner o i figli per sciocchezze. Secondo gli esperti,
questa è una reazione per poter dare sfogo alle frustrazioni accumulate durante
il giorno.
Amici, questo comportamento
è un po’ simile a quello che accade quando si decide di seguire una dieta
alimentare molto restrittiva: ci si trattiene per tutta la settimana, poi ci si
sfoga nel weekend, spesso esagerando. È lo stesso meccanismo che si scatena: quando
ci si sforza di autocontrollarsi per tutto il giorno, poi si torna a casa e ci
si lascia andare. Oramai viviamo ritmi lavorativi alienanti e stressanti, e
quando stanchezza e stress diventano esplosivi l’autocontrollo diventa
praticamente impossibile.
Ciascuno di noi è
costretto a sfoggiare in pubblico la propria immagine come quella di una persona calma,
tranquilla e possibilmente gentile e sorridente; ma questo provoca stanchezza e
stress. Un recente studio, pubblicato su Pnas, ha messo in evidenza, invece, come la stanchezza
mentale rende più irritabili e aggressivi, col risultato che, una volta
rientrati nella comfort zone domestica, si rischia di dare libero sfogo al
flusso di emozioni represse.
Cari amici, c’è un
possibile rimedio per cercare di evitare che lo stress accumulato si scarichi
in casa o con le persone a noi care? Uno dei suggerimenti è quello della “Separazione
delle sfere”: Quando rientri a casa o ti interfacci con i tuoi cari,
applica una pausa di decompressione. Stacca per 20 minuti, cambiando abiti o
ascoltando musica, per non scaricare le tensioni della giornata sulla famiglia.
Poi, sostituisci le critiche aggressive con messaggi incentrati sui tuoi
bisogni, iniziando le frasi con "Io..." (es. "Sono molto stanco
e avrei bisogno di silenzio"), anziché colpevolizzare. Infine, Pratica
la gratitudine: Introduci l'abitudine di ringraziare o complimentarti per i
piccoli gesti quotidiani, riabituando il cervello a trattare i familiari con la
stessa cura e rispetto riservati agli sconosciuti. Indubbiamente, questo cambiamento non risulta facile, ma con la
costanza direi che funziona!
A domani.
Mario








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