Oristano 20 luglio 2026
Cari amici,
Quanti genitori, oltre a
nonni e nonne, di fronte ad un bambino particolarmente talentuoso hanno
orgogliosamente dichiarato “Che bravo è davvero tutto il padre!”, così come,
spesso, in particolare per le bambine la stessa lode viene espressa per l’intelligenza, derivata, però, dalla madre. Ma queste simpatiche affermazioni fanno sorgere una
domanda: “Chi dei due genitori trasmette l'intelligenza ai figli? La scienza
dice che l'intelligenza è determinata per circa il 50% dalla genetica, quindi
dai genitori, ma non con le stesse percentuali.
La scienza, infatti, afferma
che la madre ha un'influenza biologica maggiore: i geni legati alle capacità
cognitive risiedono nel cromosoma X, che le donne possiedono in duplice copia
(XX), mentre il padre ha un solo cromosoma X (XY). Addirittura alcune ricerche evidenziano
che i geni paterni legati al pensiero razionale verrebbero poi disattivati nel
cervello, rendendo predominante l'eredità materna. Tale comportamento asimmetrico
suggerisce una maggiore probabilità di trasmettere le capacità cognitive prevalentemente
per via materna.
Un lavoro di ricerca, pubblicato nel 2018 e ripreso dal blog scientifico Psychology Spot, ha provato a
fare chiarezza su questo difficile versante cognitivo: l’eredità
dell’intelligenza. La ricerca ha preso in esame i cosiddetti geni condizionati,
sequenze di DNA provviste di un’etichetta biochimica che ne indica l’origine
parentale. Alcuni di questi geni si attivano soltanto se arrivano dalla madre;
altri, al contrario, restano silenti o funzionano solo se ereditati dal padre. Nel
caso dell’intelligenza, gli studiosi hanno osservato una concentrazione
significativa di geni attivi sul cromosoma X, di cui le donne posseggono due
copie, mentre gli uomini una (ereditata esclusivamente dalla madre).
Amici, come accennato in
premessa, l'intelligenza è determinata dalla genetica solo per circa il 50%, la
parte restante dipende da fattori esterni, come l’istruzione ricevuta, le
stimolazioni precoci, il contesto sociale di riferimento e persino
l’alimentazione. Un bambino, ad esempio, può ereditare una buona base
neurologica, ma senza essere inserito in un ambiente che la coltivi –
insegnanti capaci, libri in casa, dialogo familiare – quella potenzialità di
base rischia di rimanere inespressa.
La scoperta portata
avanti dallo studio prima citato non rovescia completamente quanto già
ipotizzato da biologi e psicologi, ma aggiunge un tassello importante. Per anni
si è discusso se l’intelligenza avesse un “sesso” genetico prevalente. Ora le
evidenze indicano la madre come principale vettore, pur lasciando ampio spazio
all’esperienza esterna, quella vissuta giorno per giorno dal bambino. Così,
quando un ragazzo mostra una spiccata attitudine per il ragionamento astratto,
la domanda corretta non è “da chi l’ha presa?”, ma piuttosto “come l’ha
sviluppata?”.
Come evidenziato prima,
oltre la genetica l’intelligenza si costruisce giorno dopo giorno attraverso
quello che viviamo, impariamo e sperimentiamo. È come avere gli ingredienti per
una torta, ma il risultato finale dipende da come li mescoliamo. L'educazione,
l'ambiente in cui cresciamo e persino il modo in cui i nostri genitori
interagiscono con noi contribuiscono a plasmare il nostro carattere e le nostre
abilità mentali.
Amici lettori, nell’intelligenza
dei figli la genetica ha la sua figura di riferimento importante nella madre, che
indubbiamente ha il suo peso, ma non è tutto. Secondo gli esperti, le funzioni
cognitive si sviluppano all’interno delle esperienze vissute, soprattutto
attraverso il rapporto con le figure di riferimento. In altre parole, anche se
la mamma può trasmettere più geni dell’intelligenza, papà, insegnanti, amici e
contesto familiare fanno la loro parte nel trasformare quel potenziale in
realtà.
A domani, amici lettori.
Mario








Nessun commento:
Posta un commento