Oristano 9 luglio 2026
Cari amici,
Nella concezione Cristiana,
che prosegue quella biblica, è scritto a chiare lettere che "Dio non creò
l'uomo lasciandolo solo" (Genesi 2,18). Ciò, da sempre, sottolinea come la
natura umana sia intrinsecamente relazionale, orientata alla comunione con gli
altri. Questo concetto tocca temi universali e filosofici molto ampi. Sintetizzando
possiamo passare dall’aspetto spirituale e biblico a quello filosofico, (la
natura sociale dell'essere umano secondo Aristotele), fino all’aspetto
psicologico (il bisogno di appartenenza e le relazioni interpersonali).
Nel corso della sua vita l’uomo,
escludendo il periodo iniziale, in particolare quello giovanile, dove le
amicizie sono semplici da fare e molto presenti, col passare degli
anni, prima arriva alla selezione delle amicizie, in particolare quelle presenti nel mondo del lavoro e nella relazioni sociali, per arrivare poi, "nell’età
senile", quando inizia a vivere la parte finale della sua esistenza, a diminuirle, a centellinarle, arrivando anche ad eliminarle totalmente, anche se queste lo
avevano accompagnato durante la crescita e la vita lavorativa.
Si, in questa “fascia di
età senile over 60", possiamo trovare delle persone che arrivano
ai sessant’anni senza avere nemmeno un amico davvero intimo, cosa che fa
pensare che questa persona sia un
soggetto freddo, distante o incapace di costruire relazioni profonde. Nella
maggior parte dei casi, però, questa lettura risulta sbagliata. Analizzando il
problema più da vicino, spesso emerge il profilo di qualcuno che per tre o
quattro decenni ha sostenuto emotivamente gli altri: la persona che ricordava i
compleanni, che rispondeva alle chiamate notturne, che ascoltava i problemi di
lavoro e i timori legati ai genitori che invecchiavano. Poi, intorno ai
cinquant’anni, quelle risorse interiori, necessarie per continuare a sostenere
tutto questo, hanno iniziato lentamente a esaurirsi.
Purtroppo, amici, c’è un
certo modo di pensare che avere amicizie profonde nella fase finale della vita rappresenti
un segno di equilibrio sociale, di saggezza relazionale, e che, invece, restare
senza amici veri in anzianità sia assolutamente sbagliato. Il problema da
mettere seriamente sul tappeto è invece la reciprocità: se questo scambio reciproco, a causa di diverse problematiche, si interrompe, l’amicizia cade. All’interno delle amicizie, questa
reciprocità spesso è sbilanciata. Nella maggior parte dei rapporti di lunga
durata esiste quasi sempre una persona che "tiene insieme il legame", e quando
questa crolla, diventa evidente che l’amicizia cade.
Chi ha sostenuto per
decenni il peso emotivo delle amicizie non si sveglia improvvisamente dopo i
cinquant'anni decidendo di chiudere con tutti. Più spesso accade qualcosa di
molto più sottile: le telefonate con l'amico ricevono risposta con costante, maggiore ritardo, l’idea
di una lunga cena dedicata agli aggiornamenti reciproci genera una lieve
stanchezza preventiva; oppure, quando un amico inizia con il solito “Non
immagini cosa mi è successo”, invece dell’interesse compare una silenziosa
tensione interiore.
Questa, amici, non è
freddezza: accade spesso che la persona che teneva viva la relazione perda
gradualmente la capacità di continuare a farlo, e l’amicizia finisca
semplicemente per mancanza di manutenzione. Ecco uno dei principali motivi per
cui la persona che per anni ha sostenuto emotivamente gli altri e che ha
superato i sessant’anni, cancella amicizie del passato, acquisendo la capacità
di vivere stando bene anche da sola. Questo isolamento, spesso,
viene percepito dagli altri in negativo, venendo classificato come “persona difficile”,
chiusa o troppo introversa. In realtà questa lettura confonde una forma
raffinata di valutazione con una mancanza relazionale. Dopo anni trascorsi ad
assorbire emozioni e problemi altrui, queste persone sviluppano spesso una
straordinaria capacità di riconoscere quali interazioni le prosciugheranno e
quali no. Non è la volontà di evitare qualcuno, ma la necessità di conservare
energie, finora consumate per altri senza essere realmente reintegrate.
L’autosufficienza emotiva
degli anziani viene frequentemente interpretata come isolamento, quando in
realtà può invece rappresentare la capacità di stare bene anche da soli. Molte
di queste persone, in realtà, non sono completamente prive di relazioni
profonde. Spesso mantengono uno o due legami significativi: un fratello, una
sorella, un partner storico, oppure un singolo amico che si è dimostrato
davvero capace di ascoltare a sua volta. Ciò che è scomparso, più precisamente,
è l’ampia rete sociale che un tempo tenevano in vita attraverso un loro sforzo
continuo.
Cari amici, le ricerche
sulla felicità e sulle amicizie nella vecchiaia mostrano che ciò che mantiene
vivi i legami nel tempo sono i piccoli gesti reciproci, amicizie che durano in
quanto ci si relaziona con l’altro senza secondi fini. Le relazioni rimaste
prive di questa reciprocità, alla fine cadono, scompaiono, nella parte finale
della vita: nella senilità. Nell’età della riflessione, mancando determinati
presupposti, si può arrivare a star bene anche da soli.
A domani.
Mario









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