Oristano 14 luglio 2026
Cari amici,
In questo millennio
ipertecnologico, che ha cambiato in modo drastico l’avvicendamento nel mondo
del lavoro, si è incredibilmente interrotto il passaggio generazionale; molti giovani, infatti, crescono preoccupati, sviluppando la percezione che il loro futuro risulta fumoso e imprevedibile,
molto diverso dalla generazioni del passato. Si, nonostante gli ottimi percorsi di
studio effettuati, che in passato garantivano sicuri ingressi nel mercato del
lavoro, oltre ad una buona carriera, oggi, a prescindere dalle lauree conseguite con il
massimo dei voti il lavoro per loro sembra diventato una chimera.
Terminati gli studi, l’inserimento
nel mondo del lavoro, spesso, resta solo un sogno. Quelle ricevute, infatti, sono solo offerte poco remunerate e
precarie, incapaci quindi a garantire una certa
stabilità socio-economica. Questa percezione appare sempre più diffusa, ed è alimentata
da diversi elementi concreti che si possono riscontrare all’interno del mondo
lavorativo, che sembra offrire loro, nonostante la preparazione acquisita, solo
le briciole. Alla grande precarietà e
alle remunerazioni modeste si deve aggiungere, inoltre, la maggiore difficoltà
economica derivata dall’aumento costante del costo della vita. Per loro, in realtà, un futuro nebuloso.
Amici, a leggere con
attenzione le statistiche sul mondo del lavoro giovanile, si rileva che il
tasso di disoccupazione giovanile in Italia (fascia 15-24 anni) si aggira
intorno al 16,9%. Sebbene questo dato segni un modesto trend in miglioramento
su base nazionale, la situazione rimane critica soprattutto nel Mezzogiorno,
dove la precarietà, i salari bassi e la fuga di cervelli all'estero alimentano
una seria preoccupazione per il futuro delle nuove generazioni.
Focalizzando la nostra
attenzione sulla Sardegna, la nostra isola sconta un forte divario strutturale,
con tassi di disoccupazione under 35 elevati (che viaggiano storicamente vicino
o superiori alla soglia del 18%) e un preoccupante tasso di spopolamento
giovanile che impoverisce in modo alquanto pericoloso il tessuto sociale
dell'isola. Una percentuale significativa di giovani è classificata come NEET
(non studia, non lavora e non fa formazione), un fenomeno legato al
disallineamento tra i percorsi di studio e le reali richieste del mercato. Per cercare
di contrastare questa emergenza, la Regione Sardegna ha attivato fondi e bandi
specifici finalizzati al miglioramento dell’occupazione Giovanile ma, per ora,
con modesti risultati.
In un simile contesto
negativo, il futuro delle Nuove Generazioni appare alquanto fragile e
interrogativo, non solo nei riguardi del mondo del lavoro, ma più in generale
per la programmazione della loro vita futura, che, oltre il lavoro, significa
creare una famiglia e contribuire a realizzarsi come cittadini onesti e
laboriosi. Se la visione del futuro continuerà ad apparire loro sempre più
instabile, diventa molto complesso immaginarsi come potranno gestire il mondo e
la vita sociale dopo di noi.
Amici, nei sogni dei
giovani di oggi, non risulta dominante solo la necessità di costruire la
propria identità esclusivamente attorno alla carriera, ma essi sognano anche un
maggior equilibrio tra lavoro e vita privata, immaginando questa orientata a
godere spicchi importanti della loro vita, con la realizzazione di nuove
esperienze, maggior tempo libero, maggiori relazioni sociali, e, soprattutto, orientata a
tutelare la propria salute e il benessere mentale. Nel loro concetto il lavoro non
deve occupare il centro assoluto della loro vita, ma avere a disposizione spazi
per soddisfare anche bisogni e desideri non orientati solo alla carriera e alla
produttività.
Cari amici, i giovani di
oggi, rispetto alle precedenti generazioni, vedono la loro vita da ben altra
angolazione! Questo loro importante cambiamento di prospettiva, per quanto
desiderabile, può rappresentare per alcuni la fonte di conflitti interni che
vedono da un lato il desiderio di equilibrio, dall’altro la costante pressione
sociale a essere performanti, produttivi e sempre competitivi. Che ne sarà delle generazioni future? Credo che una
giusta via di mezzo, tra la situazione attuale e le loro aspettative, sarebbe la soluzione ottimale!
A domani.
Mario








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