Oristano 9 giugno 2026
Cari amici,
In questo innovativo Terzo
Millennio, il dirompente avanzare della
tecnologia sta profondamente modificando le relazioni sociali, che, lentamente
ma inesorabilmente, stanno passando dai contatti reali, prima svolti nei "luoghi fisici" (come in piazze, nei bar, nei ristoranti e nelle panchine al parco), a quelli virtuali, che vengono effettuati in "luoghi virtuali", in gran parte nei Social. In questo immenso, tecnologico calderone virtuale sono
presenti e vengono svolte anche le relazioni affettive, spesso rivelatesi farlocche, senz’anima. Ebbene,
senza negare le capacità e l’efficiente supporto che le interazioni digitali e
l'Intelligenza Artificiale (IA) possono offrire all'uomo un valido supporto tecnologico, arrivare a pensare che le relazioni intrattenute con i Social, regolati dall’A,I
possano sostituire le relazioni reali, appare come pura utopia!
L’affermazione che l’uomo
non è nato per restare solo, è alquanto vecchia, ma è sempre veritiera, nel senso che nell’uomo c’è il bisogno innato di contatto
fisico e vicinanza, contatto necessario ed essenziale per ridurre i livelli di cortisolo
(stress) e aumentare l'ossitocina (legame sociale). Proprio per questo le “Relazioni
Virtuali” non potranno mai sostituire quelle Fisiche. È proprio in questa “Mancanza di
presenza", incapace a soddisfare il bisogno innato dell’uomo dello "stare insieme
fisicamente", contatto essenziale per non sentirsi soli, la necessità di scartare le relazioni virtuali. Restare
in contatto on line, interagendo prevalentemente con estranei o persone mai
incontrate dal vivo, riesce solo ad aumentare la percezione di isolamento.
Amici, che le interazioni
sui social con amici virtuali sono associate ad un aumento della sensazione di
solitudine, è emerso da una ricerca
condotta dall'Università Statale dell'Oregon e pubblicata su Public Health
Reports, rivista ufficiale del Servizio Sanitario Pubblico degli Stati Uniti
che ha finanziato lo studio. La ricerca, partita dal rapporto del 2023
sull'epidemia di solitudine negli Stati Uniti, redatto dall'allora chirurgo
generale Vivek Murthy, ha cercato di allargare l’indagine, intervistando oltre
1.500 adulti di età compresa tra i 30 e i 70 anni.
L’indagine, effettuata su
10 piattaforme (Facebook, X, Reddit, YouTube, LinkedIn, Instagram, TikTok,
Snapchat, Pinterest e WhatsApp), ha consentito di fare un passo avanti nella
comprensione del ruolo dei social media sull'emarginazione sociale. "Gli
studi precedenti – ha sottolineato l'autore dello studio Brian Primack,
professore presso il College of Health dell'OSU - si erano concentrati sugli
adolescenti, mentre questo esamina gli adulti di mezza età e in età avanzata
che costituiscono circa il 75% della popolazione statunitense.
L’indagine ha evidenziato
che le persone intervistate, risultate fortemente esposte ai social media, risultavano alquanto colpite dagli effetti negativi della solitudine sulla propria salute,
problematiche che si aggravano progressivamente con l'avanzare dell'età adulta,
nonostante il continuo utilizzo dei Social. Come tutti ben sappiamo “LA
SOLITUDINE” è un male di alta pericolosità, in quanto, le persone che si
sentono sole, spesso, hanno una probabilità più che doppia di sviluppare la
depressione; esse corrono un rischio maggiore del 29% di malattie cardiache, del 32%
di ictus, del 60% di andare incontro ad una morte prematura.
La solitudine degli
anziani, inoltre, aumenta considerevolmente anche il rischio di sviluppare forme
di demenza, percentuale che sale del 50%. Dati alla mano, è emerso che circa il 35% dei
contatti sui social media del gruppo di studio erano persone che non si erano mai incontrate di persona. "Le interazioni sui social media con degli
sconosciuti - ha affermato Jessica Gorman, dell'Università statale dell'Oregon
e coautrice dello studio, possono portare ad una forte idealizzazione delle
amicizie perché non c'è un'esperienza personale che possa contrastarla".
Cari amici, la ricerca
prima evidenziata, condotta dall'Università Statale dell'Oregon, ha messo in
luce, in modo chiaro, che la perdita delle relazioni reali, sostituite da
quelle virtuali, sono dannose, non solo in età giovanile ma anche in età
senile. La ricerca ha ben evidenziato il paradosso dell'iperconnessione: più
tempo passiamo online, più ci sentiamo isolati!
A domani, fedeli lettori!
Mario








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