sabato, giugno 20, 2026

LA CRISI DEL COMMERCIO IN SARDEGNA: SOLO NEL 2025, TRA NUOVE ISCRIZIONI E CESSAZIONI IL SALDO È NEGATIVO DI OLTRE MILLE UNITÀ.


Oristano 20 giugno 2026

Cari amici,

Commercialmente parlando, la SARDEGNA continua a registrare dati sempre più negativi. Negli ultimi tredici anni gli esercizi di vicinato – alimentari, negozi di abbigliamento, edicole e ferramenta – sono diminuiti di circa il 13%, lasciando spazio a una crescente diffusione di bar e ristoranti. Un cambiamento che, secondo gli operatori del settore, non garantisce più ai residenti gli stessi servizi essenziali di un tempo. Insomma, il tessuto commerciale sardo continua a sfaldarsi. Solo nel 2025 il settore ha registrato un saldo negativo di più di mille imprese tra nuove iscrizioni e cessazioni, mentre nell’arco degli ultimi dieci anni l’Isola ha perso circa un’impresa del commercio su sei. A pagare il prezzo più alto è il commercio al dettaglio, che nello stesso periodo segna un calo superiore al 20%.

Le motivazioni sono indubbiamente diverse e variegate. Da tempo un drastico cambio di mentalità ha avvantaggiato le colossali strutture commerciali nazionali e internazionali, oltre al costante avanzare  dell’e-commerce, che ha più che raddoppiato il proprio valore in pochi anni, erodendo così ulteriori quote di mercato al commercio fisico di prossimità. Inoltre, dietro la flessione commerciale prima evidenziata ci sono anche fattori strutturali difficili da invertire: l’invecchiamento della popolazione, con un tasso di natalità quasi dimezzato negli ultimi vent’anni.

Di fronte a questi pericolosi numeri, CONFCOMMERCIO SUD SARDEGNA ha ritenuto di portare i dati in audizione davanti al Consiglio regionale, chiedendo un rafforzamento degli interventi a sostegno del settore. Nel mirino dell’Associazione ci sono le risorse stanziate dalla Regione con il disegno di legge di variazione di bilancio (DL 203): poco più di 4 milioni di euro per il 2026, una cifra che secondo Confcommercio non è in grado di incidere in modo significativo su un fenomeno che riguarda migliaia di attività in tutta l’Isola.

“Di fronte a numeri di questa portata, le risorse stanziate dalla Regione Sardegna con il richiamato disegno di legge di variazione di bilancio (DL 203), dedicato ai contributi alle imprese commerciali, sono indubbiamente un segnale positivo, ma risultano del tutto insufficienti”, ha dichiarato Sandro Guiso Direttore Regionale; “parliamo di poco più di 4 milioni di euro per il 2026, una cifra che non è in grado di intervenire in modo significativo su un fenomeno che riguarda migliaia di attività in tutta l’Isola”, ha concluso.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è mosso Emanuele Frongia, componente l’Assemblea dell’Associazione e già Vice Presidente di Confcommercio Sud Sardegna: “Non si tratta di assistenzialismo, ma di un investimento sul territorio. Ogni euro destinato al commercio di vicinato torna alla collettività in termini di occupazione, sicurezza e vitalità dei centri urbani. Continueremo a chiedere alla politica regionale un impegno più coerente con la gravità della situazione”.

Amici, la Sardegna, comunque, rispetto al resto d’Italia, risulta sempre più penalizzata. A livello nazionale, infatti, come evidenziano i dati Movimprese di InfoCamere e Unioncamere, al 31 dicembre 2025 in Italia erano attive 56.599 imprese in più di quelle operative il 1 gennaio dello stesso anno. Certo, questo è un incremento modesto ma comunque di segno positivo! Ciò sta a dimostrare che per la nostra isola debbono essere messi in moto interventi qualificanti, per poter ripristinare un’adeguata presenza delle strutture commerciali.

Cari amici, nonostante un saldo nazionale positivo dell'anagrafe delle imprese (+0,96%), il settore commerciale, in particolare in Sardegna, ha registrato una progressiva flessione, confermando il ridimensionamento delle attività tradizionali a favore dei servizi e del turismo. Nel territorio sardo, il commercio ha risentito fortemente del cambiamento delle abitudini d'acquisto: le imprese del settore sono in calo (con il dettaglio che segna le perdite maggiori); fanno da modesto contraltare, solo la crescita del settore alloggio e ristorazione (+18,5% nel decennio). Ci si chiede: Potranno arrivare interventi tali da ripristinare un certo equilibrio? Difficile dare una seria risposta!

A domani.

Mario

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