Oristano 28 maggio 2026
Cari amici,
La SARDEGNA, purtroppo, continua a spopolarsi! Negli ultimi 10
anni, la nostra isola ha perso esattamente 103.648 residenti, portando la
popolazione a quota 1.554.490 abitanti. I dati ISTAT, diffusi il 31 marzo 2026,
confermano un trend demografico in calo costante, con l’isola che risulta tra le realtà più
in difficoltà in Italia. Al 1° gennaio i residenti erano, come accennato, 1
milione e 554 mila, contro 1 milione e 561 mila dell’anno precedente. Il
problema principale resta la diminuzione delle nascite: nel 2025 sono venuti al
mondo circa 6.400 bambini, con un calo dell’8,8% rispetto all’anno prima.
Ancora più significativo
il dato sulla fecondità: 0,85 figli per donna, ben al di sotto della media
nazionale pari a 1,14. È l'isola, infatti, a registrare il tasso di fecondità
più basso d'Italia (circa 0,85 figli per donna). Anche l’età media evidenzia
una popolazione sempre più anziana: in Sardegna si attesta a 49,6 anni, contro
i 47 del resto d’Italia. I giovani fino ai 14 anni rappresentano appena il 9,4%
dei residenti, confermandosi come l'unica area insulare del Mediterraneo
soggetta a un continuo spopolamento. Nel 2025 la speranza di vita alla nascita
è di 80,6 anni per gli uomini e 85,7 per le donne. Il punto centrale resta
invariato: si nasce sempre meno e la popolazione continua a invecchiare, con un
equilibrio generazionale sempre più sbilanciato.
Amici, di fronte ad una
situazione così allarmante, Mauro Carta, Presidente di Acli Sardegna, commenta
i DATI ISTAT e avanza proposte concrete per nuove politiche di sviluppo che
fermino l'emorragia di abitanti in atto, in particolare giovani, “Perché «non è
un problema di risorse economiche, bensì di scelte politiche», afferma. Gli impietosi
dati Istat evidenziano che, a livello nazionale, la Sardegna è la terza regione
per popolazione persa in soli dodici mesi, superata soltanto dalla Basilicata
(-0,9%) e dal Molise (-0,66%).
Entrando nei dettagli,
viene evidenziato che la distribuzione della popolazione per fasce d’età vede
un’ulteriore riduzione della percentuale di under 15, che ora è pari al 9,37%
della popolazione complessiva. Vent’anni fa, tale dato era assestato al 12,90%,
in linea con molte altre regioni italiane e con ben sei regioni che avevano una
percentuale di giovani inferiore alla Sardegna, la quale oggi è all’ultimo
posto ed è la meno giovane d’Italia. Anche perché, nel frattempo, continua ad
aumentare la quota di over 65 anni, a fronte di una popolazione attiva che
rimane pressoché stabile. Come amaramente commenta il
Presidente ACLI regionale Mauro Carta, «Il dramma sta proprio qui: non solo
perdiamo popolazione in senso assoluto, ma perdiamo soprattutto i giovani
sardi, che sempre più numerosi lasciano l’isola. Siamo gli ultimi in Italia,
vent’anni fa eravamo al 14° posto per popolazione giovane. Non si riesce ad
incrementare la popolazione attiva, quella che lavora e, con tasse e
contributi, sostiene il sistema del welfare pubblico. Tra quindici anni, il
sistema arriverà alla paralisi».
Nella nostra amata
Sardegna la densità di popolazione risulta sempre stata bassa: sempre più
persone abbandonano le zone interne per andare a vivere nella costa o comunque
nelle città più grandi, a cominciare dai capoluoghi. Sono 132 i Comuni con meno
di 1.000 residenti! Una polverizzazione che non lascia molte speranze per il
futuro, visto che i morti sono quasi il triplo dei nati vivi. La maggior parte
della popolazione risiede nella Città metropolitana di Cagliari (534.219
abitanti, pari al 34,37% del totale, nonostante un calo dello 1,2%), seguita
dalla Città metropolitana di Sassari (311.128) e dalla Gallura-Nord Est
(159.460, cioè il 10,26%, l’unica che cresce dello 0,15%). L’Ogliastra pesa
appena il 3,38% della popolazione regionale.
La Sardegna dell’interno, dunque, sempre più deserta! Entrando nei dettagli, soltanto 26 comuni superano i
diecimila abitanti: il più popoloso è Cagliari (145.981) che pure ha perso lo
0,44% rispetto al 2025; seguono Sassari (120.231), Quartu Sant’Elena (67.869) e
Olbia (61.739). Undici comuni hanno meno di 200 abitanti: i meno popolosi sono
Baradili (80 abitanti, ma l’anno scorso erano addirittura 76), Monteleone Rocca
Doria (105) e Bidonì (112 abitanti). Anche relativamente agli stranieri
presenti in Sardegna, al 1° gennaio 2026, risultavano residenti 57.754
stranieri, pari al 3,72% (ma la media italiana è del 9,43%: anche in questa
graduatoria, la Sardegna è ultima).
Cari amici, di fronte ad
una situazione così drammatica, le Acli Sardegna hanno deciso di avviare, con le
pubbliche strutture, la strada del confronto, partendo dalle necessarie
proposte. In primis, affermano, è necessario “Combattere il lavoro povero: Con gli stipendi
troppo bassi, o si va verso l’emigrazione o si rimanda all’infinito la scelta
di mettere su famiglia. Con 1.200 euro al mese, soprattutto se si tratta di
famiglia monoreddito, non si hanno molte scelte: devi emigrare. Se poi hai
figli a carico, è un dramma. A seguire, Preparare nuove politiche per l’inserimento
dei giovani. «Se non si investe sulle nuove
generazioni, per esempio dando alle giovani coppie la possibilità di acquistare
una casa, come si pretende di invertire il trend della natalità? Bisogna dare
loro la possibilità di accedere al credito, oggi possono permetterselo in
pochi.
Terzo: “Avviare un programma
di riqualificazione degli immobili nei piccoli Comuni”. Ormai, il 50% del
patrimonio di queste piccole comunità non viene utilizzato. Molti emigrati, o
almeno i loro figli, potrebbero tornare se avessero degli incentivi. In
Sardegna potrebbero venire molti giovani in grado di dare una professionalità
di qualità, per esempio nel mondo della ricerca e nell’imprenditorialità: tra
pochi anni, la popolazione attiva non basterà a coprire i contributi necessari
per pagare le pensioni. E i vecchi non potranno certamente soddisfare l’intero
sistema economico. Altre isole del Mediterraneo, come Cipro e Malta, sono
diventate attrattive portando avanti interessanti e innovative iniziative. Perché non possiamo farlo anche noi?
Quarto punto, la Formazione
professionale. «È indispensabile intervenire sulla dispersione scolastica»,
prosegue Carta. «Da troppi anni non esiste un sistema stabile e di qualità,
senza il quale la percentuale di esclusi è troppo elevata nell’Isola, tanto da
farci rimanere tra gli ultimi. Bisogna favorire l’incontro tra la domanda e
l’offerta per lavoratori qualificati, con l’obiettivo di creare nuovi processi
socioeconomici. Molte professionalità sono ormai introvabili, significa che non
c’è un vero raccordo tra imprese, scuole, università e formazione, come invece
accade in altri mercati».
Infine, Potenziare il
settore sociosanitario. «Bisogna prendere atto del fatto che la cura delle
persone diventerà sempre più un ambito di lavoro, perciò occorre formare i
giovani sardi o attrarre famiglie dall’estero, piuttosto che i singoli
lavoratori. Pagandoli adeguatamente. È un percorso strutturale che va costruito
e non lasciato alla occasionalità». Mauro Carta, così conclude: «Guardate, non
è un problema di soldi, bensì di scelte importanti in capo alla classe politica.
Abbiamo tantissime risorse a disposizione, sia comunitarie, sia statali e
regionali. Occorrono programmazione e capacità di attuare serie politiche di
sviluppo».
Cari amici, sarà in grado la Sardegna di uscire dal guado?
Credo che sarà possibile solo con l’aiuto di tutti: se pubblico e privato,
insieme, opereranno in sintonia e alla luce del sole!
A domani.
Mario











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