giovedì, maggio 07, 2026

LA RISCOPERTA DELLA “PASTA ALLA CARDINALE”, L’ANTICA RICETTA DEL “RISTORANTE DEL COLONNATO”, NELLA ROMA PAPALINA DEL NOVECENTO.


Oristano 7 maggio 2026

Cari amici,

Che la cucina popolare romana sia caratterizzata dall'utilizzo di ingredienti semplici e poco raffinati è certamente una realtà da tempo nota. Ebbene, stante ciò, capaci ristoratori sono riusciti a trasformare quella cucina semplice in “raffinata”, adattandola a palati nobili, in particolare legati al Vaticano. Uno di questi grandi artisti della Cucina nobile romana fu Cesare (“Cesaretto”) Simmi, figura centrale della ristorazione capitolina del Novecento, che operava nel suo “Ristorante del Colonnato”, locale oggi scomparso, che si trovava in via del Mascherino, a pochi passi da Piazza San Pietro. Nella foto a lato, Aldo Fabrizi con Cesare Simmi e Maria Pirolli-Simmi.

Il “Ristorante al Colonnato” era un locale eccellente, divenuto punto di riferimento per la Roma del Vaticano, frequentato da prelati, intellettuali e personalità di rilievo. Le specialità di Cesaretto, alquanto abile nello stemperare gli aspetti più ruspanti della cucina romanesca in modo da renderla appetibile a palati più “aristocratici”, erano diverse, tutte parecchio apprezzate negli ambienti vaticani e dagli ospiti illustri che frequentavano il locale. Fra queste specialità primeggiavano le note “Fettuccine alla papalina”, a cui, successivamente si aggiunse “La pasta alla Cardinale”. Nella foto: l'Osteria Romana di Simmi

Quest’ultimo piatto, che col tempo è purtroppo caduto in disuso, era particolarmente apprezzato in quanto riusciva a fondere la tradizione popolare romana con le esigenze dell'opulenza dei ceti elevati. La preparazione del piatto era caratterizzata da una salsa rosa a base di panna e pomodoro, spesso arricchita con crostacei. Una ricetta, dunque, nata nei contesti nobiliari o legati al Vaticano, e rappresentava un'elevazione lussuosa della cucina semplice romana; insomma, il piatto rifletteva il lusso della Roma papalina, nobilitando i semplici ingredienti base con l'aggiunta di panna, simbolo di ricchezza.

Questa nobile variazione culinaria, che prese il nome di “Pasta alla cardinale”, nacque ai primi del Novecento, in un momento in cui la cucina romana iniziava a confrontarsi con gusti più eleganti e internazionali. In quegli anni alcuni ristoratori cominciarono a modificare e “francesizzare” ricette popolari per renderle più delicate, introducendo ingredienti come panna, burro o prosciutto al posto di elementi più forti come il pecorino o il guanciale. La pasta alla cardinale si inserisce proprio in questo filone: un piatto dal sapore morbido, dolce e rassicurante, col sugo "non rosso ma rosato" (a vederla ricorda le mitologiche pennette alla Vodka), probabilmente pensata per ospiti stranieri o per ambienti legati alla diplomazia vaticana.

Amici, come accennato prima, la ricetta col tempo è caduta nell’oblio (oggi, purtroppo, si mangia praticamente solo cibo industriale preconfezionato), ma la sua eredità non è andata perduta. La terza generazione della famiglia Simmi, che operava fino a qualche tempo fa all’Osteria Romana (attualmente chiusa) di via San Paolo alla Regola 29, con Elisabetta Simmi, nipote di Cesaretto e figlia di Roberto, mancato a fine 2025, continua a preparare questo delizioso piatto. Oggi è operativo un suo ristorante, avviato negli anni ’90, che resta in linea con le esperienze precedenti della famiglia. In questo caso siamo nella zona di Campo de’ Fiori, in un suggestivo angolo della antica Roma.

La ricetta originale, cari lettori, in realtà è semplice, anche se la preparazione richiede qualche accorgimento. Si parte da un soffritto leggero di olio o burro, con aglio o cipolla, a cui si aggiunge il pomodoro. Dopo una prima cottura si unisce la panna, che trasforma il sugo in una crema rosata e vellutata. A questo punto si possono aggiungere dadini di prosciutto o speck, per un tocco di sapidità. La pasta, poi, scolata al dente, viene saltata nel condimento e completata con formaggio grattugiato. In certi casi si può aggiungere il peperoncino, oppure utilizzare la pancetta o persino completare con frutti di mare.

Cari amici, a me la ricetta sembra alquanto interessante, in particolare quella originale, senza troppe aggiunte. Credo sia una ricetta (quella originale), vera testimonianza di una bella stagione della cucina romana, in cui si riuscì a fondere “tradizione e innovazione”, un connubio che riuscì a soddisfare difficili palati aristocratici, partendo dalla cucina base popolare! Amici lettori, che dite volete provarla la ricetta "PASTA ALLA CARDINALE"? Io ho deciso di SI!

A domani.

Mario

 

 

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