Oristano 5 maggio 2026
Cari amici,
Dire le bugie, "MENTIRE", credo che capiti un po’ a tutti. Magari sono piccole bugie, di norma dette a
fin di bene. Come è giusto che sia, gli psicologi hanno cercato di analizzare,
di comprendere, le motivazioni che ci spingono a farlo. La prima risultante è che il nostro cervello arriva a dire le bugie dopo aver attivato una strategia psicologica e sociale complessa, messa in atto per
aiutarci a gestire le nostre insicurezze, le paure del giudizio degli altri sul
nostro operato, così come per cercare di proteggere la nostra autostima. Vediamo meglio questo curioso problema.
Secondo diversi
psicologi, nella vita quotidiana di ciascuno di noi dire delle "piccole bugie" è praticamente la norma; sono trascurabili bugie sociali, dette, a volte, addirittura senza neanche pensarci troppo. Dire “STO BENE” anche quando si è a pezzi, fingere interesse per un discorso
noioso, inventare una scusa per non uscire: sono tutti esempi di come la menzogna
entri nella nostra routine quotidiana. Gli esperti spiegano che il cervello non
è programmato solo per dire la verità, ma per gestire i rapporti sociali nel
modo più vantaggioso possibile.
Gli studi e le analisi
fatte dagli studiosi hanno messo in luce che, quando noi mentiamo, nel cervello si attivano
aree legate al controllo cognitivo, alla memoria di lavoro e alle emozioni,
perché la nostra memoria deve essere in grado di tenere insieme "la storia inventata", ricordare
cosa abbiamo detto e controllare la nostra reazione emotiva. Alcuni studi di
neuroimaging indicano che mentire richiede, almeno all’inizio, più sforzo del
dire la verità, proprio perché il cervello deve “costruire” una realtà
alternativa. Allo stesso tempo, gli psicologi sottolineano che, se una persona
mente spesso, questo sforzo può ridursi, perché il cervello si abitua a farlo.
Amici, capire perché diciamo
le bugie non serve solo a giudicarci negativi, ma a riconoscere che, quando lo
facciamo, quando mentiamo, le bugie servono a proteggerci davvero, in quanto usate per non
complicarci la vita. Gli psicologi, insomma, hanno espresso il giudizio che mentire,
anziché dire la verità, non è un nostro reale difetto, ma è un particolare
comportamento che nasce dalla paura, dalla vergogna, dal desiderio di
approvazione degli altri, e il nostro cervello cerca di assolvere al meglio
questo compito gestendo il problema.
Ogni volta che mentiamo,
il nostro cervello deve fare un lavoro in più rispetto a quando diciamo la
verità. Gli psicologi e i neuroscienziati descrivono la menzogna come un
processo che coinvolge diverse funzioni mentali contemporaneamente. Per prima
cosa il cervello deve inibire la risposta automatica, cioè la verità. Il
cervello, infatti, tende a richiamare spontaneamente ciò che è realmente
successo; per mentire, invece, devi bloccare questa risposta e sostituirla con una
versione alternativa. Questa capacità di “frenare” la risposta naturale è
collegata alle funzioni esecutive, che dipendono in gran parte da aree della
corteccia prefrontale.
Più la bugia è complessa,
più la memoria di lavoro viene messa sotto pressione. È uno dei motivi per cui
molte persone si incastrano nelle proprie menzogne: mantenere coerente una
storia falsa è cognitivamente impegnativo. Nel cervello poi si attiva la parte
emotiva. Mentire può attivare stress e senso di colpa, soprattutto se stiamo
violando una regola importante. Questo spiega perché, in certe situazioni, il
battito cardiaco accelera, la voce cambia leggermente e, inoltre, ci sentiamo a
disagio.
Cari amici, mentire non è
certo facile, richiede attenzione, impegno e superlavoro per il nostro
cervello. La motivazione principale, insomma, è, come accennato prima, che diciamo le bugie per salvaguardare
la nostra autostima, per la paura del giudizio degli altri e per tenere salva la
nostra identità. Si, molti psicologi sottolineano che dietro le menzogne
quotidiane c’è spesso un tema di grande importanza: proteggere l’immagine di noi
stessi. Mentire serve a difendere la nostra autostima, per evitare di sentirci
inadeguati o inferiori agli altri.
A domani cari amici
lettori.
Mario








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