Oristano 8 maggio 2026
Cari amici,
Il nostro cervello è davvero straordinario: molto più complessi di un supercomputer moderno! In primis è un formidabile, grande archivio, che tutto conserva, ma in un modo del tutto particolare! Col passare del tempo tutto quello che è
depositato nella nostra memoria, viene analizzato e catalogato per importanza, creando
particolari “cartelle” dove il passato viene puntualmente custodito. Nell’archiviare e
ricostruire i ricordi felici, quando per diverse ragioni essi riaffiorano, questo fa scattare dentro
di noi la nostalgia, che spesso può causare diversi patemi d'animo, come rimpianto o anche una sensazione di vuoto,
che si ripercuote sul nostro stato d’animo causandoci anche una certa tristezza.
Ci chiediamo: Perché i
ricordi felici, a volte, ci fanno star male, ci rattristano? A darci la giusta spiegazione sono
gli psicologi, che da anni studiano questo fenomeno, chiarendoci che la
nostalgia di quanto già vissuto nel passato è, per la nostra memoria, un’emozione
complessa: essa mette insieme, infatti, piacere e tristezza, passato e presente. Quindi,
quando ci torna in mente un momento gioioso, come una bella vacanza, una
relazione felice, un’estate perfetta, l’emozione del ricordo spesso ci fa
sentire una dolorosa fitta allo stomaco, invece che rivivere l’antica gioia.
Si, amici, secondo
diverse ricerche, in psicologia ricordare momenti felici può far male quando il
ricordo felice del passato viene messo a confronto col presente: viene
evidenziato ciò che abbiamo perso o che non possiamo più avere, che può riguardare una
persona, un luogo, oppure una particolare fase della nostra vita. Il cervello, mentre
ricostruisce il ricordo, confronta automaticamente il vissuto di ieri con
quello di oggi. È questo confronto ad attivare le forti emozioni che proviamo, come il rimpianto, la rabbia,
e/o l’attuale senso di vuoto. Allo stesso tempo, però, gli studi suggeriscono che
la nostalgia ha anche funzioni positive: può rafforzare l’identità, farci
sentire meno soli, aiutarci a dare un senso alla nostra storia personale.
Il problema, cari
lettori, è davvero complesso. Sempre secondo gli studiosi, il complesso comportamento
del nostro cervello non tende a farci cercare di “smettere di ricordare”, ma cerca,
invece, di farci capire, quando ricordiamo determinati momenti felici, di non piangere sul passato, ma imparare, invece, ad usare questi momenti gioiosi del
passato in modo produttivo e più sano, magari come stimolo per il presente, senza,
dunque, farci travolgere dal passato. Gli psicologi che studiano
e approfondiscono l’argomento cercano di spiegarci che la memoria non è una
“registrazione” perfetta di quello che è successo; ogni volta che ricordiamo
qualcosa di importante del passato, il nostro cervello, con le sue capacità,
non ricorda semplicemente l'evento, ma lo “ricostruisce”, selezionando dettagli,
emozioni, significati. Questo vale soprattutto per i ricordi molto carichi dal
punto di vista emotivo, come i momenti più felici. Insomma, la nostra mente non
estrapola per filo e per segno il fatto, ma lo ricostruisce!
Nel tempo, la nostra
mente rielabora i fatti del passato, spesso semplificandoli; certo, restano
i picchi di emozione, mentre molti aspetti neutri o negativi appaiono sbiaditi.
Per questo una storia d’amore complicata può trasformarsi, anni dopo, in un
ricordo quasi solo bello; quando a distanza di tempo ci torniamo sopra, il
cervello attiva le aree legate sia alla memoria autobiografica che a quella delle
emozioni, e questo particolare mix può essere davvero molto intenso.
Diversi studi psicologici
hanno accertato che, spesso, siamo assaliti dalla nostalgia, soprattutto quanto
stiamo vivendo un periodo di cambiamento (come un trasloco, un passaggio di scuola, la fine
di una relazione); insomma, una fase di stress o di solitudine; ovvero se attraversiamo dei particolari momenti
in cui ci sentiamo bloccati o insoddisfatti. In queste situazioni, il cervello
può usare i ricordi felici come una specie di “ancora” emotiva, per ricordarci
che abbiamo vissuto cose belle e che potremo viverle ancora. Il problema nasce
quando il confronto con il presente diventa troppo duro e ci fa pensare, con tristezza, solo a
ciò che non abbiamo più.
Cari amici, gli psicologi
fanno anche una distinzione tra una “nostalgia che aiuta” e una “nostalgia che blocca”.
La prima è quella che ci fa pensare: “Che bello che è stato, mi fa bene
ricordarlo”. La seconda è quella che ci fa dire: “Niente sarà mai più così come
prima”, lasciandoci con una sensazione di vuoto e di impotenza. La nostra mente,
cari lettori, è davvero molto diversa dai super computer di oggi: è una struttura straordinaria, praticamente unica, assolutamente ineguagliabile!
A domani.
Mario








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