Oristano 22 maggio 2026
Cari amici,
L’avanzare delle nuove
tecnologie non conosce soste, anzi naviga in modo sempre più accelerato. Ad esserne
particolarmente attratti sono i giovani in formazione, ovvero
gli adolescenti, il cui utilizzo sta raggiungendo livelli critici. Gli studi più recenti evidenziano come circa il 77,5% dei giovani studenti italiani si
dichiara dipendente dai dispositivi digitali. In questo panorama, prima con i
social, per arrivare ora ai “CHATBOT”, basati sull’Intelligenza
Artificiale (come ChatGPT), i giovani si trovano di fronte ad una nuova
frontiera di rischio, con il 35% dei ragazzi tra 12 e 18 anni che li utilizza
abitualmente, e, spesso, come sostituti del supporto psicologico.
Amici, è da tempo ormai
che i giovani si buttano a capofitto sulla tecnologia, ma ora, dopo l’avvento
dell’intelligenza artificiale generativa, il rischio di dipendenza tecnologica,
soprattutto per gli adolescenti (ma non solo), è diventato alquanto serio e concreto. La
dipendenza, nata e poi cresciuta con i social network, ha portato allo sviluppo
di fenomeni come il cyberbullismo per arrivare addirittura allo challenge, che
mette a rischio anche la vita. Ora questo pericolo appare ancora più marcato, in
quanto l’avvento dei CHATBOT ha aumentato notevolmente i rischi legati alle
dipendenze tecnologiche.
Questo serio rischio di
forte dipendenza è evidenziato dal successo, soprattutto tra gli utenti più
vulnerabili (gli adolescenti) dei chatbot di compagnia, forniti da piattaforme
come Character.AI, Replika o Kindroid; piattaforme già in passato finite al centro del
mirino per i rischi in termini di sicurezza a cui potrebbero aver esposto gli
utenti più giovani. Questi pericolosi chatbot che, grazie all'IA, sembrano avere una
personalità umana, sono un serio problema, in quanto capaci di permettere una comunicazione praticamente realistica in tutto e
per tutto.
Gli studi più recenti sul
fenomeno hanno messo in luce che negli Stati Uniti più della metà degli
adolescenti li utilizza regolarmente. Un gruppo di ricercatori della Drexel
University di Philadelphia ha cercato di capire l'impatto psicologico creato
sui giovani da questi chatbot, a partire direttamente dal punto di vista dei
ragazzi. Dal loro lavoro è emersa una situazione allarmante, che va oltre il
profilo delle dipendenze tecnologiche così come eravamo abituate a percepire prima
dell'avvento dell'AI.
In questo lavoro i
ricercatori del laboratorio ETHOS (Ricercatori/Clinici in Radioterapia
Oncologica -Ethos AI), specializzati nello studio degli effetti sociali delle
interazioni tra le persone e i sistemi informatici, della Drexel University
hanno voluto esaminare il rapporto degli adolescenti con gli assistenti
virtuali direttamente dal loro punto di vista. Per questo hanno utilizzato come
base della loro analisi oltre 300 post su Reddit di utenti tra i 13 e i 17 anni
che avevano come tema il loro rapporto problematico con i chatbot forniti da
Character.AI.
Dalla loro analisi è
emerso che circa un quarto degli utenti si era rivolto agli assistenti virtuali
per lo più per avere un supporto emotivo, ad esempio per affrontare la
solitudine o l'isolamento, mentre meno del 5% lo aveva fatto per scopi pratici,
di intrattenimento o studio. Fin qui, niente di troppo allarmante, anche perché
nella maggior parte dei casi – almeno stando alle parole degli utenti stessi –
queste conversazioni erano iniziate in modo positivo e si erano rivelate
perfino apparentemente utili. Tuttavia, l’utilizzo, nonostante le intenzioni
iniziali, si sono evolute in rapporti costanti, evidenziando i tratti tipici
delle dipendenze.
Tra questi tratti tipici
delle dipendenze i ricercatori hanno individuato la presenza di schemi come il
conflitto, l'astinenza e la ricaduta. Molti di questi ragazzi raccontavano
infatti un dissidio interiore tra il bisogno/desiderio di parlare con il chatbot
e il senso di colpa derivato dalla consapevolezza dell'uso eccessivo. O ancora,
il loro rapporto con i chatbot, complice la loro forte antropomorfizzazione,
mostrava anche un'importante componente di attaccamento emotivo ai bot. Non
solo, in queste interazioni i ricercatori hanno ravvisto anche vere e proprie
forme di astinenza nel momento in cui gli utenti raccontavano di aver provato a
ridurre l'uso dei chatbot. Proprio come succede a chi ha una dipendenza
comportamentale e prova a liberarsene.
Cari amici, stante quanto
rilevato, i ricercatori hanno dichiarato che potremmo essere di fronte a
un'evoluzione delle dipendenze tecnologiche rispetto a quelle precedenti
all'arrivo dell'IA. E parte della responsabilità di questo rischio potrebbe
risiedere proprio nelle caratteristiche di funzionamento dei chatbot. Ecco cosa
hanno dichiarato: "La personalizzazione, la multi-modalità e la memoria
rendono i compagni virtuali basati sull'IA diversi dalle tecnologie precedenti
e fanno sì che sia più difficile distinguere una dipendenza da relazioni che
sembrano autentiche". A fronte di queste osservazioni, i ricercatori della
Drexel University si uniscono agli esperti che chiedono nella progettazione dei
chatbot maggiori tutele per gli utenti, soprattutto per i più giovani e più in
generale per chi è più esposto al rischio di dipendenze comportamentali o di
isolamento sociale.
Credo, di fronte a questo pericolo, che non ci sia nient’altro
da aggiungere…
A domani.
Mario


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