Oristano 25 febbraio 2026
Cari amici,
Che la mente umana sia ancora
oggi un mondo così particolare, in gran parte ancora da esplorare, è una realtà
incontestabile. Per esempio, tutti sappiamo che col passare degli anni il corpo
umano invecchia non solo fisicamente ma anche con la memoria, in quanto le
funzioni cerebrali, diventando obsolete, tendono lentamente ma inesorabilmente
a perdere elasticità e capacità cognitiva. Eppure, ciò nonostante, ci sono
persone, anche di oltre 80 anni, che mantengono una memoria elastica, paragonabile
a quella di adulti di 20 o 30 anni più giovani.
Secondo un interessante
studio coordinato dal Vanderbilt University Medical Center e pubblicato
sulla rivista Alzheimer's & Dementia, la memoria eccezionale degli
ultraottantenni potrebbe nascondere un segreto genetico fondamentale per
comprendere i meccanismi di resistenza all'Alzheimer. I ricercatori hanno
analizzato il profilo genetico dei cosiddetti "SUPER AGER",
persone che, anche dopo aver superato gli 80 anni, mantenendo capacità
cognitive paragonabili a quelle di adulti di 20 o 30 anni più giovani. La
ricerca, che ha esaminato oltre 18.000 partecipanti attraverso otto coorti
nazionali americane, ha rivelato differenze genetiche sorprendenti che
potrebbero aprire nuove strade nella prevenzione della demenza.
Amici, c’è chi a 80 anni scorda
dove ha messo gli occhiali e chi, alla stessa età, ricorda un elenco di parole
come un quarantenne. I "SUPER AGER" sono persone, uomini e donne che, nonostante l’età,
conservano una memoria e una capacità cognitiva eccezionale, tanto da
incuriosire i neuroscienziati di tutto il mondo. I ricercatori della Vanderbilt
University Medical Center, cercando di individuare le caratteristiche che
rendono il loro cervello così straordinario, hanno scoperto che questi
soggetti, a differenza della maggior parte degli anziani, hanno la corteccia
cerebrale – l’area che regola memoria, motivazione e decisione – che non si
assottiglia con il passare del tempo. In alcuni casi, addirittura, risulta
persino più spessa di quella di persone più giovani.
In pratica, il loro è un
cervello che invecchia più lentamente. Gli studiosi hanno individuato due
meccanismi chiave: resistenza e resilienza. Alcuni SuperAgers sembrano
“resistere” alla formazione delle proteine tossiche amiloide e tau, associate
all’Alzheimer; altri le producono, ma il loro cervello è “resiliente”, cioè non
ne subisce gli effetti negativi. In pratica, la loro mente continua a
funzionare come se fosse più giovane di decenni. Nel tempo, grazie ai cervelli
donati alla scienza da alcuni partecipanti, i ricercatori hanno scoperto che i
SuperAgers possiedono una maggiore quantità di neuroni von Economo, cellule
rare coinvolte nelle relazioni sociali e nell’empatia, e neuroni entorinali più
grandi, fondamentali per l’immagazzinamento dei ricordi. Queste differenze
biologiche potrebbero essere la chiave della loro longevità cognitiva.
Tuttavia, amici, oltre il
fattore biologico c’è da prendere atto della loro particolare personalità: sono
soggetti socievoli, che hanno sempre mantenuto relazioni solide, fanno
volontariato, partecipano attivamente alla vita della Comunità. Non si isolano
e non smettono di coltivare passioni o curiosità. Secondo la neuropsichiatra
Tamar Gefen, “si tratta di persone che vivono la vita secondo le proprie
regole, persone curiose, empatiche e con una forte motivazione”. Non a caso, molti
SuperAgers amano sfidarsi: imparano nuove lingue, suonano strumenti, leggono
molto o mantengono una vita affettiva attiva. In alcuni casi continuano a
lavorare o a insegnare, convinti che restare utili agli altri sia il miglior
modo per restare giovani.
Cari amici, per restare
con la mente giovane anche oltre gli 80 anni, quello che conta, oltre la
genetica, è lo stile di vita che risulta determinante. Studi recenti mostrano
che fino al 45% dei casi di demenza può essere prevenuto con attività fisica
regolare, alimentazione equilibrata e relazioni sociali stimolanti. È il
contatto con gli altri a stimolare la produzione di dopamina e serotonina, con riduzione
dello stress e il mantenimento attivo delle connessioni neuronali. In questo
senso, la mente si comporta come un muscolo: più la si allena, più resta forte.
E anche l’atteggiamento conta! Io, che gli 80 li ho già superati, (si, sono un “over 80”), cerco di percorrere
proprio questa strada! Ciaoooo!
A domani.
Mario







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