Oristano 22 febbraio 2026
Cari amici,
Un recente fatto di
cronaca, mi spinge a fare, oggi, seppure con grande amarezza, una riflessione sulla
impegnativa responsabilità dei genitori nell’educazione dei figli. L’esecrabile fatto del quale voglio parlare con Voi è avvenuto in una scuola di Foggia. Durante una lezione, un professore di una
certa età (di 61 anni), visto il cattivo comportamento di un’alunna, che
anziché stare a sedere composta sul banco, teneva i piedi su una sedia, infastidito
dall’atteggiamento tenuto, ha chiesto alla ragazzina di togliere i piedi dalla
sedia. Lei, a quel punto, anziché uniformarsi alla richiesta, ha preso il cellulare e ha chiamato il padre.
Il genitore, ricevuta la
telefonata, si è recato velocemente a scuola, (è arrivato addirittura in poco
più di 15 minuti), è entrato precipitosamente in classe e ha schiaffeggiato il
professore davanti a tutti! Lo ha fatto usando un comportamento violento, aggressivo, effettuato con sdegno e grande disprezzo! Il vile comportamento, effettuato con feroce violenza, ha fatto cadere
il professore pesantemente sul pavimento, annebbiato ed esausto per i violenti schiaffi ricevuti;
solo a quel punto, con il professore a terra, il focoso genitore ha preso la
figlia ed è andato via. Nell’aula, il professore
è stato subito soccorso; portato via per essere medicato, al povero professore il
referto medico ha assegnato una prognosi di sette giorni. Ai soccorritori e
a chi gli ha chiesto come si sentiva, l'anziano professore, scosso
dall’aggressione, ha pronunciato, con le labbra che tremavano, una frase che mette i
brividi: "Ho paura. Tornerò a scuola. Ma ho paura!" Amici,
personalmente mi immagino lo stato del professore, ormai ultra sessantenne, una
vita passata a scuola ad insegnare, scioccato e angosciato, che oggi ha paura
di tornare a scuola a riprendere il suo lavoro!
Cari amici, è da tempo
che la famiglia ha smesso di svolgere il suo importante e insostituibile ruolo
educativo. Da tempo, ormai, non esiste più un costruttivo rapporto della famiglia con la
scuola, e, una delle cose più evidenti e deleterie, è l’aver smesso di rispettare gli
insegnanti! Mancando un serio connubio tra scuola e famiglia, l’educazione
delle Nuove Generazioni appare praticamente impossibile. Si, se esiste ancora una
possibilità di futuro nella la formazione dei giovani, passa proprio da lì, dalla necessaria unione delle forze tra la famiglia e la scuola.
Amici, a mio avviso
risulta non solo negativo ma deleterio il fatto che la famiglia e la scuola non
dialoghino più. Tra genitori e insegnanti non solo non c’è collaborazione ma addirittura,
da parte dei genitori, manca anche il rispetto! Mentre prima la famiglia
era attenta e vigile, riguardo al comportamento dei figli e alle possibili note negative inviate dall’insegnate, oggi a scuola le eventuali note
negative inviate per il comportamento dei figli, sono diventate un’offesa, una provocazione, e debbono essere punite, come è
avvenuto con il fatto prima ricordato.
Amici lettori, alla base
di questo mancato dialogo tra famiglia e scuola, c'è qualcosa di così fortemente negativo
che sta distruggendo la formazione dei giovani; il difendere a spada tratta il
figlio che sbaglia, è un errore imperdonabile, dalle conseguenze nefaste:
significa costruire un adolescente prepotente, a cui tutto è permesso e che mai
deve pagare le colpe commesse! Significa costruire un soggetto capace di vessare gli insegnanti e i compagni più deboli, in poche parole costruire un bullo di sana pianta! Instillare
nei propri figli la "cultura" della prepotenza e dell'ignoranza, purtroppo, è
diventata, da parte dei genitori, una regola e non l’eccezione!
Cari amici, io a scuola, da ragazzo, debbo confessarvi di essere stato
alquanto esuberante, ma la mia famiglia è sempre stata pronta a rintuzzare la
mia iperattività. Quando, dopo le elementari, frequentai la Scuola media ad
Oristano (in Piazza Manno), un giorno, per la mia esuberanza presi una nota.
Allora esisteva un piccolo registro che la scuola consegnava ai genitori per
annotare l'eventuale comportamento negativo dell’alunno, e i genitori, firmando la nota,
ne dovevano prendere atto: firma necessaria per poter rientrare a scuola. Rientrando a casa, preoccupato e taciturno, non sapevo come
comunicare a casa la nota ricevuta. Alla fine presi coraggio e informai mia mamma. Lei non volle nemmeno
leggere la nota: mi prese per i capelli e, guardandomi dritto negli occhi, mi
diede due sonori schiaffi dicendomi: “Marieddu (tutti mi hanno sempre chiamato così),
questa prima "nota" deve essere anche l’ultima!”. E così fu! Amici lettori, la strada che ho percorso, e la persona che sono oggi, lo debbo proprio ai miei genitori ed alla loro educazione!
A domani, amici lettori.
Mario

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