Oristano 9 febbraio 2026
Cari amici,
Per tutti noi “CAMMINARE”
è un atto necessario: ci consente di muoverci, spostarci, raggiungere altri
luoghi. Ebbene, per molti filosofi del passato, il camminare non era ritenuto
solo un atto fisico, ma anche una metafora dell'esistenza umana. I filosofi
greci, per esempio, riflettevano spesso sul fatto che la vita umana altro non
era che un “personale cammino” che ciascuno di noi è chiamato a percorrere
durante la propria vita, ricco sia di tratti agevoli e piacevoli, ma anche di altri
fatti di incertezze e difficoltà.
I modi di camminare,
tuttavia, - come ben sappiamo - sono diversissimi: c’è chi cammina a passo
lento, cadenzato, senza alcuna fretta, e chi, invece, seppure non abbia
necessità, cammina sempre a passo svelto, come se il tempo fosse sempre poco, e
perciò necessiti di essere portato avanti in velocità. Secondo diversi studi psicologici,
la persona che cammina sempre velocemente, a ritmo sostenuto, non lo fa solo perché
è angosciato dagli impegni, ma perché questo modo di camminare veloce
fa parte del suo carattere particolare.
Secondo alcuni
specialisti, come la psicologa Leticia Martin Enjuto, le persone che
camminano velocemente appartengono spesso alla categoria delle persone molto
dinamiche, determinate e orientate all'azione. Sono persone a cui piace sempre
andare dritto al punto, soggetti che non sopportano l'inefficienza, e il muoversi
velocemente dà la sensazione di avere sempre sotto controllo gli impegni della
giornata. Un soggetto di questo tipo ha grande fiducia in se stesso, è
determinato e proattivo.
Amici, quelli che
camminano sempre molto velocemente, trasmettono l'idea di una loro quotidianità
intensa e piena di impegni, con una marcata determinazione a raggiungere gli obiettivi
in tempi rapidi. In alcuni casi, tuttavia, un'andatura decisa può essere
associata a grande sicurezza di sé e a un'attitudine da leader. Sono
persone capaci di prendere con facilità le decisioni, e in possesso di una
radicata abitudine a ottimizzare ogni minuto. Il loro ritmo costante non è solo
una questione di spostamenti, ma riflette un particolare modo di vivere la loro
vita.
Che la vita, in questo
millennio ipertecnologico, sia caratterizzata da una forte necessità di efficienza,
determinazione, orientamento agli obiettivi e produttività, è una realtà
incontestabile, una vita costituita da una forte organizzazione e disciplina. Camminare
veloci può indicare anche estroversione, desiderio di interazione e vitalità
(in cerca di nuove esperienze), oppure essere consci di vivere un mondo
interiore frenetico, con costante necessità di controllo, ma anche caratterizzata
da una forte resilienza allo stress.
Il camminare a passo svelto,
amici, può anche essere una via di fuga. Un modo per trasformare lo stress in
movimento. Una strategia inconscia, per evitare di rimanere soli con i propri
pensieri o le proprie emozioni per troppo tempo. Gli psicologi parlano di
"dipendenza dal fare": ovvero un bisogno quasi compulsivo di
concatenare azioni per sentirsi validi, utili e vivi. In questo contesto, la
produttività diventa una forma di valore personale; il corpo accelera per
tenere il passo con il ritmo mentale, per dissipare la pressione che si
accumula senza che ce ne accorgiamo.
Lo psicologo Richard
Wiseman ha osservato, attraverso uno studio condotto in diverse grandi
città, che l'aumento della velocità di camminata nel corso degli anni è
accompagnato da un aumento significativo dei segnali di nervosismo quotidiano.
In altre parole: il nostro mondo si muove più velocemente e i nostri passi
tengono il passo, ma a volte, però, a scapito del nostro benessere emotivo. È a
quel punto che bisognerebbe darsi “un alt”, scegliendo di rallentare il ritmo,
creando naturalmente una pausa.
Cari amici, riuscire ad imparare
a modulare il proprio ritmo, riuscire a dare più spazio alle proprie risorse,
alla propria lucidità mentale e al proprio benessere emotivo, diventa davvero
necessario. In questo modo si matura la capacità di scegliere quando
accelerare, anziché lasciarsi travolgere, contro la propria volontà, da una
velocità che riesce a sopraffarci.
Rallentare il ritmo significa dare alla mente l'opportunità di respirare, di
percepire ciò che ci circonda, allontanando così l’ansia e lo stress. Non viviamo sempre accelerati!
A domani.
Mario









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