mercoledì, febbraio 11, 2026

VIVERE IN UN AMBIENTE DI “SUPER CONFORT”, CI FA VIVERE MEGLIO, RISULTA POSITIVO, OPPURE - AL CONTRARIO - CI RENDE LENTAMENTE POCO CAPACI?


Oristano 11 febbraio 2026

Cari amici,

La vita moderna, complice la tecnologia sempre più avanzata, sta togliendo all’uomo la gran parte delle fatiche fisiche, rendendogli la giornata così leggera, e lasciandolo praticamente senza fare niente! In casa (ma spesso anche in azienda), possiamo dire di vivere immersi in un grande, straordinario comfort. Abbiamo il riscaldamento intelligente che anticipa il nostro rientro a casa, l’aria condizionata che annulla sia l’estate che l’inverno, e, quanto al cibo, ci basta schiacciare un’’app nel telefonino e ci viene recapitato il cibo che gradiamo di più. E questa è solo una piccola parte!

Con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, con poche mosse sul computer o sul telefonino, possiamo ordinare di tutto in pochi secondi: dall’abbigliamento all’arredamento, con l’A.I. che ci consiglia il prezzo migliore, evitandoci così la fatica della ricerca, del valutare, del ponderare, in quanto sono le macchine che fanno tutto questo al posto nostro. Si, amici, viviamo una realtà in cui la tecnologia si è sostituita a noi, nel senso che non dobbiamo più nemmeno pensare, coordinare, decidere, Diciamoci la verità: viviamo un mondo in cui tutto ci appare facile, semplice, veloce.

Amici, nel Terzo millennio che stiamo percorrendo, l’uomo appare davvero immerso in un mondo dove non deve più pensare, trovare soluzioni, impegnarsi a risolvere situazioni particolarmente ostiche; insomma, l’uomo vive in una società che i sociologi chiamano “SOCIETÀ FRICTIONLESS”, una civiltà senza frizioni, senza attrito. Ma tutto questo è da ritenersi un bene, un vantaggio, oppure no? La risposta non è facile, perché, in realtà, un problema c’è, eccome! In un mondo dove tutto appare facile, semplice e immediato, l’uomo sta perdendo la capacità di trovare le soluzioni, perché non deve risolvere più nulla! Si, l’uomo, in un certo senso, sta diventando inerte, senza stimoli, più fragile e incapace.

Eppure, in un’epoca altamente tecnologica, continuiamo a vivere nell’illusione di avere infinite possibilità. La realtà è che vivere in una “CONFORT ZONE”, aldilà dell’apparenza, ci sfugge che  c’è nascosto l’inganno! Al comfort, come ben sappiamo, ci abituiamo in un istante, ma quello che ci sfugge è che non ci rendiamo conto che, se non abbiamo problemi da risolvere, il nostro cervello perde i giusti stimoli. Quando i problemi che si trovano intorno a noi sono risolti dall'A.I., i nostri “muscoli emotivi”, oltre che quelli fisici, si atrofizzano.

Senza lo stimolo delle difficoltà da affrontare la creatività ristagna, e la resilienza, ovvero la capacità di sforzarsi davanti a un problema da risolvere, scompare. Come un bambino che non impara mai l’equilibrio perché i genitori iperprotettivi gli impediscono di cadere! Allo stesso modo noi rischiamo di non sapere più chi siamo, quando le cose smettono di funzionare perfettamente. Se in casa i collegamenti internet vanno in tilt, la robotica non funziona, noi non siamo in grado di prepararci da mangiare, e quindi, ci sentiremo perduti. Che dire, poi, del lavoro in ufficio quando i computer si bloccano?

Amici, la psicologia ci insegna che la crescita non avviene mai nel riposo assoluto. Esiste un principio, chiamato “LEGGE DI YERKES-DODSON”, che dice che “La nostra performance (e la nostra crescita) migliora proporzionalmente allo stress, ma solo fino a un certo punto”. In pratica: Poco stress (Comfort totale): noia, stagnazione, declino delle abilità, Troppo stress: burnout, ansia paralizzante. Poi in mezzo c'è lo “Sweet Spot”: quella zona di moderato disagio dove siamo vigili, concentrati e pronti a imparare.

In sintesi, cosa ci consigliano gli esperti? La risposta è una sola: uscire più spesso dalla nostra comfort zone! È in questa zona di “disagio ottimale” che il nostro cervello rilascia dopamina. Contrariamente a quanto si pensa, LA DOPAMINA non viene rilasciata solo quando otteniamo un premio, ma soprattutto mentre lottiamo per ottenerlo. Lo sforzo è, biologicamente, una forma di ricompensa. La realtà, amici, è che vivere stabilmente nella “Confort zone” riduce le nostre capacità, perché impedisce la crescita personale e professionale.

Cari amici, l’uomo è nato con una mente pensante, le cui capacità sono quelle di aiutarlo a superare gli ostacoli che la vita gli pone davanti; se deleghiamo alle macchine le nostre capacità, nel nostro cervello inizierà la stagnazione, per cui avremo ridotta resilienza e creatività, e una visione più limitata del mondo, poiché i "muscoli" emotivi e cognitivi si atrofizzano senza avere sfide da affrontare. Sebbene la Confort Zone ci possa offrire sicurezza e stabilità, l'eccessivo suo utilizzo ci rende meno capaci di affrontare l'incertezza e il cambiamento, limitando il nostro pieno potenziale. Amici, non restiamo ingabbiati nella "Confort Zone", usciamone spesso, in questo modo utilizzeremo sempre al meglio il nostro cervello!

A domani.

Mario

Nessun commento: