mercoledì, febbraio 18, 2026

IL NOSTRO CERVELLO E LA SUA EVOLUZIONE NEL TEMPO. DELLE CINQUE ETÀ, ECCO LE “QUATTRO (4) FASI CHIAVE” CHE SEGNANO I CAMBIAMENTI PIÙ IMPORTANTI.


Oristano 18 febbraio 2026

Cari amici,

Per lungo tempo gli studiosi sono rimasti convinti che lo sviluppo, l’evoluzione del nostro CERVELLO, abbia seguito una linea continua, con una crescita costante e un lento declino finale. Negli ultimi anni, però, importanti studi internazionali hanno messo in crisi quest’idea, ritenendo, invece che, al contrario, il cervello umano proceda per tappe, attraversando delle vere e proprie soglie, ovvero dei momenti di “riorganizzazione radicale”, capaci di segnare, col passare del tempo,  delle nuove fasi dell’esistenza.

Gli studiosi dell’Università di Cambridge, in una recente ricerca, hanno messo in evidenza un quadro completo di queste fasi di cambiamento, individuando le “QUATTRO ETÀ CHIAVE”, in cui la “cablatura” cerebrale cambia profondamente: a 9, 32, 66 e 83 anni. Questi traguardi, questi passaggi, non vanno letti come semplici tappe dell’invecchiamento, ma come dei veri reboot, ovvero delle fasi di riavvio, in cui il cervello si ristruttura, perde alcune capacità e ne rafforza delle altre, adottando di conseguenza nuove strategie per affrontare la vita che continua. Ma vediamo, almeno in sintesi, questi 4 passaggi del nostro cervello.

La prima fase, quella fino a 9 anni, è quella della fase iniziale della vita, nella quale il cervello è un’esplosione di connessioni, con i neuroni che si moltiplicano e si collegano in modo capillare, creando una rete vastissima ma poco efficiente. È un sistema ridondante, pensato per esplorare il mondo, apprendere il linguaggio, il movimento, le relazioni. Intorno AI NOVE ANNI, però, qualcosa cambia. È il momento in cui il cervello smette di accumulare connessioni e inizia a selezionarle. Le sinapsi superflue vengono eliminate, i percorsi più rapidi e funzionali vengono rafforzati, nascono reti locali specializzate. Dal punto di vista neurologico, è la fine dell’infanzia. Questo passaggio si riflette spesso nel comportamento: maggiore autonomia, una nuova consapevolezza di sé, la sensazione di “non essere più piccoli”. È anche l’inizio di una lunga fase di trasformazione che prepara il terreno all’adolescenza, con tutti i suoi contrasti.

Questa prima “riorganizzazione cerebrale” dura a lungo, per oltre due decenni. È un periodo non facile: l’adolescenza, fatta di sbalzi d’umore, cambiamenti di personalità, è gravida anche di una maggiore vulnerabilità psicologica. Il cervello sta letteralmente riscrivendo le sue priorità. A 32 ANNI arriva la seconda riorganizzazione, età in cui il cervello raggiunge il massimo livello di integrazione ed efficienza. Dopo anni di aggiustamenti, la rete neurale è ottimizzata: le aree comunicano in modo fluido, le funzioni cognitive sono al massimo del loro potenziale. Si è pienamente capaci di decidere, ma proprio per questo le scelte diventano definitive.

Questa stabilità dura a lungo, fino al supero dei sessant’anni. Arrivati Ai 66 ANNI arriva la terza riorganizzazione. Questo terzo passaggio è meno spettacolare, ma altrettanto profondo. Il cervello cambia strategia: invece di funzionare come una rete globale in cui tutto comunica con tutto, diventa più modulare. Le aree cerebrali iniziano a lavorare in gruppi più piccoli e specializzati, riducendo la comunicazione su larga scala. È una scelta adattiva: mantenere una rete completamente integrata richiede molte energie, e il cervello seleziona, preferendo concentrarsi su ciò che conta davvero. L’esperienza accumulata diventa una risorsa centrale, e il cervello impara a usarla in modo più selettivo.

Infine arriva l’ultima riorganizzazione, l’ultimo riassetto: al supero degli 80 anni. A 83 ANNI il cervello deve fare i conti con la perdita di molte connessioni dirette. La risposta non è la resa, ma una nuova riorganizzazione. Emergono strutture centrali, veri e propri hub, che funzionano come snodi di smistamento. I segnali non viaggiano più lungo percorsi diretti, ma passano attraverso nodi intermedi. È un sistema meno efficiente, più lento, ma sorprendentemente funzionale. Permette di compensare le perdite e di mantenere una certa coerenza cognitiva. In questa fase la memoria a breve termine e la capacità di seguire strutture complesse possono ridursi, ma spesso restano intatte le emozioni, le relazioni, il senso di identità.

Cari amici, certamente tutte le 4 riorganizzazioni sono importanti, ma quest’ultima, nella fase di invecchiamento cerebrale, è ancora più importante: la nostra mente cerca di sopperire al declino, con una ulteriore trasformazione, capace di compensare le perdite. Questo studio, amici, ha evidenziato la straordinaria capacità del nostro cervello di riorganizzarsi in continuazione. Ognuna delle 4 fasi comporta un riadattamento per compensare le perdite, ma è una riorganizzazione che permette a tutti noi di affrontare al meglio le nuove sfide. Il nostro cervello è uno straordinario computer che, tempo per tempo, fa un reset per riorganizzarsi, per poter continuare, fino al tramonto, ad andare avanti nel modo migliore!

A domani.

Mario

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