venerdì, ottobre 11, 2013

CARLO CONTINI E IL QUADRO DEL “CRISTO DI NICODEMO”. RICORDO DI UNA LONTANA SAGRA DI SANTA CROCE (1940) IN PIENA GUERRA, SOTTO L’INCUBO DELLE BOMBE.



Oristano 11 Ottobre 2013
Cari amici,
la dodicesima edizione del “Settembre Oristanese” si è da poco conclusa e, nonostante il budget non sia stato di grande spessore, non poche sono state le manifestazioni che hanno dato vita all’antica festa di Settembre, nata per onorare l’annuale ricorrenza del rinnovo dei “Patti Agrari”, festa riconosciuta anche dalla Statuto Comunale” che la considera la“ Festa Manna” della Città.
Chi, come me, ha conosciuto ancora in piena attività il grande mercato del bestiame, ai tempi della mia gioventù allocato in “Pratza e’ is bois”, e ha vissuto gli avvenimenti che in quella grande piazza si svolgevano, ricorda quanta affluenza  e quanto pubblico si riversasse ad Oristano per festeggiare il mese di Settembre, il mese più importante per gli agricoltori, quello del “Cabudanni”, in cui si stipulavano o si rinnovavano i “contratti agrari” che regolavano l’attività agricola, allora attività prevalente. A Settembre una marea di allevatori e agricoltori, non solo del circondario, si riversavano nella storica piazza antistante il mercato del bestiame (attivato in quel luogo nel 1874, successivamente al trasferimento della struttura che prima era ubicata nelle vicinanze della Chiesa di S. Francesco), dove trascorrevano intere giornate, tra incontri d’affari e  pantagrueliche mangiate e bevute, in grande festa e allegria.
L’antica cultura contadina coniugava strettamente gli eventi economici con quelli religiosi e il mondo agricolo degli oristanesi legava, in particolare, la “Festa Manna” di Settembre all’evento religioso della esaltazione della Croce, considerato che nella Chiesa di San Francesco, nel centro storico della Città, era custodito e venerato il “Crocifisso di Nicodemo”, crocifisso detto dei miracoli, pregiata ed antica scultura in legno risalente al XIV secolo. La settembrina festa di Santa Croce, dopo il trasferimento del mercato del bestiame al Foro Boario, continuava ad essere una delle più importanti della Sardegna, e, per tanti anni, costituì uno dei più importanti avvenimenti economici della città e della Provincia. Successivamente, negli anni ’70,  anche questa tradizione si  affievolì, perdendo in parte la sua importanza economica ma conservando la sua valenza  religiosa, grazie soprattutto all’incessante azione dei Frati minori conventuali e della comunità religiosa diocesana. Per molti anni, civilmente, la festa restò ignorata e solo tredici anni fa, grazie all’impegno dell’Associazione culturale Santa Croce e con la piena collaborazione del Comune di Oristano, l’antica festa civile venne ripristinata, ridando ad Oristano i colori del passato. Era una necessità questa, perché l’uomo ha sempre legato indissolubilmente il suo impegno civile con quello religioso.
Stretto, dunque, il connubio tra fede e lavoro, tra impegno civile ed impegno religioso. Anticamente per Santa Croce, venivano a scadere, come detto, tutti i contratti agrari annuali, i contratti di servizio per servi pastori, per domestiche, ecc., ed era normale allora regolare gli impegni ed i debiti in natura, ad annata agraria conclusa. Sempre da Santa Croce partivano, poi, i nuovi contratti annuali. Era logico, quindi, che questo importante periodo dell’anno fosse il momento migliore per rinnovare anche la fede e la speranza, chiedendo al Signore la grazia di un’altra annata ricca ed abbondante. Oristano è da almeno sei secoli che il 14 settembre, festa di Santa Croce, onora gli impegni sia economici che religiosi. Per la curiosità soprattutto dei giovani ecco, in estrema sintesi la storia di questa preziosa reliquia.
Il crocifisso detto di Nicodemo (2,30 x 1,95m), in stile gotico, particolarmente suggestivo per la tragica espressione, per il simbolismo e per i tratti somatici, deriverebbe dal prototipo della cattedrale di Perpignano (1307) e conserva la policromia originaria. Rimangono ancora dei dubbi sulla cronologia esatta della scultura. Nella pittura sarda il crocifisso di Nicodemo viene assunto come modello non prima del 1518, quindi la scultura arrivò in Sardegna dopo l’inizio del XVI secolo. Risale appunto al 1516 la più antica attestazione documentaria. L’opera d’arte fa parte comunque di quella serie di numerosi crocifissi lignei conservati in Sardegna e risalenti al XV e XVI secolo dei quali quello di Nicodemo rimane il prototipo insuperato. Sulla scultura si racconta una leggenda secondo la quale il crocifisso fu scolpito dalle stesse mani pie di Nicodemo che depose il corpo di Cristo dalla croce e lo compose nel simulacro.
Leggende a parte il Crocifisso è certamente opera di sommo artista che è riuscito ad esprimere con forza il dolore, ad esternare sino a che punto Cristo abbia amato gli uomini ricercandone fino all’ultimo la salvezza e la felicità! La straordinaria opera è stata in passato un forte richiamo per tutti i credenti della Sardegna, che arrivavano ad Oristano anche solo per poterlo contemplare. Lo storico Gian Francesco Fara, scrivendo di Oristano nel 1584, affermava che in questa città c’è pure “la chiesa di San Francesco, monastero di Francescani conventuali, nella quale si trova la sacra scultura del Crocifisso, celebratissimo per la fama dei suoi miracoli e per l’affluenza dei fedeli”. Più circostanziato, tre anni prima, il vescovo di Alghero Andrea Baccallar, che nel sinodo diocesano del 1581 parlava della Chiesa di S. Francesco in Oristano come una delle tre mete di pellegrinaggio cui i suoi fedeli normalmente andavano: “Se qualcuno dei nostri fedeli vorrà andare per qualche devozione al Crocifisso di Oristano, a Santa Maria di Tergu o a San Gavino di Torres, e lì voglia confessarsi, porti con sé licenza del proprio rettore o curato...”.
Quest’anno, nella dodicesima edizione del rinato “Settembre Oristanese”, la cultura è stata al centro degli avvenimenti in calendario. Tra le manifestazioni più importanti di questa edizione la  presentazione al pubblico del restauro della “Processione de su Jesus” di Carlo Contini, la conferenza sul Cristo di Nicodemo e sul tema del crocefisso nell’arte, oltre la serata speciale in onore di Giorgio Farris. Il “Settembre” di quest’anno ha trovato conclusione, il 28, con il consueto appuntamento di “Monumenti Aperti”, abbinato alla Giornata Europea del Patrimonio.
Cari amici, nella mia precedente riflessione su questo blog, fatta proprio per esprimere tutta la mia gioia per il meraviglioso recupero dell’opera giovanile di Carlo Contini, la processione de su Jesus, ho accennato anche al fatto che Lelletto Contini, oltre le tante sue opere, realizzò anche una splendida copia pittorica del famosissimo Cristo di Nicodemo. Ecco la storia curiosa di quest’opera che pochi conoscono.
 Durante il periodo della II Guerra mondiale, vista la brutta piega che stavano prendendo gli eventi bellici, il rischio bombardamenti anche per Oristano era molto alto. I Frati Minori Conventuali della Chiesa di San Francesco e la Sovrintendenza ai Monumenti della Sardegna, preoccupati che il prezioso Cristo di Nicodemo potesse andare perduto in seguito ad una eventuale azione bellica distruttiva causata da un attacco aereo, si adoperarono per mettere in salvo, il prezioso simulacro. Era il Settembre del 1940 e la situazione bellica era particolarmente drammatica, con rischi di bombardamento molto alti. Venne presa, pertanto, la drastica decisione di staccare il simulacro dalla parete della cappella e metterlo al sicuro. Dieci giorni dopo la festività di Santa Croce, alla fine della funzione serale, presenti don Giovanni Melis, il Padre Provinciale, il reggente della Sovrintendenza ai Monumenti della Sardegna, Raffaello Delogu e la numerosa Comunità, come viene riportato nel libro storico del convento: “È  stato tolto dalla sua cappella l’antico Crocifisso di Nicodemo e collocato in un sotterraneo del Seminario, per tenerlo al sicuro dai bombardamenti”.
Come ricorda Giampiero Pinna su “Reporter” del 3 Settembre, “…Dopo i tentativi, per fortuna falliti, degli aerosiluranti anglo americani, che a più riprese cercarono di far saltare in aria la diga del Tirso, anche quella soluzione, non dovette sembrare più tanto sicura, perché sempre nel libro storico del Convento di San Francesco, per il giorno 7 del mese di maggio del 1941, viene riportato che: “Alle ore 5, dal rifugio del Seminario arcivescovile, dove fu collocato al sicuro dallo scorso settembre, fu trasportata la cassa contenente il crocifisso artistico della nostra Chiesa, la statua marmorea di San Basilio, il reliquario di San Basilio, a Seneghe e collocata nell’abitazione del parroco. Questo trasporto è stato fatto per ordine della Sovrintendenza dei Monumenti di Sardegna, per togliere questi oggetti dal pericolo dell’inondazione, in caso di rottura della diga del Tirso”.
La Cappella dove era alloggiato il Cristo di Nicodemo rimase per circa un anno desolatamente vuota. All’approssimarsi della festa del 14 settembre del 1941, i frati cercarono una soluzione che consentisse alla popolazione di venerare, comunque il sacro crocifisso. Contattarono allora il pittore oristanese Carlo Contini, al quale commissionarono un quadro che riproducesse fedelmente l’antica scultura lignea. Contini accettò ed eseguì il lavoro commissionato, che gli venne pagato 80 lire. La nicchia ospitò per alcuni anni la sua opera, che sostituiva egregiamente l’originale, finché questa non venne ricollocata al suo posto.
Nel libro storico del convento di San Francesco il redattore delle cronache del convento, su questa operazione cosi scrive: “È stato collocato un quadro in legno compensato, con riproduzione dell’ingrandimento del Crocifisso, eseguito dal pittore Contini, Accademico delle Belle Arti di Roma; è stato collocato nella cappella, per la soddisfazione universale del popolo. Tanti desiderano di vedere il Simulacro, che per le tristi vicende della guerra è stato collocato in rifugio antiaereo. Fu benedetto il quadro dal Padre Guardiano ed esposto alla pubblica venerazione dietro autorizzazione del Monsignor Arcivescovo”. Era, allora, vescovo di Oristano Mons. Giuseppe Cogoni.
Cari amici, il connubio civile e religioso dell’antico “Cabudanni” continua ancora oggi. I tempi sono cambiati: ieri la vita dell’uomo era strettamente legata all’attività agricola, oggi molto meno. La terra, però, nonostante i continui cambiamenti sarà sempre “madre” e solo lei sarà capace di dare ai suoi numerosi figli (siamo nel mondo ormai oltre 7 miliardi di persone), quanto è necessario per il loro sostentamento. L’uomo, che non si alimenta di solo pane, continua a vivere la sua spiritualità legando indissolubilmente sacro e profano. Gli oristanesi che continuano a celebrare la festa di “Santa Croce”, quest’anno sono stati premiati: sono stati arricchiti dal recupero di un bellissimo quadro, fortemente permeato di religiosità, che è tornato nella fruibilità della Comunità.
Pochissimi sono , invece, quelli che hanno avuto la fortuna di poter ammirare il dipinto del Contini sul Cristo di Nicodemo, capolavoro ai più sconosciuto, che ora si trova custodito nel convento di San Francesco, non esposto al pubblico. Propongo che al prossimo “Settembre Oristanese”, nella sua 13^ edizione, alla festa di Santa Croce, l’Amministrazione Comunale si faccia interprete presso il Convento di San Francesco per chiedere di esporre nella galleria comunale di via S. Antonio il misconosciuto “Cristo del Contini” !
Grazie, cari amici, della Vostra sempre gradita attenzione.
Mario

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