sabato, ottobre 17, 2026

PROPRIETARI DI CASE E TUTELA LEGALE. SE L'INQUILINO, OLTRE IL TERMINE CONCORDATO, NON VA VIA, NON SOLO NON PUOI SBATTERLO FUORI MA PAGHI PURE LE UTENZE...


Oristano 17 ottobre 2026

Cari amici,

In Italia per i “Proprietari di case d’abitazione”, esiste una tutela legale alquanto morbida, molto più favorevole a chi la occupa, considerato che al locatore è severamente vietato farsi giustizia da solo e che i tempi previsti dalla giustizia, per poter rientrare in possesso dell'immobile, sono, molto spesso, assai lunghi. La legge italiana, infatti, vieta l'uso della forza privata: per riprendere possesso di un immobile, quando l'inquilino - al termine della locazione - non se ne vuole andare, è obbligatorio seguire un apposito “procedimento giudiziario di sfratto” (per morosità o per finita locazione) e attendere il lento iter procedurale previsto dalle norme di legge.

Nelle more dell’avvio della procedura, il proprietario deve astenersi da qualsiasi intervento: non può cambiare la serratura, entrare in casa senza autorizzazione, buttare fuori i mobili o staccare le utenze (acqua, luce, gas). Fare ciò, infatti, costituisce un reato penale, come l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni o la violazione di domicilio. Insomma, non gli resta che mettersi nelle mani di un avvocato per attivare la procedura di sfratto davanti al Tribunale competente, che porterà, poi, all'intervento dell'ufficiale giudiziario e, se serve, anche della forza pubblica.

Considerati i “tempi lenti della nostra giustizia”, anche dopo la convalida dello sfratto, il rilascio effettivo con gli accessi dell'ufficiale giudiziario richiede mediamente dai 60 ai 90 giorni (o più a seconda dei casi e del carico dei tribunali).  A rimarcare questa situazione poco felice, voglio portare a Vostra conoscenza, amici lettori, un recente caso, avvenuto in Provincia di “La Spezia”, precisamente a Vezzano Ligure. In questa cittadina, certo Marco Rebecchi, gestore di un’attività di affitti brevi, si è ritrovato un ospite che, una volta terminato il soggiorno, si è rifiutato di lasciare l’alloggio.

Questo fatto ha messo in seria difficoltà il Rebecchi, che, con l’immobile occupato, non ha potuto più locarlo, perdendo all’incirca una cifra vicina ai 10mila euro.  Inoltre, ha dovuto continuare a pagare le utenze dell’appartamento, instaurando nel contempo una lunga procedura legale (con costose spese) per rientrare in possesso dell’immobile. Avvelenato da questa poco simpatica situazione, il Rebecchi, ha deciso di fare qualcosa: in primis si è dato da fare per cercare di far promuovere una proposta di legge per colmare quello che, per i tanti proprietari di immobili,  considera un vero "vuoto normativo".

Amici, purtroppo la legge che regola le occupazioni abusive ha in Italia dei grossi limiti. Al momento il punto cruciale delle attuali norme è l’articolo 634-bis del Codice penale, introdotto nel 2025. La disposizione prevede pene fino a sette anni di reclusione e procedure più rapide per determinate forme di occupazione illegale, ma riguarda specifiche situazioni, tra cui l’occupazione è realizzata con violenza o mediante inganno dell’abitazione in cui vive il proprietario. Ma solo in questi casi ben determinati. Ma negli altri casi?

Il problema, secondo quanto denunciato da Rebecchi, riguarda, invece, i casi in cui una persona entra legittimamente in un immobile grazie a una prenotazione e, una volta terminato il soggiorno, decide di non restituirlo. Situazioni di questo tipo possono richiedere un lungo procedimento civile per ottenere il rilascio dell’alloggio, con tempi che rischiano di protrarsi per diversi mesi. Nel frattempo, il proprietario deve anche continuare a sostenere i costi delle utenze in quanto non può decidere autonomamente di interromperle, rischiando altrimenti delle conseguenze legali.

Cari amici, credo proprio che nel reparto immobiliare ci sia necessità di una concreta riforma, che consenta maggiore tranquillità a chi ha fatto tanti sacrifici per costruire uno i più immobili. La speranza è quella di una seria riforma, ovvero l’approvazione di una legge capace di offrire maggiore certezza a chi affitta immobili. La sua battaglia, come ha spiegato Rebecchi, non riguarda soltanto il danno economico personale, ma anche la possibilità di evitare che altri proprietari si trovino nella stessa situazione che si trovato lui. Amici, chissà! Se son rose…fioriranno….

A domani.

Mario

Nessun commento: