martedì, ottobre 13, 2026

LA SOLITUDINE? È UN SERISSIMO PERICOLO PER LA SALUTE MENTALE. IL PARERE DEL MEDICO-PSICHIATRA DOTTOR MASSIMILIANO DIECI.


Oristano 13 ottobre 2026

Cari amici,

La SOLITUDINE è un male sempre più diffuso che colpisce sempre più, in particolare in questo Millennio caotico e ipertecnologico. Isolarsi dagli altri, vivere in solitudine, è sempre più in voga, creando un vero e proprio isolamento sociale; è questo un comportamento di particolare gravità, paragonabile a fattori di alta pericolosità, come ad esempio fumo e obesità. Come afferma il dottor Massimiliano Dieci, medico psichiatra e responsabile dell’Unità Operativa di Riabilitazione Psichiatrica Specialistica presso gli Istituti Clinici Zucchi di Carate Brianza e delle Comunità psichiatriche della struttura, i danni maggiori sono quelli a livello psichico.

Secondo il Dottor Massimiliano Dieci, medico psichiatra, la SOLITUDINE può contribuire a creare una costellazione di disturbi psichici e/o fattori di rischio psicosociali, inclusa la sintomatologia depressiva, alcolismo, pensieri suicidi, impulsività e comportamenti aggressivi, ansia sociale. È anche un fattore di rischio per patologie cardiache e obesità  e sembra anche contribuire alla progressione della malattia di Alzheimer. Ovviamente, come conferma il dottor Dieci  non si deve confondere l’ansia occasionale con la depressione vera e propria.

Quando, dunque, è necessario allarmarsi e chiedere aiuto? Secondo il dottor Dieci, «Non esiste un limite netto, poiché le patologie psichiatriche si collocano lungo un continuum con la normalità. Il confine clinico viene tracciato dove subentra la sofferenza soggettiva o un disfunzionamento nella vita quotidiana. Quando la persona sta male al punto da non riuscire più a svolgere le proprie attività ordinarie, quello è il segnale fondamentale per rivolgersi a uno specialista».

I casi più numerosi sono quelli che si verificano in età senile, alimentati da una certa “depressione senile”, che alimenta proprio la solitudine. A questo deve aggiungersi, come conseguenza il derivato isolamento sociale, che incide notevolmente sulla salute in generale. «Moltissimo, sia sulla salute psichica sia su quella fisica, commenta il dottor Dieci. La solitudine subita – ossia l’impossibilità non scelta di trovare e coltivare relazioni – è devastante. Grandi studi condotti sulla popolazione anziana dimostrano come l’isolamento rappresenti il fattore di rischio più impattante sulla mortalità e sulle patologie cardiovascolari, paragonabile o superiore ad altri classici fattori di rischio fisici».

«La depressione clinica nell’anziano ha un esordio solitamente più rapido e si manifesta con sintomi specifici, come l’anedonia (l’incapacità di provare piacere per ciò che prima gratificava) e una marcata somatizzazione di disturbi fisici privi di riscontro biologico. Oggi, a differenza di 30 anni fa quando avevamo solo molecole complesse e con molti effetti collaterali, disponiamo di farmaci maneggevoli che ci permettono di intervenire precocemente anche in forme non estreme».

Al dottor Dieci è stato chiesto “Cosa dobbiamo attenderci dalla ricerca su questo male nei prossimi anni”. «Siamo in una fase di grande fermento, ha risposto. Oltre all’esketamina ad uso ospedaliero per le forme resistenti, stiamo sperimentando molecole derivate da sostanze psichedeliche, come la psilocibina (estratta dai funghi allucinogeni). In Australia è già approvata per la pratica clinica e le sperimentazioni europee e italiane stanno fornendo dati estremamente interessanti.

Cari amici, si ringrazia il dottor Dieci per la disponibilità e la chiarezza. Alla fine del colloquio ha tenuto a ribadire che  è tempo che cada lo stigma che ancora circonda lo psichiatra! Le malattie psichiche hanno la stessa dignità e meritano la medesima attenzione di qualsiasi altra patologia medica». Parole sante.

A domani.

Mario

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