lunedì, ottobre 12, 2026

LAMENTARSI, FA PARTE DELL’ESSERE UMANO. CI SONO RAGIONI, PSICOLOGICHE, BIOLOGICHE E RELAZIONALI, L'ESAGERAZIONE, PERÒ, PUÒ COMPORTARE SERI PROBLEMI DI SALUTE.


Oristano 12 ottobre 2026

Cari amici,

Il LAMENTARSI fa parte della natura umana. Le regioni certo non mancano: problemi familiari, di lavoro, di relazioni sociali. La Psicologia studia da tempo questo comportamento umano e gli studiosi sono concordi nell’affermare che uno “sfogo occasionale” può consentire di alleggerire la tensione emotiva e favorire il problem solving, ma il lamentarsi continuo è ben altro. Quando questa abitudine diventa cronica, il lamentarsi può trasformarsi in un vero problema per la salute. Studi recenti mostrano, infatti, che la ripetizione costante di pensieri negativi riorganizza le connessioni neurali, aumenta i livelli di cortisolo e indebolisce le capacità cognitive.

Si, amici, lamentarsi in continuazione crea problemi di salute, lo dice la scienza: lamentarsi richiede un dispendio di energie e di tempo enorme e fa male al benessere psicologico. Gli psicologi distinguono il lamentarsi sporadico, limitato nel tempo, dal lamentarsi continuo, senza fine. Nel primo caso, lamentarsi può migliorare la comunicazione e ridurre lo stress, nel secondo, invece, se ripetuto senza fine, si entra nel circuito della negatività. La differenza sta nella frequenza, nella durata e nella presenza o assenza di un obiettivo costruttivo. Chi si sofferma troppo a lungo sugli stessi problemi rischia di alimentare un loop che gli psicologi definiscono ruminazione negativa.

Gli effetti del lamentarsi cronico hanno un forte impatto negativo sia sul cervello che sulla salute. Le neuroscienze dimostrano che il cervello è plastico. Ogni volta che una persona si sofferma su pensieri negativi, rafforza le connessioni associate a frustrazione e rabbia. Il lamentarsi ripetuto attiva l’amigdala e mantiene elevati i livelli di cortisolo. Con il tempo, questa attivazione può compromettere l’ippocampo, area cruciale per memoria e regolazione emotiva. Studi osservazionali e clinici indicano che mezz’ora di lamentela continua può già influenzare le funzioni cognitive, rendendo più difficile il problem solving e la presa di decisioni. E non è tutto.

In realtà il lamentarsi cronico non rimane confinato alla mente. L’attivazione prolungata della risposta allo stress eleva la pressione sanguigna, indebolisce il sistema immunitario e aumenta il rischio di disturbi cardiovascolari. Gli psicologi sottolineano che chi mantiene un focus costante sui problemi vive in uno stato di allerta moderata ma continua, che il corpo non è progettato per sostenere a lungo. Questo spiega perché molte persone che si lamentano frequentemente riferiscono stanchezza cronica, disturbi del sonno e maggiore suscettibilità alle malattie.

Il lamentarsi in continuazione ha un negativo impatto anche sulle relazioni e sul benessere sociale. Chi ascolta ripetutamente lamentele può sperimentare esaurimento emotivo e allontanarsi. Le ricerche in ambito psicologico mostrano che i colleghi di persone abitualmente negative riportano livelli più alti di burnout. Nelle relazioni familiari e di coppia, la lamentela cronica erode la qualità del dialogo e riduce la soddisfazione reciproca. Il risultato è un isolamento che, a sua volta, peggiora lo stato d’animo di chi si lamenta, creando un circolo vizioso difficile da interrompere.

Amici, il lamentarsi cronico appare spesso come sintomo o mantenitore di ansia e depressione. La ruminazione, strettamente legata alla lamentela ripetitiva, è un fattore di rischio riconosciuto per il mantenimento dei sintomi depressivi. Gli esperti sottolineano che non si tratta di un disturbo a sé stante nel DSM-5, ma di un pattern comportamentale che segnala la necessità di un approfondimento clinico. Quando il lamentarsi diventa la modalità prevalente di elaborazione delle difficoltà, la persona rischia di rimanere bloccata in uno stato di vittimismo che ostacola il cambiamento.

Cari amici, la Psicologia, con le “Tecniche di ristrutturazione cognitiva” cerca di venire incontro ai soggetti colpiti da questo male. La terapia cognitivo-comportamentale offre strumenti efficaci. Al posto di lamentarsi, si può allenare la mente a formulare domande orientate alla soluzione: “Cosa posso controllare in questa situazione?” o “Quale piccolo passo posso fare oggi?”. La pratica della gratitudine, anche solo elencando tre aspetti positivi della giornata, aiuta a bilanciare il bias di negatività. Gli psicologi raccomandano di praticare queste tecniche in modo graduale, partendo da contesti a basso rischio emotivo. Non è certo facile, ma bisogna provarci!

A domani.

Mario

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