lunedì, luglio 03, 2017

DAVID GLASHEEN: L'EX MILIONARIO DIVENTATO UN MODERNO ROBINSON CRUSOE. UNA STORIA CHE FA RIFLETTERE…



Oristano 3 Luglio 2017
Cari amici,
Sfido chiunque di Voi a sostenere di non aver mai sentito parlare di Robinson Crusoe, il marinaio di York che a metà del 1.600 (nel 1651) dopo un viaggio in Guinea, la riduzione in schiavitù, l'arrivo in Brasile e un secondo naufragio, si ritrovò a vivere da solo in un’isola sperduta e deserta. Il libro, dello scrittore britannico Daniel Defoe, fece sognare (ai tempi in cui ero ragazzo) milioni di miei coetanei. Un personaggio come Robinson, però, non appartiene solo al passato: è ancora attuale, capace di rappresentare anche l’uomo moderno, diventando, ancora oggi, il simbolo del suo malessere; l’uomo-Robinson di oggi è un nuovo naufrago, perduto in un mondo nel quale ormai ha perso la fiducia e nel quale si trova a disagio. Ecco allora che, deluso e sconfortato, l’isola deserta gli appare come un uovo approdo, un mondo nuovo da scoprire anche vivendoci da solo, senza compagni con cui condividere la nuova solitudine.
Vi state chiedendo il perché di questa mia introduzione al post di oggi? Vi accontento subito! Il motivo è semplice: voglio parlarvi di una storia vera, quella di un uomo che, una volta ricco e famoso, ad un certo punto della sua vita decide di mollare tutto e isolarsi; sceglie di lasciare il mondo, abbandonare la sua Comunità per vivere solitario, in un’isola deserta. 
Quest’uomo è David Glasheen, personaggio che in precedenza aveva conosciuto agi e benessere, reso famoso dai moderni sistemi di arricchimento (giocando in borsa), poi caduto in disgrazia. Amante del rischio, nelle ultime sue scorribande aveva investito nel settore immobiliare di Sydney, ma la finanza mondiale, sempre più ad alto rischio, lo fece soccombere, precipitare nell'abisso: David nel 1987 (nel famoso lunedì nero di Wall Street) perse tutto: oltre 10 milioni di dollari.
Un colpo praticamente mortale, difficile da assorbire: uno di quelli che lasciano stramazzati per terra e dal quale è difficile rialzarsi. L’uomo, rialzatosi lentamente, dopo una lenta riflessione, decise così di lasciare tutto: decide di abbandonare la sua Comunità, allontanandosene, isolandosi; vuole andare via da solo, per meditare in solitudine: non nell’alto di una montagna ma trasferendosi in un’isola deserta. 
La cerca e la trova, e così decide di mettere in atto il suo progetto. È un’isola disabitata, posta al largo della costa nord-orientale dell’Australia: Restoration Island; la raggiunge in solitaria, portandosi appresso solo pochi mezzi. Qui, in questo paradiso, Egli comincia cos' a fare il Robinson, vivendoci (a quanto pare felice) ormai da vent’anni, da vero, moderno, solitario, marinaio Crusoe. A tenergli compagnia un solo soggetto: il cane di nome “Quassi”.
La sua curiosa ‘nuova vita’ è stata oggetto di diverse analisi da parte dei Media del mondo e Glasheen, che oggi ha 73 anni, a chi intervistandolo gli chiede come vive la sua solitudine, risponde senza reticenze: “La vita selvaggia è dura, è un mondo difficile”; Poi prosegue sottolineando che “È importantissimo lavorare con gli elementi. Le persone pensano che si possa aprire il rubinetto ed esce l’acqua. Ma qui, inizi a capire che non è così”. Nella sua lucida analisi Glasheen sostiene che ci sono, però, anche lati positivi: la cosa più bella di essere un eremita, per esempio, è la pace.
Col passare del tempo, però, diventano tante le cose che vengono a mancare: tra queste la più importante è quella di avere qualcuno a fianco con cui condividere questo tipo di vita solitaria. Dopo vent’anni di solitudine totale, Egli ha ora deciso di postare un annuncio sui siti d’incontri per trovare l’anima gemella che lo raggiunga. Per ora però senza fortuna. I contatti, per quanto sporadici, comunque non mancano: oltre i curiosi che ogni tanto sbarcano nell’isola per incontrarlo, ha ricevuto visite anche di personaggi famisi: pensate, un giorno qui approdò, col suo grande yacht, anche Russell Crowe, che rimase a cena con lui.
Cari amici, questa storia mi ha fatto riflettere non poco. Personalmente vedo David come un uomo che è alla perenne ricerca di se stesso; lo paragono un po’ ad Ulisse, il mitico eroe del passato, che divorato dalla sua immensa curiosità andava alla ricerca, io credo, più di se stesso che degli altri, insoddisfatto dalla mancanza di conoscenza. David Crowe, novello Robinson Crusoe, quindi, è per me la perfetta rappresentazione dell’uomo moderno: infelice, insoddisfatto anch'egli per le cose che gli sfuggono, in sintesi incapace di comprendere appieno le cause della propria infelicità.
Egli, anche se non lo dichiara apertamente, non condivide il modo in cui questo mondo moderno cerca di procedere, mondo di cui lui non solo ha fatto parte ma del quale è stato anche per un periodo protagonista, proiettato verso mete poco chiare e sempre meno condivisibili. Mondo dove continuano a crescere le grandi schiere di lupi del terzo Millennio, animali feroci che riportano davvero allo status primordiale, ben descritto da Hobbes nel suo motto “Homo homini lupus”
La fuga da quel mondo che Egli rifiuta, ha appagato David solo per un periodo, ed ora cerca di mitigare la sua solitudine, trovare un tampone alla sua meditazione in solitario; ora sente il bisogno di condividere con una donna il peso dell’esistenza, che di giorno in giorno diventa sempre più grave.
Io non so se David riuscirà nel suo intento, ma una cosa è certa: la sua storia, il suo rifiuto dell'arido mondo di oggi, il suo bisogno di isolarsi, è sicuramente una lezione di vita che servirà a tanti. Si, è un esempio che farà meditare molti di noi, perché il desiderio di staccare, di diventare almeno con la fantasia dei Robinson, per quanto latente, c’è in ognuno di noi…
Lui almeno ha avuto il coraggio di uscire dal sogno per trasformarlo in realtà!
 
A domani.
Mario


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