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domenica, luglio 08, 2012

I NUOVI “GRILLI PARLANTI” DI UN’ITALIA SOMIGLIANTE AL PINOCCHIO DI COLLODI.

Oristano 8 Luglio 2012

Cari amici,

la mia riflessione con Voi oggi parte dall’autore di un libro che da ragazzo tanto mi colpì ed entusiasmò: Pinocchio. L’autore era Carlo Lorenzini, più noto in tutto il mondo come Collodi.

Carlo Lorenzini nasce nel 1826 a Firenze. Povero di famiglia riuscì comunque a studiare, grazie all’aiuto dell’importante famiglia Ginori. Formatosi alle scuole degli Scolopi, considerata la sua grande indole satirica, iniziò subito a scrivere. Nel 1848, a soli 22 anni fondò una rivista satirica, “Il Lampione”, che la censura dell’epoca chiuse quasi subito. Si affermò subito come scrittore divenendo anche direttore di un giornale. Nel 1883 pubblicò “Le avventure di Pinocchio”, libro che divenne presto famoso e che nel tempo si diffuse in tutto il mondo. Collodi morì a Firenze nel 1890. Perché voglio oggi parlare di Pinocchio? La risposta è semplice. I fatti di questi ultimi tempi mi hanno fatto trovare delle grandi analogie con quanto contenuto in questo famoso romanzo del Collodi.


La storia raccontata parla di un mastro Geppetto, povero falegname, che incarna molto bene il “povero Cristo” di oggi, quell’italiano che fondamentalmente di sani principi, lotta quotidianamente per sopravvivere; al suo fianco c’è un Pinocchio, prima burattino e poi giovane esuberante, che non si accontenta del poco che ha e che incarna la gioventù del “vogliamo tutto e subito”; intorno a loro ci sono poi, come in tutte le favole che si rispettino, “Buoni e Cattivi”: dal Gatto e la Volpe a Lucignolo, dalla Fata Turchina a Mangiafuoco, in una sequenza di fatti e misfatti che, con grande similitudine, possono essere messi a confronto con i protagonisti della vita odierna. Senza scordare, ieri come oggi, la presenza del “Grillo Parlante”, personaggio metaforico, apparentemente saggio, quasi ad incarnare la coscienza collettiva, che, come un’antica Cassandra, predica e ammonisce sui fatti e misfatti della vita sociale. Voglio iniziare questa mia riflessione proprio dal dialogo tra il “Grillo parlante” e Pinocchio, dagli ammonimenti che nel libro il grillo fa a Pinocchio e della sua fine non proprio onorevole.

Ecco come il Lorenzini-Collodi, li riporta nel libro.

“…Vi dirò dunque, ragazzi, che mentre il povero Geppetto era condotto senza sua colpa in prigione, quel monello di Pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la dava a gambe giù attraverso ai campi, per far più presto a tornarsene a casa; e nella gran furia del correre saltava greppi altissimi, siepi di pruni e fossi pieni d’acqua, tale e quale come avrebbe potuto fare un capretto o un leprottino inseguito dai cacciatori. Giunto dinanzi a casa, trovò l’uscio di strada socchiuso. Lo spinse, entrò dentro, e appena ebbe messo tanto di paletto, si gettò a sedere per terra, lasciando andare un gran sospirone di contentezza. Ma quella contentezza durò poco, perché sentì nella stanza qualcuno che fece: — Crí-crí-crí! — Chi è che mi chiama? — disse Pinocchio tutto impaurito.— Sono io! — Pinocchio si voltò, e vide un grosso grillo che saliva lentamente su su per il muro. — Dimmi, Grillo, e tu chi sei? — Io sono il Grillo-parlante, e abito in questa stanza da più di cent’anni. — Oggi però questa stanza è mia — disse il burattino — e se vuoi farmi un vero piacere, vattene subito, senza nemmeno voltarti indietro. — Io non me ne andrò di qui, — rispose il Grillo — se prima non ti avrò detto una gran verità. — Dimmela e spicciati. — Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori, e che abbandonano capricciosamente la casa paterna. Non avranno mai bene in questo mondo; e prima o poi dovranno pentirsene amaramente. — Canta pure, Grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che domani, all’alba, voglio andarmene di qui, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola, e per amore o per forza mi toccherà a studiare; e io, a dirtela in confidenza, di studiare non ne ho punto voglia, e mi diverto più a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido.

— Povero grullerello! Ma non sai che, facendo così, diventerai da grande un bellissimo somaro, e che tutti si piglieranno gioco di te? — Chetati, Grillaccio del mal’ augurio! — gridò Pinocchio. Ma il Grillo, che era paziente e filosofo, invece di aversi a male di questa impertinenza, continuò con lo stesso tono di voce: — E se non ti garba di andare a scuola, perché non impari almeno un mestiere, tanto da guadagnarti onestamente un pezzo di pane? — Vuoi che te lo dica? — replicò Pinocchio, che cominciava a perdere la pazienza. — Fra i mestieri del mondo non ce n’è che uno solo che veramente mi vada a genio. — E questo mestiere sarebbe? — Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo. — Per tua regola — disse il Grillo-parlante con la sua solita calma — tutti quelli che fanno codesto mestiere, finiscono quasi sempre all’ ospedale o in prigione. — Bada, Grillaccio del mal’ augurio!... se mi monta la bizza, guai a te!... — Povero Pinocchio! mi fai proprio compassione!... — Perché ti faccio compassione? — Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno. — A queste ultime parole, Pinocchio saltò su tutt’infuriato e preso di sul banco un martello di legno, lo scagliò contro il Grillo-parlante. Forse non credeva nemmeno di colpirlo; ma disgraziatamente lo colse per l’appunto nel capo, tanto che il povero Grillo ebbe appena il fiato di fare crí-crí-crí, e poi rimase lì stecchito e appiccicato alla parete…”.

L’attuale situazione economica, che ci sta creando non pochi problemi, credo non sia molto diversa da quella di allora. Ormai la gente è stanca e sfiduciata, si è “lasciata andare”, e non ha più voglia di combattere. Alla rassegnazione si sta aggiungendo l’indifferenza ed il rifiuto a credere ancora alle parole, prive di senso e di soluzioni, che la classe politica continua a propinarci senza concreti risultati. La pericolosa situazione economica che ha portato prima alla caduta del governo Berlusconi e successivamente all’insediamento di un gabinetto “tecnico” guidato da Mario Monti (io avrei usato un termine più efficace, di antica matrice, quello di “salute pubblica”), ha palesato tutta l’impotenza dei duri provvedimenti messi in atto. Il recente esito delle elezioni amministrative ha dimostrato, senza ombra di dubbio, quanto la gente sia stanca e sfiduciata nei confronti dei partiti “classici”, sia di destra che di sinistra, che sono stati in buona parte “rifiutati” dagli elettori! Vi sembra ci possa essere messaggio più chiaro di questo? Il problema è grave, serio.

Nel nostro Paese si stanno creando le condizioni per un ritorno ad un nuovo e pericoloso populismo, alimentato da intriganti nuovi “grilli parlanti” che, pur nell’apparente logica e ragione formale, istigano i cittadini, stanchi e demotivati da una politica sbagliata, a rivoltarsi. Le arringhe di questi nuovi “grilli”, autoproclamatisi “capi popolo”, incitano alla ribellione, al rifiuto dello “Status Quo”, ad abbandonare la “strada sbagliata”, senza indicare le nuove vie da percorrere. Sta proprio qui l’errore.

La storia ci insegna che se un regime è sbagliato bisogna indicarne uno diverso, non protestare, fare la rivoluzione, senza sapere dove andare a parare. In questo modo, spesso, si può cadere dalla padella nella brace. Il più importante movimento dove sono confluiti non pochi “Grilli-Cassandre” è il “Movimento 5 Stelle”. Questo nuovo raggruppamento politico italiano che rifiuta la qualificazione di partito, definendosi "libera associazione di cittadini", è nato il 4 ottobre 2009 sulla scia dell'esperienza del movimento Amici di Beppe Grillo già attivo dal 2005, e presentatosi per la prima volta alle elezioni a partire dal 2008, con diverse Liste Civiche con il marchio “Cinque Stelle”. Le cinque stelle del nome rappresentano i cinque temi al centro dell'ideologia del movimento: acqua pubblica, trasporti, sviluppo, connettività, e ambiente. Alle recenti elezioni amministrative questo movimento ha ottenuto percentuali di voto da capogiro: anche oltre il 10% dei votanti. Sono cifre che anche partiti consolidati molto spesso faticano a raggiungere!

Quale, dunque, il fascino che ha trascinato tanti italiani a votare il Movimento 5 stelle? Quale il fascino del “Grillo parlante” più noto d’Italia, Beppe Grillo? Nell’ultima tornata di elezioni amministrative, il suo Movimento Cinque Stelle ha consentito l’elezione di alcuni sindaci, come a Parma. I tre maggiori partiti che sostengono Monti hanno raccolto insieme il 37% dei voti, rispetto al 72% ottenuto nel 2010. Un successo oltre ogni limite quello ottenuto, mai ipotizzato prima del voto. Giorni fa in una importante trasmissione televisiva si è appreso di un sondaggio sulle prossime “intenzioni di voto degli italiani” alle politiche 2013: i dati sono impressionanti, in quanto assegnano al movimento percentuali al di sopra del 16%. Dalle interviste, eseguite da più parti, si ricava che un terzo degli italiani attribuisce al nuovo movimento ottimi risultati nelle prossime elezioni politiche, ormai in calendario tra 10 mesi circa, anche se due terzi pensano che in caso di vittoria non sarà capace di guidare il paese. Il rischio concreto è che l’Italia potrebbe seriamente andare alla deriva.

La gente sembra quasi ragionare alla maniera del “muoio io con tutti i filistei”, anche se credo che un barlume di saggezza scatterà prima della catastrofe. I partiti al governo dovrebbero capire e rimboccarsi le maniche, anziché continuare ad ignorare le richieste dei cittadini, anziché continuare a difendere i privilegi, a difendere quelli con le fedine penali sporche, combattendo, invece, l’enorme evasione. Grillo è seguito perché offre soluzioni semplici a problemi difficili, spaziando dall’energia alle questioni monetarie (propone l’inadempienza del debito e l’abbandono dell’euro). Nella realtà sono risposte troppo semplici per essere veramente praticabili, ma il popolo le accetta perché è stanco di promesse non mantenute. Utopia quella strombazzata da Grillo, ma che riesce a fare presa.

Cari amici, nella mia riflessione mi sono anche chiesto: chi sta supportando in modo cosi consistente il gruppo di Beppe Grillo? Ho scoperto che i nuovi adepti non sono solo “descamisados” di nuova generazione. Ci sono tra i supporters non poche persone ben educate, serie e colte. Del resto, di fronte all’impotenza dei partiti al governo, qualcosa bisogna pur fare. Un giovane su tre in Italia è al di fuori del mercato del lavoro, o fa fatica a vivere con un contratto a breve termine da circa 1000 euro al mese. Il ceto medio che lavora ed il mondo dei pensionati sono ogni giorno più strangolati da nuovi e più pesanti balzelli. I partiti tradizionali ignorano gli uni e gli altri, mentre i privilegiati continuano ad essere “intoccabili”. E’ in questo malessere diffuso che il movimento di Grillo trova ampi spazi, proponendo soluzioni ed acquisendo ulteriori consensi. Certo molti nell’apparenza formale sostengono anche Monti, un uomo che è l’esatto contrario di Grillo! Monti, però, se vorrà continuare la sua battaglia, se vorrà restare al potere dopo la primavera del 2013, dovrà affrontare l’elettorato. Grillo è pronto per la lotta. Monti potrebbe avere qualche possibilità in un’aula universitaria, mentre in una battaglia mediatica su Internet credo che la vittoria del nuovo “Grillo parlante” sarebbe scontata.

Quando i tempi sono duri, la strada davanti è dolorosa: tutti sono tenuti a stringere forte la cinghia, a partire da chi è più grasso e pasciuto, altrimenti l’amara medicina stronca chi è già debole. Questo i partiti tradizionali dovrebbero non solo comprenderlo ma metterlo in atto, altrimenti non si alimenta neanche la speranza. Gli avvenimenti del passato dovremo ogni tanto “ripassarli”: la rivoluzione francese, di non lontana memoria, dovrebbe ancora oggi farci riflettere. Le odierne democrazie, considerati i numerosi errori commessi in precedenza, continueranno ad essere assediate dai nuovi “Grilli”, come nel richiamato libro di Pinocchio, martellando e mettendo in difficoltà chi governa.

Non è questo solo un problema italiano, cari amici. Perché quando si tira troppo la corda ad essere strangolate non sono solo le economie ma anche i sui protagonisti. Non dobbiamo stupirci se la Grecia si trova oggi all’interno di un circuito drammaticamente pericoloso o se la Spagna soffre degli stessi mali. Il comitato di esperti della “Demos”, importante associazione per la cultura democratica, evidenzia che i movimenti populisti sono in crescita anche in Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Austria, Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia e Ungheria. I vari raggruppamenti neo-populisti potrebbero non avere molto in comune, a parte la spavalderia, ma non sono più gruppi marginali. Combattono senza un fine preciso, non sentono alcuna responsabilità per il loro operato e non credono nel progetto per unire l’Europa. Se dovessero continuare a trovare ulteriore accettazione credo che sarebbe la fine. Il “Neo-Populismo”, cari amici, non è nato per costruire un nuovo sistema ma per distruggere quello esistente, senza indicare la possibile nuova struttura.

Cari amici, tra poco andrò in vacanza, al mare. Ho già messo da parte alcuni libri da leggere. Ieri ne ho aggiunto due: il Pinocchio di Collodi e il Contratto sociale di Rousseau. Credo che per l’ennesima volta li rileggerò con grande attenzione.

Grazie e…Buone vacanze a tutti Voi!

Mario





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