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giovedì, luglio 19, 2012

COSTANTINO IL “GRANDE”: L’ENIGMATICO IMPERATORE ROMANO CHE CON L’EDITTO DI MILANO APRI’ LE PORTE DELLA LIBERTA’ DI CULTO AL CRISTIANESIMO.


Oristano, 19 Luglio 2012

Cari amici,

ho letto questi giorni scorsi che alla fine dell’estate, il 25 di Ottobre, il Museo Diocesano di Milano

ospiterà una grande mostra dedicata all’imperatore Costantino detto “il grande”, ed in particolare al suo famoso “Editto” del 313 d.C., emesso a MEDIOLANUM (la Milano di allora), con il quale la religione cristiana diventava pubblicamente professabile e praticabile. La mostra, che festeggia quindi i 1.700 anni del famoso “editto di Milano” (313-2013), che apriva ufficialmente le porte dell’impero al Cristianesimo, sarà arricchita da preziosi cimeli dell’epoca, provenienti dai maggiori musei del mondo. Questo famoso pronunciamento, più noto come Editto di Costantino, o Editto di Tolleranza, fu promulgato sia da Costantino, imperatore d'Occidente, che da Licinio, imperatore d'Oriente. Esso sanciva, per decreto, il diritto alla libertà di culto, ponendo così termine a tutte le persecuzioni religiose in atto e proclamando la neutralità dell'Impero nei confronti di ogni fede religiosa.

L’interessante mostra, che fa già parlare di se, è organizzata dalla Curia vescovile di Milano e nasce sotto il Patrocinio della Segreteria di Stato Vaticana e sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana. L’esposizione, curata da Paolo Biscottini e da Gemma Sena Chiesa, vanta un importante comitato di esperti e avrà a disposizione numerosi e rari cimeli dell’epoca (circa 250 reperti), per meglio riepilogare e raccontare quella “storica decisione” che, introducendo il principio di tolleranza in materia di culto, ha rappresentato una svolta epocale nella storia del Cristianesimo, fino ad allora oppresso e perseguitato, modificando di riflesso sostanzialmente il corso della storia e le vicende dell’umanità occidentale.


Il percorso espositivo, già in fase di allestimento, presenterà preziose testimonianze provenienti da numerosi musei italiani e stranieri. Dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, ad esempio, giungerà un Anello con il Crismon, il monogramma che combina le iniziali greche del nome di Cristo, dal Victoria & Albert Museum di Londra, un raro frammento di Tenda del V secolo, mentre i Musei Capitolini di Roma concederanno in prestito il Pastore crioforo del III secolo. Il British Museum di Londra ha già messo a disposizione un medaglione in foglia d’oro con la figura di Cristo e la Bibliothéque Nationale di Parigi il cammeo del IV secolo con il trionfo di Licinio. La mostra esibirà ai visitatori varie preziose croci, realizzate in metallo prezioso, oggi custodite a Norimberga, Colonia e Cividale; sarà esposto anche il reliquario di Sant’Elena, proveniente dalla chiesa di Santa Maria in Aracoeli di Roma. Tra i dipinti, è da ricordare la Sant’Elena di Cima da Conegliano della National Gallery di Washington.













Come sostiene il curatore Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano di Milano, la mostra sarà focalizzata proprio “sulla tolleranza quale principio irrinunciabile di tutta la cultura occidentale. I temi saranno l’accoglienza nel mondo romano, la Milano imperiale, le figure di Elena e Costantino, il simbolo della croce che, fino ad allora, era considerato un segno di colpa infamante, diventato cifra dell’adesione alla fede cristiana”.

Ma chi era veramente questo straordinario personaggio, abilissimo stratega, forte in battaglia e capace di tessere trame politiche e familiari particolarmente efficaci ma anche molto discusse? Vediamo, insieme di riepilogarne la storia.

Costantino nacque in Illiria, a Naisso (l'odierna Nis, Albania) nell'anno 280 e morì a Nicomedia, nell'odierna Turchia, nel 337. Fu imperatore di Roma dal 306 fino al 337, anno della sua morte. Figlio di Costanzo Cloro, il tetrarca diventato imperatore romano nel 305, Flavio Valerio Costantino, questo era il suo nome “completo”, fu allevato al seguito di Diocleziano alla corte di Nicomedia, ma fu richiamato dal padre in Britannia appena eletto imperatore affinché lo aiutasse nella campagna militare contro la popolazione dei Pitti. Deceduto accidentalmente Costanzo, pochi mesi dopo essere diventato imperatore, l'esercito romano proclamò Costantino nuovo imperatore: aveva appena compiuto trent’anni. L’investitura ad imperatore, avvenuta per acclamazione, sconvolse l’usuale “sistema tetrarchico” di ascesa al trono che, secondo le regole, doveva essere invece attribuito a Flavio Severo. Il fatto provocò la reazione di Massenzio, il cui padre Massimiano era stato imperatore prima di Costanzo Cloro, il quale nel frattempo era stato proclamato imperatore a Roma. La lotta per il potere tra Costantino e Massenzio ebbe cosi inizio: da una parte le classi sociali romane forti che parteggiavano per Massenzio, dall'altra l'esercito che sosteneva Costantino; in mezzo, a fungere “da terza parte”, la rappresentanza della legalità istituzionale che vedeva come legale pretendente Flavio Severo. La difficile situazione degenerò presto: nell'intento di appoggiare il figlio, Massimiano con una sorta di colpo di stato attuato nella Capitale assunse il titolo di imperatore e fece uccidere il legittimo aspirante-imperatore Severo.

La circostanza tuttavia non fu risolutiva. I contendenti non si risparmiarono e iniziarono a fare una dura opposizione all’usurpatore, compreso il figlio di Massimiano, Massenzio, che dichiarò guerra al padre. La situazione si fece ancora più complessa ed ingarbugliata quando Massimiano si alleò militarmente con Costantino, suggellando il patto di alleanza dandogli in sposa la figlia Fausta. La situazione giunse a questo punto ad uno stallo. Gli indugi però si ruppero quando nel 310 Massimiano fu costretto ad uccidersi nel corso di un complotto di corte. Si mormorò che fosse stato lo stesso Costantino a costringerlo al suicidio. Poco, comunque cambiò. I pretendenti alla successione, dopo quegli avvenimenti, restavano in quattro: tali Licinio e Massimino Daia, Massenzio e, ovviamente, Costantino.

La morte di Massimiano costrinse i due massimi pretendenti, Massenzio e Costantino, a mettere in campo gli eserciti ed a far parlare le armi. Dopo alcune scaramucce militari di poca utilità strategica nelle campagne romane, gli eserciti dei due contendenti si scontrarono nei pressi di Ponte Milvio, al tempo situato alle porte dell’Urbe. La fortuna arrise a Costantino: nel corso della battaglia Massenzio morì annegato nel Tevere. La vittoria di Costantino alimentò, soprattutto nel popolo, un gran numero di leggende. Una di queste vuole che la notte precedente lo scontro Costantino avesse avuto la visione di una croce sotto cui sarebbe stata visibile la scritta “in hoc signo vinces” (con questo segno tu sarai vincitore). Profondamente turbato da questo sogno, al risveglio Costantino avrebbe fatto sostituire le insegne militari dei suoi soldati con la croce, riportando la vittoria su Massenzio, grazie all’intercessione del Dio cristiano.

La vittoria riportata su Massenzio a Ponte Milvio diede a Costatino la certezza di aver ormai, di fatto, raggiunto il trono: l’antico contendente Licinio per ingraziarselo passò dalla sua parte e strinse alleanza con Lui. Nel 313 i due, insieme, emanarono a Milano il celebre “editto di Costatino”, un decreto che considerava valida a tutti gli effetti la religione cristiana accanto alle forme di paganesimo già diffuse nella popolazione dell’impero. Grazie all’editto costantiniano si disponeva anche la restituzione dei beni alle comunità ecclesiastiche, precedentemente confiscate a favore delle casse imperiali.

Le lotte per il potere non erano, però, ancora terminate. Nello stesso anno Licinio sconfiggeva militarmente Massimino, il contendente che ancora non si era arreso e non aveva deposto né le armi né le velleità di diventare imperatore. Successivamente Costatino batteva in battaglia l’ultimo suo rivale in Pannonia, ottenendo in questo modo il pieno potere ed il totale controllo dei Balcani, che equivaleva alla parte orientale dell’impero romano. Nel 324 vinse anche ad Adrianopoli, a Crisopoli e nell’Ellesponto.

Rimasto senza rivali, Costantino iniziò la ricostruzione della città di Bisanzio da lui stesso danneggiata. In suo onore fu ribattezzata Costantinopoli, dove l’imperatore pose la sede ufficiale dell’impero nel 330.

Dopo la proclamazione del suo editto del 313 e le successive conquiste che stabilizzarono il suo impero, Costantino diede vita ad una serie di riforme sia civili che amministrative, migliorando notevolmente le condizioni sociali degli amministrati, destinate a durare a lungo. Organizzò le prefetture pretoriali dando ai Prefetti anche le competenze civili, dapprima esclusivamente militari, senza diminuire, anzi accrescendo, nello stesso tempo quelle militari, soprattutto quelle dislocate sui confini dello Stato.


Da buon economista fondò sull'oro la circolazione monetaria coniando una nuova moneta, il “solido”, favorendo in questa maniera chi aveva potuto tesaurizzare questo metallo. Il risanamento monetario si era reso indispensabile in seguito alla svalutazione delle monete d'argento, e la nuova moneta ebbe subito una larghissima diffusione nei territori dell'impero. Continuò, senza indugi, anche la “cristianizzazione” dell’impero. In capo religioso Costantino intervenne direttamente nelle dispute teologiche, partecipando tra l'altro di persona al Concilio di Nicea del 325, dove contribuì al far prevalere la linea teologica ufficiale, ora diremmo "cattolica", contro l'arianesimo. Tuttavia l'imperatore non sarebbe mai stato mosso da scelte teologiche precise, bensì dall'esigenza di mantenere l'unità della Chiesa da poco costituitasi, alla quale egli affidò vari compiti istituzionali favorendo in questa maniera le tendenze accentratrici della comunità cristiana romana. Inoltre, favorì l’inserimento della chiesa cristiana nella struttura politica ed amministrativa dell'impero promulgando numerose leggi che favorivano i chierici attraverso immunità fiscali, attribuivano giurisdizioni in materia territoriale, penale e civile e assegnavano alle chiese compiti di assistenza alle classi sociali meno agiate. In campo sociale Costantino accentuò la tendenza all'umanizzazione della condizione degli schiavi ed intraprese la riforma della legislazione sul matrimonio. Sua anche l’idea di sostituire l’immagine dell'imperatore “divinizzato” con quella cristiana dell'imperatore “per volontà di Dio”, pur mantenendo forme rispettose verso i precedenti culti pagani classici e mediorientali. Volle conservare per se il titolo di “pontefice massimo”, operando sempre per garantire il massimo rispetto per la famiglia imperiale.

Queste sue non comuni doti e capacità amministrative e strategiche, che fecero di Costantino un vero “grande” della storia, non gli impedirono, però, comportamenti certamente poco nobili, anzi certamente anche esecrabili. Nonostante i numerosi e comprovati atti positivi nella gestione del potere, la storia ci riporta anche un Costantino feroce che si macchiò di crimini terribili, per ragioni mai del tutto chiarite: per esempio, fece uccidere il figlio Crispo e la moglie Fausta e, forse, anche il padre Costanzo Cloro. Nel suo comportamento favorevole alla cristianizzazione dell’impero un ruolo decisivo fu svolto dalla madre Elena, successivamente innalzata dalla Chiesa agli onori degli altari. Questa donna dedicò gran parte della sua vita a far costruire edifici sacri nei territori dell'impero - per esempio, la chiesa di Santa Croce di Gerusalemme e la chiesa della Natività a Betlemme - ed a cercare ipotetiche reliquie di Gesù Cristo in Terra Santa. E' rimasta celebre la tradizione cristiana che indica in Elena la scopritrice della croce su cui fu martirizzato Cristo. La preziosa reliquia, successivamente conservata a Costantinopoli e condotta appresso come panacea dagli eserciti crociati nelle battaglie medievali di Terra Santa, andò perduta nella battaglia dei Corni di Hattin (1187), probabilmente distrutta dai soldati musulmani. Elena, inoltre, inaugurò con successo la tradizione dell'influenza delle nobildonne cristiane alle corti imperiali, e fu consigliera attenta di ogni azione intrapresa dal figlio.

Costantino le tributò sempre grandi onori, intitolandole nomi di province e di città, Helenopontus e Helenopolis per esempio, e coniando monete con la sua effige. Elena si convertì al cristianesimo nel 327. Costantino, invece, pur avendo tanto operato in favore della religione cristiana, non abbracciò mai ufficialmente il cristianesimo. Mentre stava preparando la campagna militare contro l'impero di Persia per recuperare i territori romani perduti da Diocleziano, Costantino il Grande fu colpito da febbri presso la città di Nicomedia. Dopo aver nominato imperatori i suoi tre figli, in punto di morte volle essere battezzato dal vescovo Eusebio. Morì a Nicomedia, nell'odierna Turchia, nel 337.


Costantino, dunque, personaggio storico straordinario e, per la Chiesa, chiave di volta della costruzione di un percorso millenario che con Lui passa dalle tenebre alla luce, uscendo dalle catacombe e dalle persecuzioni e conquistando pari dignità con le altre religioni. Santo, dunque, o “Tiranno” questo enigmatico Costantino? Gli storici non sono concordi nell’esprimere un ponderato giudizio. Personaggio dalle mille sfaccettature, santificato dagli ortodossi ma non dalla Chiesa romana, fu pesantemente censurato dagli illuministi. Costantino, oltre che universalmente noto per aver dato la libertà di culto ai cristiani con l’Editto di Milano del 313 d. c., è passato alla storia anche per la cosi detta “Donazione di Costantino”, un atto attribuito al sovrano e datato 30 marzo 315 d. c. Con questo “editto”, attribuitogli ma ritenuto falso dalla gran parte degli storici, a partire da Lorenzo Valla nel 1440, l'imperatore avrebbe concesso al papa Silvestro I ed ai suoi successori il “primato” sui cinque patriarcati (Roma, Costantinopoli, Alessandria d'Egitto, Antiochia e Gerusalemme) e avrebbe attribuito ai pontefici le insegne imperiali e la sovranità temporale su Roma, l'Italia e l'intero Impero Romano d'Occidente. L'editto conteneva anche la donazione di numerose proprietà immobiliari estese fino in Oriente, oltre che l’atto di donazione, a Silvestro in persona, del palazzo Lateranense.

L’argomento del potere temporale della Chiesa, che a cicli ripetitivi torna spesso in auge, si ricollega spesso a quest’atto che, per quanto ritenuto successivamente apocrifo, ha creato nei secoli delle situazioni che, consolidatesi nel tempo, non sono state successivamente facilmente modificabili.

Io non so se la grande mostra che si aprirà a Milano al museo diocesano nel prossimo Ottobre e analizzerà a fondo la figura di Costantino, toccherà anche l’argomento “Donazione di Costantino”, vera o falsa che sia.

Per Voi, cari amici, che fedelmente seguite il mio blog, in una prossima puntata certamente Costantino e la Sua reale o immaginaria donazione, saranno ancora buon argomento di conversazione!

Grazie a tutti Voi e… BUONE VACANZE!

Mario

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