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lunedì, luglio 23, 2012

ANTONIO GARAU, UNO DEI “GRANDI” DI ORISTANO, COPERTO DALLA PATINA DELL’OBLIO.QUANDO IL NUMERO 13 NON …PORTA MOLTA FORTUNA…!

Oristano 23 Luglio 2012

Cari amici,

sicuramente la gran parte di Voi è mollemente sdraiata a riposare: chi in spiaggia…chi, invece, nella comoda sdraio della veranda a ricaricare le energie prima di riprendere il quotidiano lavoro. Anch’io, padrone ormai del mio tempo, assaporo un periodo di riposo nella mia casa al mare. Questo, però, non mi impedisce il mio quotidiano rapporto/incontro col computer che mi consente, grande strumento dei nostri tempi, di dialogare senza limiti di tempo con la platea degli amici.

Qualche giorno fa mettendo ordine nella mia biblioteca mi è capitata tra le mani una delle commedie di Antonio Garau (trattasi di “Basciura”, editrice Fossataro, ediz. 1976), l’indimenticato oristanese che ha dato non poco lustro alla nostra città e del quale, io dico purtroppo, poco si fa per farlo conoscere meglio anche ai giovani. Antonio Garau, con la sua superba e sottile ironia potrebbe essere anche oggi un grande esempio per le nuove generazioni. I suoi personaggi, non solo ironici e capaci di farci sorridere, trasportati nella realtà attuale, potrebbero essere ancora non solo molto attuali ma utili e non poco!

E’ proprio per questo che ho deciso, d’impulso come è mio solito, di parlare di Lui su queste “pagine virtuali”, sicuro che l’argomento riscuoterà l’interesse di qualcuno, anche in questo periodo di riposo e di calura estiva. Credo anche che, sotto certi aspetti, questa mia chiacchierata su Garau, cultore senza confronti della nostra lingua sarda, completi la mia precedente riflessione sull’ultima violenza fatta alla lingua dei Sardi dagli “Ermellini”, rei di aver ulteriormente svilito, tolto dignità, ad una lingua ben più blasonata di quella nostra ufficiale, l’italiano, se pensiamo che la Carta De Logu, codice di sommo valore, è scritta in sardo . Ecco, per la curiosità di chi poco la conosce, l’interessante storia della vita e delle opere dell’oristanese Antonio Garau.

Antonio Garau nasce il 3 giugno del 1907 ad Oristano. Figlio di Efisio, titolare di una merceria in Corso Umberto, meglio nota come Via Dritta, e di Anna Maria Albano. La famiglia, abbastanza numerosa come era d’uso all’epoca, abita in Via Severino 6 (oggi Vico Garau). La scarsa esistenza di scuole fa si che Antonio studi nel collegio dei Salesiani a Santu Lussurgiu. I suoi studi, però, si interrompono improvvisamente all’età di 14 anni dopo l’ennesimo lutto che colpisce la famiglia. Infatti dopo la morte di due fratelli (Raimondo, caduto al fronte e Michelino) e di due sorelle (Maria e Teresa) il padre lo richiama ad Oristano per aiutarlo nella gestione del negozio. La brusca interruzione degli studi, nonostante il lavoro nella merceria, non lo allontana dai libri. Continua a studiare da autodidatta e scopre una passione che, latente, serpeggiava dentro di Lui: quella per il teatro. Antonio è di natura ironico, pungente, capace di vedere in un attimo pregi e difetti delle persone; non solo dotato di spirito sognatore ma anche tagliente di lingua e con una mimica penetrante, capace da sola di esprimersi e scatenare ilarità. Insomma Antonio è naturalmente dotato di quella “frusta satirica” capace di colpire ed allo stesso tempo divertire chi lo ascolta.

Uno dei suoi più fedeli seguaci, oggi forse il massimo conoscitore di Antonio Garau, il colto burattinaio Antonio Marchi, racconta, ad esempio, che durante uno dei frequenti incontri a pranzo con amici in trattoria, riuscì con un curiosissimo gioco di sguardi, recitando senza profferire parola, a mettere in soggezione ed in seria difficoltà e confusione il cameriere, suscitando grande ilarità tra i commensali e soprattutto tra i suoi amici a tavola, che unitamente agli altri si scatenarono in grandi e fragorose risate.

Il piacere della commedia lo accompagnava fin da piccolo. Aveva solo otto anni quando al Teatro San Martino assistette alla commedia “Il Marchese del Grillo”. Il suo entusiasmo fu grande e da allora il piacere, il gusto della commedia, entrarono prepotentemente dentro di Lui, e non lo abbandonarono più.

Avrebbe voluto anche andare fuori a perfezionare questa sua aspirazione per il teatro (desiderava andare a Roma e frequentare l’accademia delle Belle Arti) ma non fu possibile: c’era bisogno di Lui nel negozio. Ciò nonostante utilizzò tutti gli spazi liberi per cimentarsi nell’arte del far divertire: nel 1930 durante il carnevale oristanese si paludò da auriga romano, su un cocchio trainato da quattro asini, si cimentò come regista e come attore, dando anche, infine, pubblica prova delle sue doti di prestigiatore. Utilizzando la sua grande capacità di osservazione utilizzò il negozio, affacciato sulla via più frequentata dagli oristanesi, come luogo privilegiato per monitorare, vedere e sentire quanto succedeva nel piccolo mondo di Oristano.

Nel 1934, a 27 anni, scrive la sua prima commedia: Is campanas de Santu Sadurru. La commedia, in tre atti, è ambientata in un piccolo paese del Campidano di Oristano. Protagonista il barbiere-tabaccaio di Triagus che organizza una rappresentazione teatrale per raccogliere i fondi necessari al riacquisto delle campane della chiesa parrocchiale. Scritta in sardo-campidanese è subito apprezzata e si divulga rapidamente. Per completezza d’informazione si evidenzia che il ricavato di quest’opera fu finalizzato a salvare i locali della Società Operaia di Mutuo Soccorso, denari destinati all’Opera Nazionale Balilla. I proventi della commedia, spediti al PNF di Cagliari, fecero sì che i locali di Via Solferino, nei quali, con i tanti cimeli, ancora si sente il ricordo di Antonio Garau, restassero il libero centro ricreativo dei lavoratori oristanesi.

A questa prima ne seguirono altre 12: Peppantiogu s'Arriccu ,commedia in tre atti del 1934, Pibiri Sardu , commedia in tre atti del 1943, Sonnu Trumbullau, commedia in tre atti del 1945, Basciura, commedia in tre atti del 1950, Sa Professoressa, commedia in tre atti del 1956, Giuseppi e Maria, commedia in tre atti del 1972, S'Urtima Xena, commedia in un atto e tre tempi del 1972, Sa Corona de Zia Belledda ,commedia in due atti del 1975, Cicciu Fruschedda, commedia in un atto del 1977, Su Mundu de Ziu Bachis , commedia in un atto del 1979, Maria Concepita, commedia in tre atti del 1980 e Su Segrestaneddu, commedia in un prologo e quattro atti del 1983. Quest’ultima vero “canto del cigno” del commediografo oristanese che muore, all’età di 81 anni, il 22 febbraio 1988.

Tredici commedie in tutto che abbracciano un arco temporale di circa 50 anni. Alcune di esse vincitrici di premi importanti, come “Basciura” che nel 1950 vinse il premio letterario Grazia Deledda e “Giuseppi e Maria” che nel 1975 vinse il premio Città di Ozieri. Tredici è un numero fortemente scaramantico, ma come nella migliore tradizione del “Nemo profeta in Patria” non ha portato al nostro grande commediografo fortuna, onori e la giusta notorietà. L’Oristanese, lo sappiamo, non è molto disponibile ad osannare i propri concittadini. Una sorta di quieta calma assonnata, che sembra provenire quasi da un contagio malarico, permea gran parte della popolazione. A questa si aggiunge anche la grande facilità degli oristanesi a “dimenticare”, facilmente, soprattutto i meriti degli altri.

L’unica nota positiva ufficiale, da parte del Comune, è quella di avergli intitolato il teatro civico, sorto sulle ceneri del Cine-Teatro Moderno in Via Parpaglia. Nell’attuale mondo globalizzato di Internet, dove trovano spazio e notorietà anche personaggi di levatura ben più modesta, Antonio Garau è praticamente uno sconosciuto. Eppure il grande commediografo oristanese meriterebbe ben altro rilievo! Nei tre siti internet “ufficiali” che si occupano di letteratura sarda, Sardegna Digital Library, Filologia Sarda, e la sezione cultura del sito della Regione, è praticamente un illustre sconosciuto. Garau, da parte non solo del comune ma anche della provincia di Oristano, avrebbe dovuto avere ben altri riconoscimenti: a me sembra assolutamente insufficiente la sola dedica del teatro cittadino. Nel centenario della sua nascita, nel 2007, modesto fu il battage pubblicitario: solo alcune rappresentazioni nel teatro a Lui intitolato.

Oggi chi, come me, lo ha conosciuto si ricorda di Lui passando davanti al “suo negozio” (in Via Dritta, pensate al numero civico 13!) che mantiene orgogliosamente l’antica insegna “Garau” , collocata sopra il montante superiore della porta d’ingresso del locale dove gli eredi continuano ancora l’attività di merceria iniziata dal nonno.

Oppure c’è traccia di Antonio Garau, poco più avanti, sempre nella “Via Dritta”, davanti all’ingresso dello studio-laboratorio di Antonio Marchi (sempre disponibile a parlare di Lui ed a ricordarlo con amore), dove oltre i suoi burattini (tanti ispirati alle sue commedie), campeggia la scritta “Centro Documentale Commediografo ANTONIO GARAU (in allestimento)”.

Credo che quel “Centro Documentale” rimarrà da completare, in “eterno allestimento”, considerata la proverbiale inerzia di cui parlavo prima. E poi, dicono, che il 13 porta fortuna…..

Grazie a tutti e… A presto!

Mario


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