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venerdì, luglio 20, 2012

CASSAZIONE…MANI DI FORBICE. SE AI SARDI MANCA SOLO IL TAGLIO DELLA LINGUA!

Oristano 20 Luglio 2012

Cari amici,

è vero che siamo in tempi in cui bisogna risparmiare su tutto. Ora, però, anziché i vecchi e obsoleti termini di “risparmio”, “economia” e “carestia” vigono altri termini che l’onnipresente lingua inglese continua prepotentemente a propinarci come il recente termine “Spending Review”. A quanto pare “ai tagli” non ci pensa solo il grande commissario Bondi, vero “Mani di Forbice”, autorizzato da Monti ad usare senza misura le due lame, ma anche l’alta Corte di Cassazione che in una recente sentenza ha ritenuto di apportare un bel taglio al valore della lingua sarda. Questa Corte, con sentenza del 19 Luglio, infatti, ha dichiarato che il sardo “non poteva essere equiparato ad una e vera propria lingua, ma ad un dialetto”.


Con un solo colpo di spugna gli ermellini hanno sentenziato che Il sardo “non è una lingua minoritaria”, come le leggi precedenti hanno stabilito, ma un dialetto. Questa dichiarazione, offensiva e in dispregio nei confronti di tutto il popolo sardo, non solo rappresenta l’ennesimo attacco alla dignità della lingua e della cultura di un popolo dalla civiltà millenaria, ben antecedente a quella del popolo italiano, ma si dimostra addirittura in netto contrasto rispetto alla legislazione vigente dello Stato italiano in materia di protezione delle minoranze linguistiche.


Per fare memoria vorrei ricordare a chi legge che la lingua sarda è stata riconosciuta con Legge Regionale n. 26 del 15 ottobre 1997 come “lingua ufficiale della Regione autonoma della Sardegna”, riconoscendole la pari dignità rispetto alla lingua italiana. La stessa legislazione italiana nell’ art. 6 della costituzione italiana, prevede la protezione delle minoranze linguistiche, principio successivamente ribadito dalla Legge n. 482 del 15 dicembre 1999 sulla “valorizzazione delle lingue minoritarie” e dal successivo Regolamento attuativo DPR n. 345 del 2 maggio 2001. Senza dimenticare che nel Marzo di questo 2012 il Consiglio dei Ministri del Governo Italiano ha ratificato la “Carta europea delle lingue regionali o minoritarie”, tra le quali viene riconosciuto il sardo.

Credo che questa incredibile sentenza farà discutere non poco. Gli studiosi, in particolare, sono in grande fermento. Come si può ignorare che la lingua sarda veniva utilizzata per scrivere leggi, testi letterari e per comunicare con tutte le civiltà del Mediterraneo già mille anni fa, vale a dire ben prima della nascita dello stato italiano? Solo chi rifiuta questa realtà culturale, speriamo in buona fede e non di proposito, può assumere decisioni che cancellano secoli di storia, malamente soppesando e confondendo le sottili differenze tra lingua e dialetto. Differenze, cari amici, non solo di lana caprina. La gran parte degli studiosi afferma che tra lingua e dialetto non vi sono “differenze di tipo linguistico”: una lingua è riconosciuta come tale quando in dato paese essa ha un carattere di ufficialità, cosa che invece viene negata al dialetto, circoscritto ad una certa area geografica. Tra lingua e dialetto vi è una via di mezzo che definisce “lingua”, per quanto minoritaria, l’idioma che aggiunge alle caratteristiche linguistiche ulteriori riconoscimenti di carattere storico-politico. Proprio queste caratteristiche sono state riconosciute alla lingua sarda sia dalla legge 482 del 1999 che dal deliberato/ratifica di norma europea del Consiglio dei Ministri del marzo 2012.

Anche prima di questi riconoscimenti ufficiali i grandi storici sardi, come Francesco Cesare Casula e gli studiosi di fama internazionale come Max Leopold Wagner (che ci ha lasciato una monumentale opera dal titolo inequivocabile: La lingua sarda. Storia, spirito e forma) hanno inequivocabilmente sentenziato che il sardo è una lingua! Senza dimenticare Gramsci. Scrive Wagner nell’opera prima citata:

“…Dal punto di vista linguistico, (...)il sardo non ha una stretta parentela con alcun dialetto della penisola italiana e conserva caratteristiche di grande originalità tra gli idiomi neolatini. Esiste inoltre una tradizione scritta documentale che risale all'epoca giudicale, dopo la fine dell'influenza bizantina. Ciò induce gli studiosi a considerare il sardo una lingua..”.

Come è nata, da cosa è stata originata, questa sentenza della Cassazione? Gli ermellini si sono occupati della questione linguistica in quanto chiamati a esaminare una serie di ricorsi presentati da un uomo condannato a 10 anni per una vicenda legata al traffico di stupefacenti. Uno dei ricorsi riguardava proprio il mancato utilizzo delle trascrizioni dal sardo di alcune intercettazioni ambientali ed è stato rigettato dalla Suprema corte perché – hanno sostenuto i giudici nella sentenza - il sardo non può essere assimilato a una minoranza linguistica riconosciuta, come la francese in val d’Aosta, la tedesca e ladina in Trentino Alto Adige, la slovena in provincia di Trieste. Una tesi particolarmente curiosa se pensiamo che la citata legge 482 si intitola proprio “ Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” e tra queste vi è espressamente citata la lingua sarda!

La sentenza, appena resa pubblica, ha suscitato un aspro dibattito tra i linguisti, oscillante tra sconforto, stupore ed incredulità. Edoardo Blasco Ferrer, uno dei più prestigiosi studiosi di Linguistica sarda definisce la sentenza “miope” e assolutamente fuori dal contesto attuale europeo. La realtà è che rispetto al resto dell’Europa siamo terribilmente ed irrimediabilmente indietro. Basti pensare che il Belgio riconosce come lingue nazionali non solo il francese ed il fiammingo ma anche il tedesco, a protezione delle poche decine di migliaia di cittadini di lingua tedesca. Se anche non siamo cosi avanti nella legislazione a garanzia delle minoranze linguistiche, cerchiamo, almeno, di dare corretta applicazione alle leggi in vigore.

La Sardegna continua, dopo secoli di dominazioni e sudditanze, a subire le incomprensibili volontà del dominatore. La gran parte dei sardi non vuole la Sardegna “indipendente politicamente”, ma chiede che i suoi abitanti siano considerati per quello che sono: un popolo orgoglioso della sua storia millenaria, parte integrante dell’Italia. Italia, nessuno lo dimentichi, che è nata originariamente proprio come Regno di Sardegna, al quale il resto dell’Italia si è aggiunto successivamente.

Un fatto, cari amici, è certo: c’è ancora molto lavoro da fare per dare alla Sardegna ed alla lingua del suo popolo la dignità ed il giusto riconoscimento che le spetta di diritto: anche nelle aule di giustizia dove, non dimentichiamolo mai, la legge dovrebbe, sempre, essere “Uguale per tutti”.

Grazie cari amici della Vostra attenzione.

Mario

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