lunedì, gennaio 25, 2021

BAULADU INCREMENTA E VALORIZZA IL SUO VERDE PUBBLICO. L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE HA VARATO UN PIANO DA 148 MILA EURO, PER LA MANUTENZIONE DI OLTRE 800 PIANTE.


Oristano 25 gennaio 2021

Cari amici,

L’Amministrazione comunale di Bauladu, guidata dal sindaco Davide Corriga, ha messo in cantiere un piano di incremento e miglioramento del verde urbano; una scelta fatta adottando le linee guida per il governo sostenibile del verde urbano (ISPRA 2017), nella convinzione che l’incremento del verde sia una scelta di alto valore ecologico. Un’idea maturata alla fine dello scorso anno, partendo dalla redazione di un primo censimento del verde esistente nell'abitato. In questo modo il Comune si è dotato di uno strumento sia di conoscenza che di ausilio per la manutenzione pluriennale del verde pubblico, fondamentale per pianificare i successivi interventi migliorativi e gestionali.

I lavori del piano di manutenzione straordinaria del verde pubblico all'interno del centro urbano di Bauladu, avviati nello scorso settembre, sono ora in corso di esecuzione e l'intervento globale, che durerà 250 giorni per una spesa complessiva di 148mila euro, interesserà la totalità degli alberi presenti nell'abitato, per un globale di circa 800 piante; tra i nuovi interventi, è prevista anche una barriera arborea lungo la strada statale 131, che servirà ad isolare dal traffico e dal rumore le abitazioni più vicine alla strada a scorrimento veloce.

"Attraverso gli interventi previsti nel piano del verde pubblico ha commentato il Vicesindaco e Assessore all'Ambiente Giovanni Battista Pes, 68 anni - il Comune di Bauladu si è impegnato a migliorare la gestione delle alberature e dei parchi del paese. Nei prossimi mesi saranno inoltre attivati una serie di progetti verdi nel paesaggio urbano e peri-urbano interconnessi tra loro, che contribuiranno non solo a riqualificare dal punto di vista estetico-rappresentativo la Comunità, ma anche a generare valore aggiunto in tema di qualità ambientale, biodiversità, inquinamento acustico e atmosferico, preservazione del patrimonio culturale, economia verde e cambiamenti climatici".

Le operazioni in corso prevedono la riduzione delle dimensioni delle chiome mediante potatura, la sostituzione o abbattimento di alberi instabili e pericolanti, e infine anche la realizzazione di barriere anti radice, per evitare gli sconfinamenti che minacciano le strutture private. Nei prossimi mesi si passerà alla realizzazione del “Pergola village”, di un corridoio verde lungo il sentiero storico per Santa Vittoria e alla valorizzazione degli oliveti dell’area archeologica di Santa Barbara de Turre e del parco di Zinnuri. L’intervento, che possiamo considerare una specie di “Carta di identità globale”, grazie ad un attento lavoro svolto nei mesi scorsi, ha consentito al Comune di creare una panoramica – fino ad oggi assente – su specie, dimensioni, condizioni fitosanitarie e geolocalizzazione delle alberature e delle siepi nel centro urbano del paese. Uno strumento utile anche ai fini della programmazione pluriennale degli interventi migliorativi e gestionali del verde pubblico.

Come ha avuto modo di chiarire l’Assessore Pes, il piano del verde pubblico comunale prevede anche l’adozione di un regolamento partecipato del verde pubblico e privato, il monitoraggio periodico del patrimonio, lo stanziamento annuale di un budget dedicato per la cura delle piante, l’istituzione del “bilancio arboreo” (un atto amministrativo attraverso il quale l’Ente locale comunica il rapporto tra il numero di alberi eliminati e piantati nel territorio comunale durante i cinque anni di mandato) e l’organizzazione con le scuole della giornata annuale dell’albero. “Il Comune di Bauladu resta impegnato a migliorare la gestione delle alberature e dei parchi del paese, per costruire una Comunità più verde, più sana, più felice, più inclusiva e più consapevole”, ha commentato orgogliosamente il Vicesindaco e Assessore all’Ambiente Pes.

Cari amici, come ben sapete sono nativo di questo piccolo centro, e sono orgogliosamente onorato di far parte della Comunità bauladese, anche se sono residente ad Oristano. Apprezzo molto il lavoro che sta facendo l’Amministrazione comunale, guidata dall’amico Davide Corriga, impegno che condivido e che valorizza il paese. Il futuro delle piccole Comunità è affidato ai giovani, e solo loro, se resteranno saldamente uniti alle loro radici, senza emigrare, senza cercare vana fortuna altrove, potranno salvare dall’oblio e dall’estinzione (come mi è capitato da poco di scrivere su questo blog) queste “Sentinelle di una cultura millenaria”!

A domani.

Mario

domenica, gennaio 24, 2021

USSASSAI, IL PICCOLO CENTRO BARBARICINO, È STATO CONSIDERATO DAL “GUARDIAN” UNA DELLE 10 METE AL MONDO DA VISITARE!

Scorci di Ussassai e del trenino

Oristano 24 gennaio 2021

Cari amici,


USSASSAI
Che la Sardegna sia ricca di perle grandi e piccole, in gran parte nascoste o non messe in luce, per l’incapacità non solo del Governo nazionale ma anche di quello della nostra isola, lo sanno in tanti, ma non si fa nulla per valorizzarle. Alla fine, però, sono magari gli altri, quelli lontani da noi che, quando sbarcano nell’isola si accorgono con grande meraviglia e stupore che possediamo gioielli unici. Quello che Vi sto dicendo lo conferma una voce alquanto autorevole, il famoso giornale inglese “The Guardian”, che ha riportato di recente un sondaggio fatto tra i suoi lettori, ai quali era stato chiesto di indicare le 10 mete più belle al mondo da raggiungere. Ebbene, tra queste ambite mete, udite, udite, c’è la Sardegna e, in particolare, il piccolo paese barbaricino di Ussassai.

The Guardian, è un importante quotidiano inglese; nato nel 1821, viene stampato sia a Manchester che nella capitale, Londra. Esce in edicola sei giorni alla settimana, dal lunedì al sabato, mentre la domenica i lettori del Guardian comprano The Observer, giornale domenicale di proprietà dello stesso editore. Quotidiano indipendente, lontano dai legami politici, è considerato «la principale voce liberal del mondo». La scelta fatta dai lettori di questo quotidiano, che non vuole di certo sostituire il ruolo degli esperti, ha voluto riportare quelle “genuine impressioni” che i turisti una volta rientrati a casa si portano appresso con minore o grande soddisfazione.

Ussassai, piccolo paese della nostra isola, ha vinto dunque la sfida, classificandosi tra le prime 10 località gradite e amate, in quanto in possesso di qualcosa di unico. Grazie alla sua natura incontaminata, rimasta intatta in quanto non lesa da quegli interventi umani devastatori, questo luogo incantato ha mantenuto le sue fattezze originali, sprigionando ancora oggi tutta la sua arcaica bellezza. Ussassai si trova in Barbagia, una zona non facile, ma raggiungibile con il Trenino verde, grazie alla linea Mandas-Arbatax. Ussassai, 710 metri sul livello del mare, è n pezzetto di terra nella provincia dell’Ogliastra: 47,3 chilometri quadrati, l’estensione più piccola tra i Comuni del territorio (ha 526 abitanti). Ussassai è terra di trekking e di percorsi naturalistici; un paradiso da contemplare, anche se si sta scoprendo solo in questi ultimi anni. È la solita storia della Sardegna che svela i tuoi tesori con storico ritardo. Ma alla fine si arriva al traguardo.

Sentieri a Is Tostoinus

Ussassai ha alle spalle una storia millenaria. Questo luogo risulta abitato fin dal Neolitico (sono presenti diversi reperti storici, come nuraghi, domus de Janas, la tomba dei giganti a Is Tostoinus, etc.), tutti gioielli appartenenti alla civiltà nuragica. Nel periodo Medioevale Ussassai entrò a far parte del Giudicato di Cagliari, venendo poi inglobato in quello di Gallura a partire dal 1258. Per un periodo finì anche sotto il controllo di una delle repubbliche marinare, quella di Pisa. Successivamente, dalla conquista aragonese, il paese passò poi di mano, andando da una famiglia nobile all’altra. Il feudo prima fu di proprietà dei Carroz, ma in seguito dal 1600 al 1839 divenne parte del ducato di Mandas. A quel periodo appartengono alcuni frammenti di epoca bizantina, come la chiesa di San Salvatore, costruita attorno al XII secolo.

Passando dalla storia alle sue bellezze naturali, Ussassai, come accennato, spicca per aver mantenuto una natura inalterata. L’occhio del visitatore resta affascinato dalla visione dei Tacchi, conformazioni rocciose che somigliano a delle torri imponenti. Ma ad incantare i lettori del Guardian, giunti ad Ussassai a settembre 2019 al termine della stagione estiva, è stato quel meraviglioso fiume che ha creato la Piscina Naturale di Caddargiu 'e Sini, che lascia il visitatore a lungo senza fiato e con dei ricordi proprio indelebili! Si, amici l’area di Ussassai è circondata da diverse sorgenti, che ancora oggi continuano il loro corso trasmettendo vita alla natura.

Che dire, poi, delle querce, dei corbezzoli e dell’imponente macchia mediterranea che si sviluppa tutt’intorno, alimentata da un’acqua cristallina che sgorga da questi piccoli fiumi, capaci di dare spettacolo con alcune cascate sostenute dalla roccia? C’è solo da restare incantati, amici, perché osservare questo processo naturale che ha creato delle vere e proprie “piscine naturali”, circondate da ulivi e da rocce bianche come l’acciaio, è qualcosa che toglie la parola e il fiato. I turisti e i viaggiatori, dopo essersi rinfrescati in queste ‘piscine’, seduti sulla vegetazione rivierasca, possono fare colazione appagati e immersi in un’aura celestiale. Un riposo meritato, visti gli sforzi atletici necessari per muoversi in queste zone non certo pianeggianti!

Cari amici, alcuni lettori del Guardian hanno consigliato i futuri viaggiatori di non portarsi appresso un panino farcito, ma di andare all’Oro dei Granai, a Bari Sardo, dove possono assaggiare delle ottime torte salate, farcite con pomodori freschi ed erbe. È ciò che serve per continuare il viaggio, salendo a bordo dell’antico trenino (la fermata è quella di Niala, un curioso punto della strada ferrata sospeso in una gola); tutto intorno domina la foresta Montarbu che da Ussassai corre fino al vicino al Comune di Seui, Un viaggio d’altri tempi, in un paesaggio che tanto ricorda i secoli scorsi!

La Sardegna è proprio tutta da amare…

A domani.

Mario
Ussassai una perla nel cuore della Sardegna!

sabato, gennaio 23, 2021

I SEGRETI DEL “CONNECTED CUSTOMER”. COME LE AZIENDE CERCANO, CON LA CONNESSIONE DIRETTA, LA FIDUCIA DEI CONSUMATORI.


Oristano 23 gennaio 2021

Cari amici,

Il necessario feeling tra chi produce e chi consuma, iniziato certamente innumerevoli anni fa con lo scambio delle merci e del lavoro col baratto, è sempre esistito, anche se le tecniche sono state molto diverse col passare del tempo. Il Feeling tra produttore e consumatore è andato man mano affinandosi, attraverso le nuove tecniche di vendita che, man mano, la tecnologia andava creando; nuovi strumenti che erano in grado di evidenziare da un lato la bontà e la qualità del prodotto e dall’altra la capacità di ‘saggiare’ il gradimento riscontrato nel consumatore, attraverso l’analisi del feedback. Fino a non molto tempo fa, questo riscontro tra venditore e consumatore avveniva nel modo classico, ovvero con lo scambio informativo ‘di persona’ (il termine oggi in uso direbbe “Offline”), mentre oggi non è più così.

Le interlocuzioni attuali, tra chi vende e chi compra, avvengono infatti sempre più spesso “Online”, ovvero via web, tanto da poter affermare, per la prima volta in assoluto, che le interazioni online tra consumatore e azienda hanno superato quelle offline! La ha messo in evidenza Salesforce, nella quarta edizione del suo report “State of Connected Customer”, che ha sentenziato che se nel 2019 le interazioni offline rappresentavano la maggioranza (il 59% del totale), nel 2020 la percentuale è scesa al 42% contro il 58% delle interazioni online.

Questo aumento delle interazioni Online evidenzia la nuova realtà: l’utilizzo dei canali di vendita online è in costante aumento rispetto ai punti vendita fisici, che perdono sempre più affari e clienti, complice anche la pandemia in atto. Per questo, le aziende che erano già ben strutturate per la vendita online si sono trovate in una posizione di vantaggio rispetto a quelle che, invece, hanno dovuto correre ai ripari in fretta. Ed è così che i canali digitali di proposizione e vendita sono diventati qualcosa di più che un’alternativa al canale classico del negozio fisico. Sempre secondo il report di Salesforce, che ha coinvolto 1.500 tra consumatori e buyer aziendali, la spesa globale online è cresciuta del 71% nel secondo trimestre e del 55% nel terzo trimestre del 2020.

Il problema della ‘transizione’ dal negozio fisico a quello digitale, però, nella realtà risulta essere più complesso di quanto potrebbe apparire. Si, perché non basta avere un sito di e-Commerce, così come non è sufficiente avere attivato i canali digitali di vendita, (sia di eCommerce che di Social ECommerce), affiliate marketing e aver usato tutte le tecniche di marketing digitale esistenti; dal report di Salesforce, infatti, si evince un altro dato interessante, che mette in luce ‘carenze’ pericolose, tali da abbassare notevolmente la fiducia nel consumatore. Salesforce segnala, infatti, un valore complessivo di 700 milioni di dollari di regali che hanno corso il rischio di arrivare in ritardo per le festività e, addirittura, tra i 15 e i 60 miliardi di dollari di costi extra per le aziende, ovvero i maggiori esborsi correlati ad una logistica spesso non al passo coi tempi.

Oggi, amici, il consumatore non appartiene più a quel “parco buoi” di una volta che si accontentava punto e basta. Vendere bene ‘online’ oggi, ovvero con pieno gradimento dei consumatori, significa essere in grado di mantenere le promesse fatte lungo tutta la filiera di vendita e distribuzione. Sempre secondo il report Salesforce, il consumatore desidera un rapporto empatico con il brand e lo cerca anche in elementi complementari al prodotto. La cura nel rapporto con il cliente, la capacità di conoscere in anticipo i suoi desideri e la dimostrazione effettiva di un impegno in termini di sostenibilità ambientale e sociale sono solo alcuni dei valori che influiscono nella realizzazione di un’empatia e, dunque, di una fidelizzazione. È questo un percorso preciso, che non tollera buchi o défaillance, in quanto una buona strategia di marketing e di vendita online si realizza sfruttando i servizi giusti, applicando processi moderni di digital marketing e utilizzando le piattaforme applicative giuste.

Andrea Buffoni, Regional Vice President di Salesforce Marketing Cloud, ha dichiarato: “Le aziende, indipendentemente dai prodotti che vendono o dai servizi che forniscono, stanno operando in uno scenario che non avrebbero potuto immaginare all’inizio di quest’anno; il drastico passaggio ai canali digitali non è l’unica sfida che le aziende devono affrontare, è necessario per loro anche ascoltare e rispondere alle richieste dei clienti con empatia e comprensione, con prodotti e servizi innovativi e ripensando in modo fondamentale il loro ruolo nella società. Connettere i clienti a vari touchpoint (sono i punti di contatto tra il cliente e l'azienda) – digitali o meno – per ottenere una comprensione olistica è il primo passo del percorso da intraprendere per portare le aziende a una maggiore resilienza e a una crescita significativa”.

Cari amici, per le aziende, dunque, la fiducia del consumatore è sempre la cosa più importante. Gli eventi negativi creati dalla pandemia del COVID-19 hanno ulteriormente stravolto i rapporti tra clienti e brand. In un periodo in cui regnano incertezza e confusione, le aziende hanno l’opportunità di rafforzare e ricostruire la fiducia con clienti nuovi e vecchi allo stesso modo. In Italia il 92% dei consumatori afferma che il comportamento di un’azienda durante una crisi dimostra in modo chiaro e certo la sua affidabilità.

A domani.

Mario

venerdì, gennaio 22, 2021

ORISTANO: DAGLI ORTI URBANI AGLI ORTI DIDATTICI. IL COMUNE A “SA RODIA” AVVIA I PRIMI GIARDINI E PERCORSI DIDATTICI DI EDUCAZIONE AMBIENTALE.


Oristano 22 gennaio 2021

Cari amici,

Il Comune di Oristano, dopo aver portato avanti la politica degli “Orti Urbani”, ha inteso continuare sulla stessa strada, applicando ulteriormente la politica della valorizzazione degli orti di città. Obiettivo principale quello di creare oasi di aggregazione, di impegno e svago, in particolare per gli anziani, e per i giovani, invece, validi anche come spazi ricreativi e formativi. Dopo gli anziani, dunque, proficuamente impegnati attraverso l’utilizzo dell’Orto Urbano, un luogo dove poter non solo dialogare e passare del tempo insieme, ma anche ricavare un piccolo vantaggio economico dalla produzione di quanto piantato nell’orto, ora si è pensato all’educazione e formazione delle nuove generazioni.

Per venire loro incontro, si è pensato di coinvolgere anch’essi attraverso la gestione e l’utilizzo di spazi di verde coltivato, dove essi possono intraprendere non solo un percorso di aggregazione ma anche dei percorsi didattici di educazione ambientale. In quest’ottica, l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Oristano ha avviato un progetto, finanziato con 15 mila euro messi a disposizione dall’Amministrazione comunale e incrementato con 35.000 euro erogati dall’Assessorato Regionale all’Ambiente; l'idea-progetto viene realizzata negli spazi campestri di “Sa Rodia”, nelle aree poste intorno allo Spazio giovani, quelle gestite dal CEAS Aristanis.

L'obiettivo di questo progetto è quello di valorizzare gli spazi verdi posti nel circondario della sede del CEAS Aristanis, trasformandoli in luoghi dedicati all'educazione ambientale e alla sostenibilità, tramite la creazione di quattro angoli verdi strategici: 1. Giardino sensoriale, 2. Bosco della Biodiversità, 3. Orto della sostenibilità, 4. Orto sociale. L’Assessore comunale all’Ambiente Gianfranco Licheri, esprimendosi su questo progetto, ha detto: “Si tratta di un progetto a cui teniamo in modo particolare; è una grande opportunità per i giovani e per la città. Grazie alle aree verdi, riqualificheremo quegli spazi e creeremo percorsi didattici finalizzati all’educazione ambientale”.

Presto, dunque negli spazi all’aperto circostanti la sede del Ceas, il Centro di educazione ambientale e alla sostenibilità, e dello Spazio giovani – entrambi gestiti dalla cooperativa sociale “Nel Sinis” – verrà colonizzata una vasta area verde di circa 4.000 metri quadri, dove verranno realizzati: un orto della sostenibilità, un orto sociale, un giardino delle biodiversità e un giardino con annesso percorso sensoriale. L’obiettivo principale dell’iniziativa è quello di coinvolgere e sensibilizzare la cittadinanza, in particolare i giovani, alla salvaguardia dell’ambiente. Una volta che il progetto sarà completamente realizzato (con la messa a dimora di orti e giardini), verranno avviati degli appositi percorsi didattici che coinvolgeranno scuole e associazioni che operano nel territorio.

Antonio Ricciu, coordinatore del Centro di educazione ambientale e alla sostenibilità in un’intervista ha così commentato l’iniziativa: “Come Ceas abbiamo condiviso questo programma, sicuri che gli ambienti che andremo a realizzare saranno ben utili alla condivisione e all’apprendimento da parte dei giovani; spazi di nuova concezione, luoghi in cui i giovani avranno la possibilità di mettersi in gioco e imparare. Non appena saranno terminati i lavori di preparazione del terreno (c’è ancora troppa acqua, vista la stagione e aspettiamo che il suolo diventi asciutto), inizieranno gli interventi preliminari di scavo”.

Al giardino della biodiversità sarà destinata una superficie di 1.200 metri quadri, al giardino sensoriale verranno destinati 2.000 metri quadri (gli spazi sono quelli del Ceas che si affacciano su via Giuseppe Morosini), mentre gli orti urbani (due) saranno realizzati sul lato opposto, su una superficie di circa 400 metri quadri ciascuno. “Negli spazi destinati all’orto sociale”, prosegue nell’intervista Ricciu, “coltiveremo ortaggi con il coinvolgimento dei giovani e della cittadinanza. L’orto della sostenibilità sarà invece dedicato alle luffe, piante che producono un frutto il cui interno è composto da un corpo spugnoso. Questo prodotto verrà utilizzato nei laboratori di educazione ambientale per confezionare delle spugne”.

Si, amici, una delle numerose finalità del progetto è proprio quella di produrre spugne ecosostenibili. “Una parte delle spugne prodotte verrà donata alla cittadinanza – sostiene Ricciu - chi ci porterà una vecchia spugna, ne riceverà in cambio una ecosostenibile realizzata da noi”.

Cari amici, a me l’iniziativa debbo dire che è piaciuta molto. In passato ero stato molto favorevole alla creazione degli “orti urbani”, ed oggi lo sono ancora di più per questo progetto, che intende stimolare le nuove generazioni all’educazione ambientale. L’iniziativa, portata avanti da Ceas e Spazio giovani, ha anche, come partner operativi che collaboreranno al progetto, la Cooperativa Il Seme, la Coldiretti, la cooperativa Sea Scout, l’associazione Domus Oristano (che gestisce il Centro di riuso), il Corpo Forestale di Oristano, Forestas, il Circolo territoriale di Terralba “S’Arrulloni” di Legambiente, il Consorzio Network, che gestisce le ludoteche di Oristano, e gli Istituti comprensivi cittadini n°2 e n°3.

Sicuramente una strada da seguire!

A domani, amici.

Mario
Oristano, lo Spazio giovani a "Sa Rodia"

giovedì, gennaio 21, 2021

IL COVID-19 E “L’IMMUNITÀ DI GREGGE”. MA SAPPIAMO DAVVERO, COS’È E COME FUNZIONA, QUESTA IMMUNITÀ?


Oristano 21 gennaio 2021

Cari amici,

Il termine “IMMUNITÀ DI GREGGE”, con l’arrivo della pandemia scatenata dal COVID-19, è tornato prepotentemente in auge. Con l’espressione immunità di gregge, o immunità di gruppo, viene inteso quel fenomeno per cui, all’interno di un determinato gruppo di popolazione, una volta raggiunto un livello molto alto di copertura vaccinale (relativa ad una determinata infezione), possono essere considerate “al sicuro” anche le persone non vaccinate. La ragione è semplice: quando la massa è costituita in grandissima parte da individui vaccinati, e quindi non più potenzialmente in grado di trasmettere il virus, la diffusione della malattia infettiva si arresta.

Giovanni Maga, direttore del laboratorio di virologia molecolare presso l'Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia, interpellato sull’argomento, ha spiegato all'Adnkronos Salute: "L'immunità di gregge è un concetto che ha una solida base scientifica e fondamentalmente vuol dire avere un numero di persone immuni ad un'infezione sufficienti a poter garantire che una persona infetta non riesca a contagiarne altre. Dall'R0, ovvero dalla capacità del virus di diffondersi, dipende quante persone dovremmo vaccinare per avere l'immunità di gruppo. Nel caso del nuovo coronavirus si calcola come indice di sicurezza il 70% della popolazione. In Italia significa circa 40 milioni di persone".

Una massa di persone di non poco conto, quella da vaccinare contro il Covid-19, che in realtà, relativamente al fattore tempo, significa che per poter completare le vaccinazioni potrebbero volerci molti mesi, forse anche un anno! Walter Ricciardi, consigliere del Ministero della Salute e docente di Igiene all'università Cattolica di Roma, ha detto all'Adnkronos Salute: “Come stima, se tutto procede nei tempi previsti e ammesso che le persone aderiranno senza problematiche alla campagna vaccinale, possiamo pensare che questo accadrà per fine anno".

Anche il virologo dell'Università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco ha affermato: "Concordo con Walter Ricciardi, occorreranno mesi prima di raggiungere l'immunità di gregge; penso che ci arriveremo per il prossimo Natale”. Occorrerà dunque avere molta pazienza e attenzione, anche se il vaccino appare sempre più vicino. Dobbiamo essere consapevoli che abbiamo di fronte ancora molti mesi prima di raggiungere l'immunità di gregge. L’ansia, purtroppo, imperversa senza sosta in tutti, anziani e giovani. A quelli che si chiedono perché non vaccinare prima i giovanissimi, che hanno molti contatti sociali e una volta immunizzati potrebbero fornire una sorta di protezione indiretta agli anziani, Pregliasco spiega: "Non abbiamo certezza che la vaccinazione sia sterilizzante e protegga dall'infezione con Sars-Cov-2", oltre a proteggere dalla malattia di Covid-19. "Meglio iniziare dai più fragili e dagli operatori sanitari, soggetti in prima linea".

Quando, dunque, l’Italia e anche l’Europa e il mondo intero, ormai così globalizzato, potranno arrivare ad ottenere l’immunità di gregge? In questi giorni sono partite ufficialmente le vaccinazioni contro il coronavirus nell’intera Europa, così come nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Certo non è facile restare tranquilli in attesa, perché il pericolo crea ansia e paura, e i morti che vengono comunicati ogni giorno sono un pessimo campanello d’allarme che bisogna fare presto, il più in fretta possibile. La gente non vede l’ora di riappropriarsi della vita che conduceva. I problemi certo non mancano, e le possibili mutazioni del virus fanno addirittura prevedere che la percentuale dei vaccinati per ottenere l’immunità di gregge possa salire per arrivare a superare anche il 90 per cento della popolazione.

Il dottor Anthony Fauci, immunologo statunitense di fama mondiale che fa parte della task force per affrontare l’emergenza negli USA, ha cominciato ad alzare l’asticella in varie interviste televisive, sostenendo che per ottenere l’immunità di gregge non basta vaccinare il 70-75% della popolazione, perché potrebbe essere necessario spingersi fino all’80-85%. Addirittura Fauci è arrivato ad ammettere che, anche se è qualcosa di difficile da digerire, potrebbe essere necessario vaccinare il 90% della popolazione per arrestare la circolazione del virus.

Di recente la virologa Antonella Viola, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, ha frenato gli entusiasmi sul vaccino anti Covid. La virologa, smentendo in parte quanto affermato dal Dottor Domenico Arcuri, secondo cui il raggiungimento dell’immunità di gregge del Paese è possibile entro l’estate, ha detto: “Non so se il peggio debba ancora arrivare ma sono preoccupata. Ci sono diverse varianti del virus, quella inglese e quella sudafricana, che stanno cominciando a circolare e che sembrano essere più contagiose. C’è la possibilità che con la campagna di vaccinazione comincino anche ad accumularsi delle nuove mutazioni per cui in questo momento è necessario sequenziare e tenere d’occhio il virus”. La dottoressa Viola ha poi aggiunto: “L’immunità di gregge secondo me è impossibile, perché purtroppo non c’è a disposizione ancora un vaccino per i ragazzi, non avendone sperimentato nessuno per gli under 16. L’immunità senza di loro non si potrà mai raggiungere”.

Cari amici, il problema a me sembra non solo serio ma serissimo. Chiudo, condividendole con le parole della dottoressa Viola: “Se effettivamente arrivasse da noi un virus ancora più contagioso, è ovvio che questo sarebbe un vero problema. Vorrebbe dire misure più restrittive; vorrebbe dire di nuovo gli ospedali pieni, quindi non possiamo sapere se il peggio è alle spalle o davanti a noi. Di sicuro quello che ci aspetta nei prossimi mesi è ancora un lungo inverno prima di arrivare a un’estate in cui probabilmente le cose andranno meglio”.

A domani, amici, sperando che il Buon Dio ci voglia ancora bene…

Mario

 

 

mercoledì, gennaio 20, 2021

SE LASCIAMO FRANTUMARE I RICORDI, COME POSSIAMO TRASMETTERLI ALLE NUOVE GENERAZIONI? LA STORIA DI UN RICORDO IGNORATO: LA VISITA A ORISTANO DEL PAPA GIOVANNI PAOLO II, ORA SANTO.



Oristano 20 gennaio 2021

Cari amici,

Se è pur vero che “Tempus fugit”, la locuzione latina che tradotta letteralmente significa "il tempo fugge", è altrettanto vero che è buona consuetudine conservare i ricordi del passato, nell’ottica di trasmetterli alle nuove generazioni. Oristano, come sappiamo, non è mai stata generosa con gli illustri suoi concittadini, e neppure con i personaggi importanti che hanno calpestato il suo suolo. Uno di questo personaggi è senza ombra di dubbio Giovanni Paolo II, il famoso Romano Pontefice che visitò Oristano il 18 ottobre del 1985. In Piazza Roma, proprio ai piedi della Torre di Mariano II, in occasione della sua visita, fu allestito un grande palco, con il suggestivo tetto in falasco, sul quale il Pontefice celebrò la Santa Messa di fronte a migliaia di fedeli.

Vent’anni dopo, in una Piazza Roma sempre gremita, fu celebrato il ricordo di quella straordinaria visita. A fare gli onori di casa, anche allora, furono le massime autorità oristanesi, con in testa il sindaco Antonio Barberio e l'arcivescovo Pier Giuliano Tiddia, ai quali toccò, dopo i discorsi di rito, sollevare il drappo bianco e rosso e scoprire la lapide commemorativa, inaugurata nel ventesimo anniversario della visita Giovanni Paolo II ad Oristano. La grande lapide tondeggiante fu realizzata dall'artista Carmine Piras, in marmo bianco di Carrara, grande 120 centimetri di diametro e del peso di circa 200 chilogrammi.

Incastonata nel pavimento della piazza, proprio nel punto dove il Papa aveva celebrato la Santa Messa, la lapide porta questa iscrizione: «Con profonda riconoscenza. Il Comune di ORISTANO nel XX anniversario della Visita in Oristano di S. S. Giovanni Paolo II. In questa piazza il 18 ottobre 1985 il Sommo Pontefice celebrò la Santa Messa impartendo la sua apostolica benedizione al popolo arborense che devoto ne serba imperitura, affettuosa memoria». Tre icone riproducono rispettivamente il volto di papa Wojtyla, lo stemma di Oristano e quello dell'Arcidiocesi.

Ebbene, amici, siamo sicuri che oggi, dopo che sono passati solo poco più di 35 anni dalla visita in città di questo Papa Santo, il “devoto popolo oristanese ne serba ancora imperitura ed affettuosa memoria”? A me personalmente non sembra. Col trascorrere degli anni, con il costante via vai nella Piazza Roma anche dei mezzi pesanti, così come per la sistemazione di apparecchiature per concerti e manifestazioni, la lapide ha subito maltrattamenti che ne hanno provocato la rottura. Prima sono apparse le prime affilature, che, non avendo suscitato l’attenzione immediata di chi avrebbe dovuto prendersene cura, sono poi diventate crepe sempre più evidenti, tanto che ora la lapide è in condizioni a dir poco critiche.

Di tutto questo, però, pare non importare nulla a nessuno. Nessuna voce si è alzata in difesa dell’opera di Carmine Piras, ne di quello che essa rappresenta, che appare come qualcosa da lasciar perdere, da dimenticare. Personalmente, in questo abulico lassismo che ad Oristano manca poco che diventi regola, vedo sempre più rafforzare quel menefreghismo che da tempo imperversa, come scrissero anche autori importanti che transitarono per Oristano, e che definirono gli oristanesi “Orerisi”, ovvero buoni solo a stare fermi a contare le ore.

Io credo che sia tempo di lanciare una pietra nello stagno dell’indifferenza. Questa mia riflessione vuole essere proprio “quel sasso”, gettato per cercare di smuovere chi dovrebbe a darsi una mossa, invitarlo a darsi da fare per ripristinare un ricordo che merita certamente quell’attenzione oggi negata! Carmine Piras è ancora vivo e operativo, e potrebbe, a mio avviso, realizzare una nuova lapide, oppure mettere mano alla sua riparazione, fatta con le sue grandi abilità, ovvero con tutti i crismi. Sicuramente l'unico che possa farlo. Nel caso di una nuova realizzazione, direi che la prima, quella oggi in frantumi, vada comunque riparata e conservata, dove l’Amministrazione comunale ritiene più opportuno, per esempio al museo Antiquarium Arborense. Spero che la soluzione arrivi presto!

Grazie, amici, dell’attenzione.

Mario