sabato, settembre 05, 2026

L'UOMO E IL VALORE DELLA “CONSAPEVOLEZZA”. NON È INNATA, MA SI PUÒ SVILUPPARE IN MODO ECCELLENTE E CONSENTE UNA CONNESSIONE PROFONDA CON SE STESSI E IL MONDO.


Oristano 5 settembre 2026

Cari amici,

La “CONSAPEVOLEZZA” è un concetto complesso e profondo, che si sviluppa e che ci consente di conoscere meglio noi stessi e di comprenderci in tutta la nostra essenza. In Psicologia la consapevolezza è la capacità di riconoscere i nostri pensieri, le nostre emozioni e i nostri schemi comportamentali nello stesso momento in cui accadono; questa nostra abilità, seppure non sia una dote innata, può essere costantemente migliorata con l’uso e l’osservazione.  Si, la consapevolezza si può coltivare con pratiche quotidiane come mindfulness, journaling, autoriflessione e ascolto del corpo.

Amici, seppure la consapevolezza sia una cosa abbastanza importante, in tanti ignorano il reale significato del termine. Capita di sentirsi dire “Sei più consapevole”, ma in realtà ignori che cosa significhi davvero questa “consapevolezza, quasi fosse costituita da un’aria vaga, galleggiando in un mondo spirituale difficile da afferrare concretamente. Eppure, capire cos'è la consapevolezza, quella vera, ha poco a che fare con citazioni ispirazionali fumose o pratiche esoteriche. In psicologia, si tratta di una competenza reale e allenabile: la capacità di osservare ciò che accade dentro e fuori del soggetto nel momento presente, senza esserne travolto.

Abbiamo già detto che in psicologia, la consapevolezza può essere definita come la capacità di riconoscere cosa accade dentro di noi: pensieri, emozioni, sensazioni corporee, impulsi, schemi comportamentali, nel momento esatto in cui ciò accade, senza lasciarsi sopraffare da tutto questo. Ma attenzione: non mettiamo mai sullo stesso piano la consapevolezza con la “COSCIENZA”! Essere coscienti significa essere svegli, presenti nel senso biologico del termine. La consapevolezza, invece, va un passo più in là. Vediamo di chiarire meglio.

Andando in ufficio, possiamo essere perfettamente svegli e reattivi al traffico, e allo stesso tempo non accorgerci che abbiamo le spalle contratte, la mascella serrata, e un pensiero ansioso che gira in sottofondo da ore. Si, siamo coscienti, ma non consapevoli di ciò che ci sta succedendo dentro. In inglese questa distinzione si rende spesso con due parole diverse: consciousness (coscienza) e awareness (consapevolezza). In italiano la differenza è meno immediata, ma il concetto è fondamentale: la consapevolezza richiede un'attenzione intenzionale rivolta verso la propria esperienza interna.

Amici lettori, gli studi psicologici considerano tre livelli di “consapevolezza emotiva. Non tutte le persone, infatti, si relazionano alle proprie emozioni nello stesso modo, e capire dove ti trovi in questo momento può essere un punto di partenza prezioso. Puoi provare a riconoscerti in uno di questi tre livelli:

         Autoconsapevole: riconosci le tue emozioni mentre le stai vivendo, e riesci a usarle come informazioni. Per esempio, senti salire l'irritazione durante una riunione e capisci che quella frustrazione ti sta segnalando qualcosa di importante, un bisogno non ascoltato, un confine superato.

         Sopraffatto: le emozioni le senti eccome, ma arrivano come un'onda troppo grande. Finisci per reagire d'impulso, o ti ritrovi paralizzato/a, senza riuscire a capire davvero cosa sta succedendo. Un litigio che sembrava piccolo diventa enorme, e dopo non sai bene come ci sei arrivato/a.

         Rassegnato: hai imparato a non ascoltarti troppo. Vai avanti, fai quello che c'è da fare, ma le tue emozioni restano sullo sfondo, come un rumore che hai deciso di ignorare. "Sto bene" è la risposta automatica, anche quando non è del tutto vera.

Puoi provare a chiederti, senza giudicarti: in quale di queste tre posizioni ti ritrovi più spesso? Non esiste una risposta giusta, solo una risposta onesta.

A domani.

Mario

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