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giovedì, maggio 25, 2017

IL TRISTE ADDIO ALL’ITALIA DEI NOSTRI GIOVANI. L’ESEMPIO DI GEORGIANA, 23 ANNI, CHE ORA VIVE IN DANIMARCA.



Oristano 26 Maggio 2017
Cari amici,
Lei si chiama Georgiana, ha 23 anni e attualmente vive in Danimarca, ad Horsens, una piccola città dove frequenta all’Università il primo anno di Marketing Management. La sua è una storia come tante, una infinitesima parte di quel microcosmo giovanile che per realizzarsi non trova altra strada che quella di emigrare, andare fuori dai confini dell’Italia. La sua è la storia di una brava studentessa che, dopo aver terminato il liceo e aver cercato inutilmente di trovare un piccolo lavoro per mantenersi agli studi, ha preso i bagagli e lasciato la madre patria per andare a studiare e lavorare all’estero. Ecco in sintesi l’amara storia di una delle nostre ragazze, una delle tante.
Georgiana ha scelto la Danimarca perché, già da quando era ancora al liceo, aveva scoperto che in Scozia e in Danimarca le Università erano gratuite, e, proprio per questo motivo, la scelta alla fine è caduta proprio sulla Danimarca. Nonostante l’aspetto sorridente e apparentemente fragile, Georgiana è caparbia e determinata: sa perfettamente dove vuole arrivare e come. A dirla tutta, più che la solita storia di un “cervello in fuga” è piuttosto una storia di lucida, consapevole e oculata scelta. A chi la interroga sui motivi della ‘fuga’ non muove aspre critiche ad un sistema (quello italiano) inadeguato, non mette in modo forte il dito nella piaga, ma fa un lucido confronto tra il nostro sistema scolastico e quello danese da Lei scelto, che vede la nostra struttura scolastica fragile e antiquata, sicuramente perdente, sotto molti aspetti.
La fiducia che Lei ha riposto nel sistema danese è serie e concreta, fatta in modo razionale e senza sentimentalismi; quando ne parla lo fa senza astio particolare: la sua è solo una constatazione, una presa d’atto, che in sostanza l’Italia non è in grado di dare a nessuno ciò che la Danimarca, dove oggi Lei vive e studia, invece, le dà senza troppi distinguo, senza sé e senza ma. La sua decisione lasciare l'Italia non è stata una scelta affrettata: Lei l’ha meditata a lungo, ritardandola per circa 3 anni, nei quali ha provato diverse esperienze di studio e lavorative, seppure poco appaganti. Poi, preso il coraggio a due mani, ha preso la decisione: iscrizione alla facoltà di Marketing Management del Via University College.
Già da primo momento dell'arrivo scopre una cosa importante: l’Università è aperta 24 ore su 24. Lucida e con i piedi per terra cerca subito di organizzarsi: tra le prime cose da fare la più importante è trovare l’alloggio. Ma in questo Paese il problema risulta semplice: la soluzione viene trovata subito grazie a dei gruppi studenteschi che, conosciuti su Facebook, riescono a trovarle una sistemazione in un appartamento a 5 minuti dall’Università. Iniziando a frequentare comincia a prendere confidenza con le “grandi differenze” rispetto alle Università italiane. Al College, per esempio, le classi hanno un numero massimo di 50 studenti, ogni studente ha una sua pagina web personale, dove ha accesso a tutte le informazioni riguardanti i suoi studi, a partire dalle lezioni che vengono caricate anche in anticipo, contengono i regolamenti ecc.; inoltre, l’orario delle lezioni viene organizzato per l’intero semestre, viene consigliato lo studio di gruppo e questo metodo viene adottato anche durante gli esami. Insomma, Georgiana si rende subito conto che lì la scuola è “un altro mondo”.
Man mano che i giorni passano trova altre innumerevoli differenze; le teorie imparate, ad esempio, vengono applicate su casi reali: in questo modo lo studente, verificandole in modo pratico, riesce a vederle concretamente applicabili ai problemi reali. Anche l’approccio che gli studenti hanno con i professori è molto informale e viene posta, da parte dei docenti, moltissima attenzione al punto di vista e alle idee dello studente. Tutte cose queste molto importanti, alle quali in Italia invece non si dà proprio peso. L’Università inoltre fornisce allo studente una “tessera personale”, valida per un’infinità di usi.
Altra cosa importante è che in Danimarca lo studente è un soggetto visto in positivo e le aziende ne favoriscono l’ingresso, seppur temporaneo, nel mondo del lavoro. Grazie al Career Centre dell’università che Georgiana sta frequentando, è riuscita a trovare in breve tempo un impiego part-time. Attualmente lavora per l’azienda Trendhim come Country Marketing Manager; è questa un’esperienza a lei utile, in quanto svolta in un ambito strettamente collegato con i suoi studi e che le dà tante soddisfazioni in quanto la fa crescere anche professionalmente. E non è tutto.
Il fatto che lavori (il suo impegno è molto flessibile ed ha ampia libertà circa la scelta dell’orario per completare le previste 44 ore al mese pattuite) le dà anche il diritto di accedere ad un sussidio, da parte dello Stato, di circa 800 euro lordi, concesso agli studenti che lavorano un minimo di 10 ore settimanali. Insomma, a noi italiani sembra un sogno, ma la Danimarca è un Paese dove si viene “pagati per studiare”!
Cari amici, credo che ogni commento sia superfluo. Quando dallo sfogo di una ragazza caparbia come Georgiana sentiamo dire “…in Danimarca studio gratis, ho un lavoro flessibile e un sussidio di 800 euro al mese”, cosa mai potremmo controbattere? Come possiamo pensare che i tanti giovani, validi e volenterosi, che necessiterebbero di attenzioni come queste, possano restare in Italia, se nulla cambia a loro favore? L’esperienza di Georgiana sarà certamente utile a tanti altri giovani come Lei, che dopo aver passato tanto tempo a sperare inutilmente di poter studiare lavorando in Italia, andranno certamente via dalla nostra terra. Non lamentiamoci allora se domani ci mancherà la loro esperienza, la loro capacità, che, invece, andrà in favore di altri lidi, di altri Paesi: quelli che hanno avuto fiducia in loro.
A domani.
Mario

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