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martedì, maggio 23, 2017

FISCO IMPLACABILE: QUANDO A PAGARE SONO “I SOLITI NOTI”, DIVENTA SEMPRE PIÙ DIFFICILE USCIRE DA UNA TASSAZIONE CHE, SPESSO, UCCIDE.



Oristano 23 Maggio 2017
Cari amici,
Di recente l’Amministratore Delegato di Equitalia (la società pubblica finora delegata alla riscossione) Avv. Ernesto Maria Ruffini, convocato in audizione in Commissione Finanze alla Camera, ha affermato che ad oggi «ci sono circa 21 milioni di contribuenti che risultano avere debiti, a vario titolo»; ha precisato anche che, nei confronti degli “oltre ottomila Enti creditori», circa il 53% dei debitori ha accumulato pendenze che non superano i 1.000 euro». I debiti tra i 1.000 e i 5.000 euro rappresentano il 20,4% del totale, il 7,1% si trova tra i 5mila e i 10mila euro, l’11,9% tra 10mila e 50mila mentre appena il 3% ha debiti tra 50 e 100mila euro e un altro 4% deve al fisco oltre 100mila euro.
Per cercare di abbassare questo dato sconcertante si è cercato di fare un po’ di tutto, compresa una recente sorta di sanatoria sugli aggravi (sanzioni e interessi) definita “rottamazione delle cartelle Equitalia”, provvedimento dal quale il Governo spera di ottenere almeno 7,2 miliardi. L’adesione dei contribuenti (dato al 23 Marzo), è stata positiva: sono infatti arrivate circa 600.000 domande di rottamazione delle cartelle, per un totale lordo di 8,3 miliardi di euro (da questo dato andranno poi tolte le sanzioni). Ora, dopo il passaggio delle consegne da Equitalia all'Agenzia delle Entrate, le regole della riscossione, nei confronti di chi non paga le tasse, praticamente hanno subito pochi cambiamenti.
Il “cambio di gestore della riscossione”, è avvenuto con l’entrata in vigore del decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2017 (il famoso D. L. 193/2016, successivamente convertito nella Legge 225/2016), che ha soppresso Equitalia e contemporaneamente costituito un nuovo Ente (Agenzia delle Entrate-Riscossione) che opererà sotto la vigilanza e il controllo dell’Agenzia. Questa nuova struttura avrà libero accesso all’immensità dei dati dell’Anagrafe Tributaria, cosa che consente di pignorare, per esempio, i conti correnti “direttamente” in banca, senza bisogno di attivare la procedura di autorizzazione di un giudice. Inoltre, il responsabile dell’ufficio potrà accedere anche alla banca dati dell’Inps, ottenere le informazioni che servono (come ad esempio i dati relativi al rapporto di lavoro) e procedere a pignorare lo stipendio, la pensione, le indennità, etc.
Chi ha quindi cartelle esattoriali in arretrato, come ricorda il portale di informazione e consulenza legale 'La legge per tutti', deve fare attenzione a come comportarsi, cercando di conoscere a fondo, in tutta la sua complessità, le norme che regolano i comportamenti con il fisco (che si tratti di Equitalia oppure della neonata Agenzia delle Entrate-Riscossione, poco importa), ben sapendo, comunque, che ci sono alcune regole-base circa determinati oggetti  che non possono essere pignorati. Ecco, per i molti che non sono del tutto aggiornati, le principali azioni cautelari che possiamo far valere nei confronti del fisco. In sintesi sono 7 (sette) le cose che il fisco non può pignorare a piacimento.
Casa. Premesso che il fisco non può iscrivere ipoteca sulla casa se il debito del contribuente è inferiore a 20 mila euro, questa non si può pignorare se il debito complessivamente accumulato dal contribuente è inferiore a 120 mila euro e la somma di tutti gli immobili di sua proprietà è inferiore ai 120 mila euro; l'immobile non può essere pignorato nemmeno nel caso in cui quella casa sia l'unica proprietà del debitore, purché vi abbia fissato la residenza, non sia di lusso e sia accatastata come civile abitazione.
Stipendio. Lo stipendio può essere pignorato fino a massimo di un quinto. Se il pignoramento dello stipendio avviene in banca, non può toccare tutti i risparmi ivi accumulati se sono inferiori a 1.344,21 euro; il pignoramento si estende solo alla parte eccedente tale soglia.
Pensione. Come avviene per lo stipendio, anche la pensione può essere pignorata fino a un massimo di un quinto. Se la pensione viene pignorata presso l'Ente di previdenza, il quinto pignorabile va calcolato al netto del cosiddetto 'minimo vitale' (o di 'sopravvivenza') che è pari a 1,5 volte l’assegno sociale: 672,10 euro. Questo vuol dire che, come spiega il sito legale prima menzionato, "dalla mensilità della pensione si detrae prima il minimo vitale e poi si calcola il quinto pignorabile".
Beni di famiglia. Alcuni beni non possono essere pignorati. "Il codice li chiama 'beni assolutamente impignorabili' e sono: letti, tavoli da pranzo con le relative sedie, armadi guardaroba, cassettoni, frigorifero, stufe, fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, lavatrice, utensili di casa e di cucina, insieme ad un mobile idoneo a contenerli". Beni che, "in quanto indispensabili al debitore e alle persone della sua famiglia con lui conviventi, non possono essere asportati dall’ufficiale giudiziario, a condizione che non abbiano un significativo pregio artistico o di antiquariato".
Auto di lavoro. Se l'auto serve per lavorare e il contribuente è un imprenditore o un professionista, il fermo auto non può essere disposto.
Polizze vita. Le polizze vita sono assolutamente impignorabili da parte di qualsiasi creditore, non solo dal fisco.
Conto corrente e casa cointestati. Tutti i beni cointestati possono essere pignorati ma entro il massimo della metà. Se il bene può essere diviso in natura (si pensi a un conto corrente o a una villetta bifamiliare) si procede in tal senso e il fisco sottopone ad esecuzione forzata solo il 50% di proprietà del debitore. Altrimenti, il bene si vende per intero (si pensi a un appartamento e una metà del ricavato viene restituita al contitolare non debitore). 
Sui conti correnti sta arrivando anche una novità: Dal primo Luglio di quest'anno pignorare il conto corrente, come anticipato prima, diventerà più facile e veloce: la nuova Agenzia delle Entrate-Riscossione (che ha preso il posto di Equitalia) avrà la facoltà di accedere alle diverse banche dati, procedendo al pignoramento dei conti correnti, in modo diretto senza dover richiedere l’apposita autorizzazione al giudice. Ma soprattutto le somme saranno immediatamente bloccate e rigirate al Fisco, per gli importi dovuti: è questa la vera novità.
Cari amici, le maglie del fisco risultano sempre più strette e soffocanti: prima di chiudere un’ultima chicca, che toglierà a diversi automobilisti il vezzo di “dimenticare” di pagare il bollo dell’auto. Nella manovra 2017 è prevista, se l’emendamento sarà approvato, una stretta contro l’evasione, che appare abbastanza alta; quando l’automobilista si presenterà in officina per la revisione del mezzo, la revisione potrà essere fatta solo se risulta pagata la relativa tassa di proprietà e quella di circolazione, nonché verificato che il mezzo non sia sottoposto a fermo amministrativo.
Credo che dopo tutto quello che Vi ho detto, per il povero contribuente, sempre più spremuto,…ci sia poco da aggiungere! Il male, amici miei è l'evasione sommersa, quella che appare sempre più difficile da debellare e che, guarda caso, non riguarda il piccolo..che bene o male ha sempre pagato: anche per gli altri!
A domani.
Mario

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