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giovedì, maggio 25, 2017

GLOBALIZZAZIONE E PARADOSSI. COSA STA SUCCEDENDO NEL MONDO DOPO LA BREXIT E L’ELEZIONE DI TRUMP IN AMERICA.



Oristano 25 Maggio 2017
Cari amici,
La Globalizzazione fin dall’inizio fu presentata come quella magica ricetta che avrebbe potuto davvero cambiare il mondo. Ci si convinse che si poteva renderlo più uniforme, più egualitario, dove tutti avrebbero avuto le stesse possibilità di crescere e competere allo stesso modo. Insomma, era stata ipotizzata come uno strumento di ‘livellamento’ delle vecchie differenti asperità, che facevano dividere il mondo in abbienti e meno abbienti, trasformando e uniformando sistemi produttivi, culture e risorse. Ma possiamo dire che sia stato così? 
Certamente no, perché nella realtà è successo tutto il contrario! A dimostrarlo basta poco.
La ricerca di liberalizzazione dell’interscambio commerciale e finanziario, in presenza di sistemi produttivi, normative e legislazioni tanto diverse, ha fatto sì che le produzioni si spostassero dove il costo del lavoro e delle materie prime era più basso, creando così situazioni praticamente peggiori del male che si cercava di risolvere. Lo possiamo constatare ogni giorno, con schiere sempre più ampie di operai senza lavoro, con una numero crescente di aziende che chiudono i battenti, con lo Stato che in mancanza di adeguate tasse e introiti, diminuisce sempre più gli interventi previsti dallo “Stato sociale”.
In sostanza, esaminando le cose in un’ottica più allargata, nel mondo i ricchi (pochi), attraverso le loro grandi catene multinazionali, con la globalizzazione sono diventati molto più ricchi, mentre è notevolmente aumentata la catena dei poveri. Non sembri un’utopia quanto affermo, perché due fatti recenti credo possano dimostrarlo in modo abbastanza eloquente: l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa e l’arrivo di Trump alla Casa Bianca.
Se all’apparenza il voto popolare inglese cercava di “riportare” la nazione all’antico “protezionismo”, messo in discussione dall’appartenenza ad una Comunità più larga come l’UE, il risultato ottenuto, almeno al momento, non appare su questa linea. La stessa cosa potremmo dire di quello che succede negli USA: la vittoria di Trump, frutto di un consistente apporto di voto popolare, ottenuto con un’accorta campagna elettorale che predicava il “ritorno” alla centralità del popolo americano nei confronti degli “altri”, non appare in linea con le aspettative. Certamente, in entrambi i casi, una “contraddizione in termini”, potremmo dire: a dimostrazione che il mondo è da sempre segnato da forti contraddizioni.
Il caso Brexit in Inghilterra e quello della vittoria di Trump negli USA, stanno a dimostrare quanto questo sia vero: la ricchezza globale dei 2 Paesi, quella che con la globalizzazione avrebbe dovuto essere meglio distribuita, si sta invece sempre più concentrando in poche mani: quelle dei super paperoni inglesi e americani. 
In Inghilterra, a distanza di quasi un anno dal referendum che ne ha sancito l'uscita dall'Europa, l'economia continua a stagnare ma i super ricchi non si lamentano: anzi, hanno potuto festeggiare, grazie al buon rialzo del mercato azionario. Si, dopo la Brexit non solo i patrimoni dei grandi big inglesi sono cresciuti, ma il numero di questi miliardari è addirittura aumentato rispetto a prima!
E' proprio vero: la borsa non solo ha gonfiato ulteriormente il loro patrimonio, ma ha ampliato anche la platea dei super ricchi, il cui numero ha raggiunto il valore più alto della storia. A Londra, la città che più di tutte si era opposta alla Brexit, i billionaires, ovvero i super-miliardari, sono ora 86. Nessuna altra città nel mondo ne ha così tanti. In tutto il Regno Unito sono adesso 134: prima del referendum anti Europa erano 120 (mediamente hanno un patrimonio di 5,2 miliardi di euro). Numeri impressionanti, che confermano ancora una volta che uno dei maggiori problemi della società globalizzata è proprio il crescente divario tra ricchi e poveri.
Sul versante americano si recita ugualmente 'a soggetto'. La vittoria di Trump ha portato ulteriori grandi benefici ai super ricchi d’oltre oceano. Negli Stati Uniti Donald Trump, dopo aver ottenuto la vittoria con un considerevole numero di voti operai, ha iniziato da subito a favorire i grandi gruppi finanziari di Wall Street, principali sostenitori della globalizzazione; la cosa curiosa è che erano proprio quelli che, invece, secondo le intenzioni della campagna elettorale, Trump avrebbe dovuto frenare.
Secondo quanto riportato dal Financial Times Trump ha già approvato l'ennesimo rinvio delle norme che pongono limiti alle speculazioni delle banche d'affari. Principale beneficiario appare la Goldman Sachs che in portafoglio avrebbe ancora una esposizione enorme in titoli rischiosi pari a 6,2 miliardi di dollari. Che dire, poi, della possibile eliminazione, per le classi meno abbienti, della riforma sanitaria di Obama! Ci basti, per capire meglio, dare uno sguardo ai personaggi nominati ministri dei grandi discateri: una bella serie di miliardari, che, ne sono convinto, poco faranno per il benessere degli americani meno abbienti: in pochi pensano che saranno pronti a proporre normative che li privileggino, intaccondo così i loro immensi patrimoni in favore dei poveri.
Cari amici, il millennio che stiamo percorrendo appare caratterizzato da tendenze politiche, economiche e sociali contrapposte, che esprimono inquietudine e instabilità nel pianeta. Credo che nessuno si fosse illuso fin dall’origine che la globalizzazione avrebbe portato quell’uguaglianza tanto decantata a parole, ma così difficile da realizzare nei fatti. Il vivere sociale è fatto di eterne contraddizioni! 
Populismo e Globalizzazione potranno continuare a convivere a lungo? Chissà! Difficile prevedere come potrà evolversi il futuro prossimo e quello di medio periodo, anche perché il tempo delle rivoluzioni tipo “Presa della Bastiglia” appare tramontato da un pezzo!
A domani.
Mario

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